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Le voci della stampa cattolica

Breve storia dell’informazione cattolica. La storia delle testate e i nomi che hanno raccontato la Chiesa

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Tutto partì da quei volantini fissati sui muri o fatti scivolare sotto gli usci delle abitazioni della piccola Chablais, località montana del nord della Savoia. Volantini scritti a mano da un giovane sacerdote inviato in quel territorio per combattere il protestantesimo dilagante che non permetteva agli abitanti di mettere piede nelle chiese.

Quel giovane si chiamava Francesco di Sales, il San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti e degli scrittori cattolici, che tutti noi conosciamo. E sono proprio questi volantini, in sintesi, a rappresentare l’incipit della grande e illustre storia dell’informazione cattolica, ossia l’inizio della lunga sequela di nomi di scrittori, di giornalisti e di giornali, che hanno comunicato parole di speranza e di amore e che, attraverso innumerevoli articoli, hanno narrato la storia della Chiesa. Di “allievi”, San Francesco di Sales ne ha avuti tanti: donne e uomini del mondo che con la loro penna (o macchina da scrivere, fino ad arrivare ai moderni mezzi di comunicazione) hanno fatto la storia del giornalismo cattolico. Sono “penne” che hanno lasciato un segno indelebile nella storia della comunicazione, vergando pagine di pura poesia giornalistica, facendo così diventare la propria professione una missione al servizio della verità. Anzi, della Verità, quella con la lettera maiuscola. Sono firme prestigiose di una vitalità senza tempo: percorrono la geografia mondiale rapidamente; velocemente, l’orologio del tempo. Sarebbero tanti i nomi da ricordare, ma - per dover di sintesi - cercheremo di fare “un volo d’angelo” fra le testate cattolice e uomini illustri che hanno fatto della parola una missione.

Fra i tanti, è impossibile non ricordare il francese Henri-Dominique Lacordaire, religioso domenicano, che fondò - con il sacerdote F. R. de La Mennais e con il giovane nobile C. Montalembert - il giornale L’Avvenir, di cui divenne redattore. Il quotidiano aveva un motto, ben preciso, che delineava la linea editoriale del giornale: “Dio e la libertà”, per l’affermazione della libertà di stampa e d’associazione, per la libertà delle nazioni e delle comunità locali, come pure per quella d’insegnamento. Dalle colonne del giornale, Lacordaire difese strenuamente questi principi.

Oppure, per rimanere in ambito internazionale, rimangono impresse nella storia della comunicazione cattolica, le parole del beato Manuel Lozano Garrido, nato a Linares, nella regione spagnola dell’Andalusia, il 9 agosto 1920. I tasti della sua inseparabile macchina da scrivere, strumento di Dio, battono queste parole: “Apri con stupore gli occhi a ciò che vedrai e lascia le tue mani riempirsi della freschezza della linfa, in modo che gli altri, quando ti leggeranno, toccheranno con mano il miracolo palpitante della vita”. Le aveva impresse in uno dei suoi ultimi articoli, quando ormai privato della vista e dell’uso delle mani, il suo sguardo da giornalista era ancor più fisso al Paradiso e le sue mani avevano già accarezzato le nuvole del Cielo.

E poi, c’è tutto il pullulare di giornali nostrani con il suo corollario di donne e uomini “pionieri della comunicazione” di tutti i tempi. Una testata fra tutte, La Civiltà Cattolica, fondata dai gesuiti Carlo Maria Curci (sarà il primo direttore de La Civiltà) e da padre Luigi Taparelli D’Azeglio, fratello del politico liberale Massimo. Era il 6 aprile 1850 quando usciva il primo numero. Alla sua nascita, collaborano prestigiose firme dell’epoca come padre Antonio Bresciani, noto scrittore di romanzi di carattere storico; padre Matteo Liberatore, cultore della filosofia tomista e precursore dell'insegnamento sociale della Chiesa (Leone XIII lo chiamerà nella squadra di teologi per la stesura della Rerum Novarum).

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Undici anni dopo, l’1 luglio 1861, nasce L’Osservatore Romano. La testata viene fondata da due avvocati dell’Emilia-Romagna, Nicola Zanchini e Giuseppe Bastia, aiutati a Roma da un collega, Marcantonio Pacelli, nonno del futuro papa Pio XII. Il primo numero reca questa sottotestata: “Giornale politico-morale”. Sarà poi sostituita dall’attuale “Giornale quotidiano politico religioso”. Nel 1885 - sotto il pontificato di Leone XIII - la Santa Sede acquisterà il giornale che dall’ora in poi diventerà per tutto il mondo “la voce del Papa”. Si sono susseguite firme del calibro di: Giuseppe Dalla Torre (direttore del quotidiano dal 1920 al 1960); Igino Giordani; Guido Gonella; Raimondo Manzini; Mario Agnes (altro storico direttore sotto il pontificato di Giovanni Paolo II) fino all’attuale direttore Andrea Monda.

Nel nostro secolo sarà importante tutta l’opera di comunicazione cattolica nata dal beato Giacomo Alberione, ideatore de La Famiglia Cristiana (1931), che dirà della rivista da lui fondata: “Non deve parlare di religione cristiana, ma di tutto cristianamente”. Ci sarà poi l’intuizione di San Paolo VI negli anni Sessanta: il quotidiano Avvenire (4 dicembre 1968), nato dalla fusione di due giornali, L'Italia (1912) e L'Avvenire d'Italia di Bologna (1896). L’idea di papa Montini era quella di fornire alla società, in profondo cambiamento, “uno strumento di evangelizzazione, di dialogo con il mondo moderno e quindi di missione”. Nel 1956 nasce l’elegante rivista Studi Cattolici - diretta dal 1966 ai giorni nostri da Cesare Cavalleri, intellettuale cattolico “a tutto tondo” - con i suoi approfondimenti culturali e filosofici.

Il Novecento è il secolo del web, soprattutto: nasce - nel 1981 - la Eternal Word Television Network, più comunemente conosciuta con le sue iniziali EWTN (1981), grazie all’ispirazione della religiosa statunitense (di origine italiana: prima di prendere i voti si chiamava Rita Rizzo) Madre Maria Angelica dell’Annunciazione, nota a milioni di cattolici semplicemente come Madre Angelica. In Italia nel 1988 è la volta di Agensir. Nel novembre 2012 sarà la volta de La Nuova Bussola Quotidiana, fondata da Riccardo Cascioli.

L’informazione cattolica, una storia che attende ancora altre pagine. Pagine di giornali che verranno, di siti internet che si apriranno, perché comunicare vuol dire condividere.

 

 

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