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Linguaggi pontifici, i riti scomparsi: l’incoronazione del Papa

L’incoronazione di Paolo VI nel 1963 fu l’ultima incoronazione di un Papa. Ecco come si svolgeva il rito

Incoronazione Paolo VI | L'incoronazione di Papa Paolo VI | Wikimedia commons Incoronazione Paolo VI | L'incoronazione di Papa Paolo VI | Wikimedia commons

Nessuno avrebbe mai immaginato che l’incoronazione di Paolo VI, il 30 giugno 1963, sarebbe stata l’ultima incoronazione di un Papa. La tiara era stata donata dai milanesi al loro arcivescovo divenuto Romano Pontefice, e per l’ultima volta il Cardinale Protodiacono Alfredo Ottaviani pronunciò, prima di porla sul capo del Papa, la formula: “Accipe tiaram tribus coronis ornatam et scis te esse….” Paolo VI abbandonò già nel 1964 l’uso del triregno. Tuttavia, ne previde l’utilizzo nei riti iniziali di pontificato. Giovanni Paolo I però non la userà, e Giovanni Paolo II seguirà questa scelta.

L’assenza del rito di incoronazione è forse il più evidente dei riti scomparsi. San Giovanni Paolo II, che non usò la tiara, ne ricordò l’uso nell’omelia di inizio solenne del ministero petrino.

“Nei secoli passati – disse - quando il Successore di Pietro prendeva possesso della sua sede, si deponeva sul suo capo il triregno, la tiara. L’ultimo incoronato è stato Paolo VI nel 1963, il quale però dopo il solenne rito di incoronazione non lo ha più usato, lasciando ai suoi successori la libertà di decidere a riguardo. Il Papa Giovanni Paolo I, il cui ricordo è così vivo nei nostri cuori non ha voluto il triregno e oggi non lo vuole il suo successore. Non è il tempo, infatti, di tornare ad un rito e a quello che forse ingiustamente, è stato considerato un simbolo del potere temporale dei papi”.

Monsignor Sanchirico, officiale dell’Archivio Apostolico Vaticano ed esperto di cerimoniale, spiega che comunque “a dire la verità, contrariamente a quanto avvenuto negli ultimi secoli, la cerimonia di incoronazione di Paolo VI aveva già subito dei cambiamenti, essa avveniva tutta sul sagrato della basilica vaticana, mentre nelle precedenti incoronazioni, come quella di Giovanni XXIII, la celebrazione della Messa pontificale si svolgeva in basilica con una precisa sequenza rituale”.

Non solo. “Le incoronazioni precedenti – spiega - almeno negli ultimi secoli erano per lo più avvenute sulla loggia centrale della Basilica, ove il neo incoronato Papa era stato presentato al popolo e aveva impartito la prima solenne benedizione urbi et orbi”.

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Nel corso dei secoli non tutte le incoronazioni erano avvenute in San Pietro. Pio VII fu incoronato a Venezia il 21 marzo 1800 e fu l’ultima incoronazione fuori Roma, per l’ultimo Papa eletto fuori Roma. Non era raro, invece, che i Papi venissero eletti fuori Roma soprattutto nel Medioevo.

Per questo, racconta monsignor Sanchirico, i cerimoniali avevano “provveduto a normare le incoronazioni insieme alle costituzioni dei papi sui conclavi e le sedi vacanti”.

I riti di avvento del Pontefice iniziavano già all’interno del Conclave, quando il Papa neo-eletto accettava l’elezione, annunciava il cambio di nome e veniva immantato di manto rubeo e della prima delle tre obbedienze. L’incoronazione era in qualche modo il cuore di quei riti, e in epoca medioevale, quando spesso il Papa non era ancora vescovo al momento dell’elezione, la coronazione seguiva la consacrazione episcopale e avveniva sulla scalinata di San Pietro.

Ci sono tre grandi periodi che delineano i rituali di incoronazione e insediamento del Papa: dal IX al XII secolo, dal XII secolo al XV, con il significativo periodo Avignonese e poi quello dal XV secolo al XX.

Monsignor Sanchirico prova a dipanare la questione. Nei due periodi medievali ci sono delle distinzioni che “sarebbe troppo lungo e complesso da spiegare”. Tuttavia, “si possono articolare i riti d’avvento del papa in tre momenti, o meglio in tre atti, i quali però potevano essere diversamente combinati nella loro successione e subire modifiche che circostanze particolari, come il luogo di elezione e le situazioni concrete potevano dettare”.

Monsignor Sanchirico ricorda che “nel primo periodo preso in considerazione la sequenza degli atti aveva come suo ambiente principale il Laterano: si trattava dei riti di insediamento sulla sedia stercoraria e sulle sedie di porfido, con la ricca simbologia annessa che plasticamente induceva a guardare al papa come colui che è esaltato dalla polvere, il padre dei poveri e il successore degli apostoli”.

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Quindi, “la settimana successiva il papa si recava alla basilica di san Pietro per la consacrazione episcopale, dato che nel periodo medievale il Papa solitamente non era vescovo. Dopo l’ordinazione episcopale conferitagli dal Cardinale Decano del collegio, vescovo di Ostia e dagli altri cardinali vescovi, il Papa riceveva il pallio e terminata la Messa si spostava in cima alla scalinata dell’antica basilica di san Pietro dove il cardinale protodiacono lo incoronava con il frigium o regnum, la corona papale, la tiara, che non era ritenuto copricapo liturgico, ma significava la potestà del papa, che si rendeva poi visibile con la solenne cavalcata che il pontefice compiva per ritornare al Laterano, dove poi avveniva il banchetto”.  

Dignitari ecclesiastici e laici cantavano le laudes nei momenti solenni, mentre ogni pezzo di questo cerimoniale poteva essere invertito o spostato secondo esigenze.

Quindi, racconta monsignor Sanchirico, “il XV secolo con la codificazione cerimoniale di Patrizi Piccolomini e di Burcardo, dà inizio anche per l’incoronazione papale ed i riti di avvento del pontificato, a quel periodo cerimoniale e liturgico durato fino al Vaticano II e caratterizzato da una certa stabilità”.

Il Papa poteva essere eletto fuori Roma, ma l’ambiente tradizionale di riferimento sono il Palazzo vaticano e la basilica di San Pietro.

Lasciamo la parola a monsignor Sanchirico per seguire la descrizione del cerimoniale. “Il papa – spiega - indossa in palazzo il manto papale bianco sulla falda e il camice, sul capo ha la mitria preziosa, Mentre si organizza il solenne corteo della cappella papale, il papa è posto sotto un baldacchino di otto aste e discende da quella che ora è la scala regia fino al portico della basilica, portato sulla sedia gestatoria con accanto i flabelli”.

Nota a margine: nel XV secolo il corteo papale era preceduto da alcuni inservienti che portavano un faldistorio con un cuscino ed un tappeto che veniva poi posto nell’atrio dove il papa sedutosi riceve il bacio del piede dei canonici e del clero vaticano, successivamente il faldistorio sarà sostituito da un trono con baldacchino posto nell’atrio vicino la porta santa.

“Entrato in basilica – continua monsignor Sanchirico - il papa si ferma sulla seconda lastra di porfido della navata centrale, servendosi del faldistorio come inginocchiatoio, per un momento di preghiera silenziosa, tale atto sarà poi spostato all’ingresso di quella che è ora la cappella del Santissimo Sacramento. Ripresa la processione si dirige verso la cappella di San Gregorio, luogo dell’antica sagrestia, dove davanti all’altare che custodisce le spoglie del pontefice Gregorio Magno, riceve l’omaggio dei cardinali e degli altri dignitari pontifici, il bacio della mano e della spalla dai cardinali, del piede dagli altri”.

A quel punto, “inizia il canto dell’ora terza se la cerimonia avviene di mattina, il canto dei salmi accompagna l’assunzione dei paramenti per il pontificale da parte del papa, fino alla consegna dell’anello da parte del cardinale vescovo che lo assisterà”. L’anello non è quello del pescatore, già ricevuto, ma quello papale.

A quel punto, “anche il collegio cardinalizio depone le cappe cardinalizie e indossa il piviale i cardinali vescovi, la pianeta i cardinali preti e la dalmatica i diaconi”.

Monsignor Sanchirico prosegue: “Una volta completata l’assunzione dei paramenti e il canto dei salmi, si articola la processione verso l’altare della confessione e il trono che è posto nel coro al centro, sotto l’abside dove è nella basilica attuale la cattedra berniniana”.

Mentre il Papa si avvicina all’altare, avviene per tre volte il rito della stoppia, che è di derivazione bizantina e indica la caducità e la vacuità della gloria e del potere. Come funziona il rito? Spiega Monsignor Sanchirico: “Un cerimoniere pontificio che incede davanti al papa in sedia gestatoria, reca due canne d’argento, una con una candela e una con della stoppia, in tre punti diversi si gira verso il papa da fuoco alla stoppia e in ginocchio canta ‘Pater Sancte, sic transit gloria mundi’.

E si continua: “Giunto dinanzi all’altare il papa depone la mitria e prega inginocchiato su un faldistorio, quindi ai piedi dell’altare inizia la celebrazione con il confiteor, a questo punto segue la benedizione da parte dei tre cardinali vescovi più insigni (Ostia, Porto Santa Rufina e Albano), nel corso dei secoli successivi saranno i cardinali più anziani e o i capi d’ordine”.

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In quel momento, continua Sanchirico, “il papa è seduto su una sede preparata tra l’altare il trono posto nell’abside. ognuno dei tre cardinali recita una preghiera di benedizione sul papa. A questo punto il cardinale protodiacono prende dall’altare il pallio papale, aiutato dall’altro cardinale diacono assistente e lo mette sulle spalle del papa”.

La formula di rito è questa: “Ricevi il pallio, e con questo la pienezza dell’ufficio pontificio, in onore di Dio onnipotente, Padre Figlio e Spirito Santo, della gloriosa Vergine Maria, dei Beati apostoli Pietro e Paolo e della chiesa di Roma”.

A quel punto, continua a raccontare monsignor Sanchirico, “il papa incensa l’altare e si reca poi al trono posto nell’abside dove riceve l’obbedienza del collegio cardinalizio. Quindi intona il Gloria e recita le orazioni”.

È in quel momento che alcuni membri della prelatura romana e della famiglia pontificia, guidati dal Cardinale protodiacono, divisi in due file e con il campo scoperto, cominciano a cantare le laudes e le acclamazioni,

Monsignor Sanchirico sottolinea che “in passato questo atto aveva anche il significato dell’approvazione per acclamazione dell’insediamento oltre che della preghiera per il nuovo pontefice”.

Quindi, la messa continuava secondo le regole del pontificale papale solenne con il canto dell’epistola in greco, del vangelo in greco e latino, la comunione al trono ecc. Alla fine della Messa, si usciva sul sagrato e si effettuava l’incoronazione sul gradino più alto (sarà poi trasferita sula loggia centrale della Basilica).

Sanchirico racconta che  “giunto al luogo dell’incoronazione il cardinale diacono di sinistra gli toglie la mitra, mentre il cardinale protodiacono da destra gli impone sul capo il triregno, il popolo acclama con il Kirie eleison e riceve la benedizione con annessa l’indulgenza plenaria”.

La documentazione sull’incoronazione di Giulio II mette in luce che questa era accompagnata da alcuni versetti, e si usava la formula: “Prendi la tiara ornata con tre corone e sappi che tu sei padre dei principi e dei re, rettore dell’orbe e vicario in terra del Nostro Salvatore Gesù Cristo, a lui gloria e onore nei secoli dei secoli. Amen”.

Monsignor Sanchirico ricorda poi che “all’incoronazione sarebbe dovuta seguire subito la cavalcata per la presa di possesso del Laterano, dove però gli antichi riti di insediamento stavano andando in disuso tanto da venire abbandonati nel XVI secolo, e la presa di possesso del Laterano e della cattedra romana del vescovo di Roma diverrà una cerimonia distanziata di alcuni giorni dall’incoronazione, perdendo molto della sua originaria importanza”.

Cosa ha comportato l’abbandono dell’incoronazione? Monsignor Sanchirico afferma che c’è stato bisogno di un “ripensamento, anche alla luce della riforma del Vaticano II, dei riti di insediamento e di inaugurazione del Pontificato, prima in via sperimentale, con le due Messe di inaugurazione del pontificato  dei santi pontefici Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II, sotto la direzione del Maestro delle Cerimonie Mons. Virgilio Noè, poi cardinale, e successivamente con un ampia riforma degli Ordines delle esequie, del conclave e dell’inizio del pontificato operate da dal Maestro delle Celebrazioni Liturgiche l’Arcivescovo Mons. Piero Marini”.

 

(4 – fine)