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Il Beato Angelo Orsucci, missionario martire in Giappone i "cristiani nascosti"

Thesaurum Fidei, Missionari Martiri e Cristiani Nascosti in Giappone 300 anni di fede

 | www.diocesilucca.it/thesaurumfidei
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Thesaurum Fidei, il tesoro della fede parla di Giappone di missionari martiri e di  Cristiani Nascosti in Giappone, parla di 300 anni di eroica fedeltà a Cristo”. Un convegno di cui sono stati pubblicati gli atti e una mostra itinerante raccontano una pagina di storia grazie all' Arcidiocesi di Lucca alla Biblioteca Statale, Archivio di Stato e Archivio Storico Diocesano nonché la Chiesa di San Cristoforo sede di una mostra didattica sul “cristianesimo nascosto” in Giappone. La mostra documentaria è strutturata in 5 aree tematiche: Missioni ed evangelizzazione cristiana in Giappone. La sezione è finalizzata a divulgare la storia delle missioni nelle Indie Orientali, i programmi di evangelizzazione, l’incontro tra Oriente e Occidente anche attraverso i primi dizionari e il significato del “cristianesimo nascosto” in Giappone tra la fine del XVI e tutto il XIX secolo. Questa sezione è impreziosita da documenti provenienti anche dalla Biblioteca Apostolica Vaticana, dall’Archivio Storico di Propaganda Fide del Dicastero dell’Evangelizzazione. É per questo che il volume degli atti è stato presentato ieri alla Biblioteca Vaticana,

Tra i martiri missionari c'è il beato Angelo Orsucci, martire lucchese, e a 400 anni dal suo  martirio l’Arcidiocesi di Lucca ha promosso il progetto “Thesaurum Fidei. Grazie all'impegno del vescovo Paolo Giulietti e dalla professoressa Olimpia Niglio, Università di Pavia. Il volume degli atti raccoglie contributi inediti di studiosi italiani, giapponesi e americani, esperti sul tema del cristianesimo in Giappone e intende non solo valorizzare queste ricerche, ma anche costituire un punto di riferimento per successivi e importanti sviluppi sul ruolo delle missioni, dei programmi di evangelizzazione e della valorizzazione del patrimonio materiale e immateriale del cristianesimo in Giappone.

Era il 1552 quando i gesuiti promossero la loro opera di evangelizzazione in Giappone, tessendo stretti rapporti diplomatici con le nobili famiglie dei daimyō (signori feudali), alcuni dei quali divennero seguaci cristiani. Fu questo l’inizio della “Japonia Ecclesia” come si legge in tanti documenti che si conservano presso l’Archivio Apostolico Vaticano. Interessante al riguardo il documento Exuberans et indefessus emanato da papa Pio IV nel 1562 con il quale concedeva la facoltà di dispensa nel caso di matrimonio di fedeli giapponesi che assumevano impegni come sacerdoti cristiani.

Già alla fine del XVI secolo diversi missionari italiani avevano intrapreso spedizioni oltreoceano e tra questi anche il domenicano lucchese Angelo Orsucci, nato l’8 maggio 1573, che dopo lunghe permanenze tra Messico e Filippine nell’agosto del 1618 era giunto a Nagasaki per soccorrere i suoi confratelli. Questi erano, infatti, perseguitati dalle oppressioni imposte ai cristiani a seguito dell’editto emanato da Toyotomi Hideyoshi il 24 luglio 1587 con il quale aveva messo al bando i missionari cristiani non gradendo più che questi diffondessero la loro “perniciosa dottrina”. Intanto, nonostante i numerosi tentativi di dialogo intrapresi dai vari ordini religiosi presenti in Giappone, supportati dalle lettere che giungevano anche dalla Santa Sede, il martirio (attraverso crocefissioni e torture delle più cruenti) fu l’unica strada attraverso la quale i signori feudali giapponesi lapidarono le comunità in parte già convertite al cristianesimo. Ebbe da qui inizio il lungo cammino del “cristianesimo nascosto”, che in parte continua tutt’oggi nonostante le proibizioni siano state abolite nel 1873 dall’imperatore Meiji. Nel 2018 il valore immateriale di questa straordinaria eredità religiosa è stato riconosciuto Patrimonio dell’Umanità. Tra i missionari che persero la vita nel Grande Martirio di Genna a Nagasaki (10 settembre 1622) anche il lucchese Angelo Orsucci, beatificato nel luglio del 1867 durante il XVIII Centenario di San Pietro in Roma.

 

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