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Russia, la “missione creativa” cui sono chiamati i cattolici nel Paese

Lettera pastorale dell’arcivescovo della Gran Madre di Dio a Mosca Pezzi e del suo ausiliare Dubinin. L’invito a non lasciarsi scoraggiare dai “tempi difficili” e “dalla situazione delle minoranze”

Pezzi, Dubinin | L'arcivescovo Paolo Pezzi (sx) della Gran Madre di Dio di Mosca e il vescovo Nikolaj Dubinin (dx), suo ausiliare | da Cathmos.ru Pezzi, Dubinin | L'arcivescovo Paolo Pezzi (sx) della Gran Madre di Dio di Mosca e il vescovo Nikolaj Dubinin (dx), suo ausiliare | da Cathmos.ru

I cattolici in Russia sono chiamati ad una “missione creativa”, specialmente in questi “tempi difficili”, perché è sbagliato restare semplicemente in un “atteggiamento di attesa verso il mondo estero”. L’arcivescovo Paolo Pezzi della Gran Madre di Dio di Mosca e il suo ausiliare Nikolaj Dubinin hanno inviato, lo scorso 12 settembre, una lettera pastorale ai credenti della loro diocesi e di tutta la Russia.

Sullo sfondo, c’è la situazione difficile di essere cattolici in un Paese a maggioranza ortodosso. Un Paese, tra l’altro, in guerra, dove la Chiesa ortodossa prende posizioni politiche forti e dove i cattolici, minoranza, rischiano di essere marginalizzati o messi sotto attacco per la loro neutralità riguardo la guerra o altre situazioni che colpiscono la società russa.

Tutto questo, ovviamente, non è esplicitato nella lettera pastorale, che piuttosto è una chiamata ai fedeli a scuotersi e a vivere cristianamente e con coraggio anche in una realtà difficile.

L’arcivescovo Pezzi e il vescovo Dubinin esortano i credenti ad affrontare la realtà e testimoniare la propria fede attraverso le azioni e nella loro comunità, senza attendere che si creino circostanze favorevoli.

Vero, dicono i presuli che guidano la grande arcidiocesi che tocca i territori di Mosca e San Pietroburgo, si vive “un sentimento di impotenza” e una “perdita di speranza”, ma è importante non lasciarsi sopraffare da queste sensazioni negative, dare rinnovata attenzione al messaggio di Gesù Cristo e così pensare a nuove iniziative.

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"Non possiamo risolvere il 'problema dei rifugiati', non possiamo creare la pace, ma possiamo avvicinarci concretamente alle persone e trasmettere loro la nostra pace interiore, se ce l'abbiamo", scrivono i due presuli.

I due ricordano che i cattolici sono numericamente piccoli nel Paese, una stima di meno di un milione, ma anche i cristiani erano in minoranza all’inizio del cristianesimo. Eppure, si è sempre trattato di “formare piccole comunità che santifichino il mondo che le circonda, non solo con una nuova dottrina, ma anche con uno stile di vita che attiri le persone a Cristo”.

L’arcivescovo Pezzi ha anche annunciato la sua partecipazione al prossimo sinodo dei vescovi a Roma insieme a Oksana Pimenova, che da tempo è impegnata nel lavoro giovanile della diocesi, e che è membro votante del Sinodo, parte del gruppo di 70 laici, religiosi ed ecclesiastici che Papa Francesco ha selezionato come membri del Sinodo sulla base di suggerimenti provenienti da diversi continenti.