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A Koden la nuova incoronazione dell’icona mariana rubata al Papa

A presiedere il rito il Cardinale Dziwisz, Arcivescovo emerito di Cracovia

Il Cardinale Dziwisz al santuario di Koden - Foto Andrea Nardotto |  | Il Cardinale Dziwisz al santuario di Koden - Foto Andrea Nardotto Il Cardinale Dziwisz al santuario di Koden - Foto Andrea Nardotto | | Il Cardinale Dziwisz al santuario di Koden - Foto Andrea Nardotto

Un anno fa, il 3 agosto, Francesco benediceva le nuove corone per l’icona della Madonna venerata nel santuario a Koden in Polonia orientale. Le nuove corone sono legate alla Terra Santa: nella corona di Maria c'è una pietra della Grotta del Natale a Betlemme, invece nella corona del Signore Gesù c'è una pietra del Golgota a Gerusalemme. Le nuove corone sono state offerte alla Madonna in occasione del trecentesimo anniversario della prima incoronazione: la prima incoronazione con le corone papali ebbe luogo il 15 agosto del 1723. La locale diocesi (Siedlce) e i Missionari Oblati di Maria Immacolata, custodi del santuario di Koden, si stanno preparando da un anno alle celebrazioni giubilari. L'8 settembre 2022 è iniziata una novena di 9 mesi, celebrata in tutte le parrocchie della diocesi di Siedlce. Per quest’anno giubilare la Santa Sede ha concesso al santuario il diritto di concedere l'indulgenza plenaria.

Il furto del quadro del Papa

La storia del Santuario di Koden è legata alla famosa famiglia della nobiltà polacca, Sapieha, che risiedeva in questa città. Nel 1629 Mikołaj Sapieha, detto il Pio, come dono a Dio per la sua vita, iniziò la costruzione di un tempio dedicato a S. Anna. Ma si ammala di una malattia sconosciuta, che gli provoca la paralisi. Decide di recarsi in pellegrinaggio a Roma per chiedere la grazia della salute presso le tombe degli Apostoli. Papa Urbano VIII lo riceve e lo invita alla Messa nella sua cappella privata in Vaticano, dove si trovava un'immagine miracolosa della Madre di Dio detta gregoriana o di Guadalupe (in Spagna). L'immagine, di cui non si conosce la datazione, raffigura Maria in vesti regali con Gesù Bambino alla sinistra e uno scettro nella destra. Durante l'Eucaristia celebrata dal Papa davanti all'immagine della Madonna, Sapieha viene guarito e perciò chiese a Urbano VIII di donargli l'Immagine miracolosa. In seguito al rifiuto del Papa, il nobile polacco decise di rubare il quadro con l'aiuto di un sagrestano corrotto. Sapieha raggiunse Kodeń e fece collocare il dipinto nella cappella del castello e poi nella nuova chiesa. Ma, come si poteva aspettare, il Papa scomunicò Sapieha, che non poteva ricevere i sacramenti e nemmeno entrare in chiesa. Nel 1630, tuttavia, Sapieha andò in pellegrinaggio penitenziale a Roma per chiedere la fine della scomunica. Grazie anche all'intercessione del nunzio apostolico in Polonia, il Papa decise di togliere la scomunica e ufficialmente donare l’icona a Sapieha. Cosi, con un furto del quadro della Madonna dalla cappella del Papa comincia la storia di Koden, uno dei santuari mariani più importanti della Polonia.

Purtroppo, durante le spartizioni della Polonia, gli invasori russi presero il dipinto miracoloso da Kodeń e lo trasportarono a Jasna Góra: il dipinto tornò a Kodeń nel 1927 in presenza dell'arcivescovo Adam Sapieha, l'allora metropolita di Cracovia, discendente della famiglia Sapieha di Koden. Tra le personalità eminenti che hanno visitato il santuario c'era anche il card. Wojtyla e il card. Wyszyński.

La nuova incoronazione

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Nostra Signora di Kodeń fu incoronata con le corone papali già nel 1723 su richiesta da Jan Fryderyk Sapieha. Quest’anno sono passati esattamente 300 anni da quella prima incoronazione. La cerimonia della nuova incoronazione si è svolta il 15 agosto. La mattina, davanti all'Immagine miracolosa della Madre di Dio, è stata celebrata l'Eucaristia per i collaboratori e gli amici delle missioni Oblate di tutto il mondo, guidati da bp. Radosław Zmitrowicz, vescovo ausiliare della diocesi di Kamieniec in Ucraina. Alle 11.30 è partita una processione con il quadro miracoloso verso il Calvario che si trova vicino al santuario. Il card. Stanisław Dziwisz, in qualità di legato pontificio, durante la solenne Eucaristia ha posto nuove corone giubilari sopra le immagini della Madre di Dio e del Signore Gesù.

Il card. Dziwisz ha pronunciato anche l’omelia. Il Porporato ha sottolineato che i numerosi santuari mariani sono un'espressione di “ricordo e gratitudine della comunità Chiesa verso Maria” e rendono viva nelle nostre vite la presenza di “Madre di Gesù e Madre nostra”. Tra questi santuari c’è la Madonna di Kodeń, che “riceve qui, nella terra di Podlasie, onore dal popolo di Dio da quasi quattrocento anni”.

Il card. Dziewisz ha ricordato che era venuto al santuario con il card. Karol Wojtyla il 22 giugno 1969 e il 4 settembre 1977 che allora, durante la Santa Messa, prenuncio un’omelia nella quale chiamò la Madonna di Koden “Madre dell’unità del Popolo di Dio”. Il futuro papa disse allora: “Maria unisce il Popolo di Dio. E siamo sulla terra dove questa unione del popolo di Dio ha uno speciale significato storico. Proprio qui ebbe luogo l'incontro delle Chiese separate: occidentale e orientale. Qui è stato fatto e ebbe luogo il loro riavvicinamento e unificazione. (…) Era la fine del XVI secolo. Mikołaj Sapieha sentì che quel processo necessitava assolutamente della presenza della Madre, la Madre che unisce e che conosce tutti i suoi figli, indipendentemente se parlano polacco, ruteno o lituano. Li conosce come i suoi bambini ed è la loro comune Madre, che con lei e attraverso di lei, diventano anche una cosa sola: una Chiesa, un gregge”. Per questo motivo il card. Karol Wojtyła diede alla Madonna di Koden il titolo di Madre dell'Unità del Popolo di Dio. “Questa – ha aggiunto il Porporato - è anche la Sua missione nel nostro mondo inquieto, diviso e litigioso (…) Perché non possiamo tollerare tutto quello che sta accadendo oggi in Europa”. Il card. Dziwisz ha concluso la sua omelia con un accorato appello alla pace: “I Fratelli slavi non possono combattere l'un con l'altro. Non possono uccidersi, non possono seminare distruzione, non possono moltiplicare l'enormità della sofferenza, cui stiamo assistendo. Bisogna fermare la mano di Caino. Dobbiamo porre fine all'odio, alla violenza e guerra fratricida. Basta spargimento di sangue! Ecco perché oggi da questo Santuario, chiamiamo al pentimento, alla ricerca di vie di giusta pace e riconciliazione. Fratelli Slavi, diamo al mondo un esempio di convivenza fraterna fra le nostre nazioni, non l'odio cieco”. Il suo appello ha avuto un forte significato tenendo conto che Koden si trova vicino alla frontiera polacca con la Bielorussia e non lontano dall’Ucraina.

Insieme con il card. Dziwisz, l'Eucaristia è stata concelebrata da: Mons. Wojciech Polak (Arcivescovo di Gniezno), Mons. Kazimierz Gurda (Vescovo di Siedlce), Mons. Antoni Pacyfik Dydycz (Vescovo emerito della Diocesi di Drohiczyn), Mons. Radosław Zmitrowicz OMI (Vescovo ausiliare della Diocesi di Kamieniec) e Mons. Grzegorz Suchodolski (Vescovo ausiliare della Diocesi di Siedlce).

Alle celebrazioni a Koden ha partecipato anche mons. Mieczyslaw Mokrzycki, arcivescovo metropolita di Leopoli in Ucraina.