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La Dottrina della fede chiarisce l'importanza della corretta celebrazione dei Sacramenti

La Nota, Gestis verbisque, mette in guardia dalla derive pastoraliste

Il Battistero degli Ariani a Ravenna |  | pd Il Battistero degli Ariani a Ravenna | | pd

Offrire "alcuni elementi di carattere dottrinale in ordine al discernimento sulla validità della celebrazione dei Sacramenti, prestando attenzione anche ad alcuni risvolti disciplinari e pastorali". Sarebbe questo il senso della nota della Dottrina della Fede pubblicata oggi e firmata dal Prefetto e dal segretario per la sezione dottrinale del Dicastero.

12 pagine lasciate in mano a stampa e fedeli senza alcuna spiegazione, teologia sacramentale che non vuole essere "tecnica " o "rigosrista", ma che ad un primo sguardo sembra molto ortodossa, come se si volessero tirare i remi in barca dalle derive pastoraliste.

Non sembra nemmeno un testo scritto dallo stesso autore di "Fiducia supplicans" il cardinale prefetto Fernandez.

Vediamo alcuni passaggi. La nota Gestis verbisque mette subito in chiaro che la fantasia nella celebrazione dei Sacramenti non è concessa. La natura dei Sacramenti è divina e anche se in buona fede e per motivi pastorali modificar formule e riti "maschera una volontà manipolatrice" come si legge in una nota del Dicastero del 2020 a proposito del Battesimo.

E questa è anche una "lacuna formativa".

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La teologia sacramentale fa riferimento al Vaticano II, e anche al Concilio di Trento che ne ha "solennemente dichiarato" la istituzione divina.

La Chiesa è "ministra" e non "proprietaria" dei Sacramenti. Certo gesti e parole sono mutati nel tempo, ma per tutti i Sacrementi " in ogni caso, appaiono fondamentali quegli elementi che il Magistero ecclesiale, in ascolto del sensus fidei del popolo di Dio e in dialogo con la teologia, ha denominato materia e forma, ai quali si aggiunge l’intenzione del ministro".

Oltre a materia e forma c'è poi la intenzione del Ministro: "È chiaro che qui il tema dell’intenzione va ben distinto da quello della fede personale e della condizione morale del ministro che non intaccano la validità del dono di grazia". Anche qui con un riferimento al Concilio di Trento.

Il testo mette in chiaro che, come indica il Vaticano II è legittima una certa inculturazione del Rito, che però non nuoccia all' unità.

Uno spazio particolare nella nota viene riservato all' Eucaristia dove il ministro celebra "in persona Christi" e "nomine Ecclesiae". Le azioni liturgiche non sono quindi azioni private. "Proprio per questo, il ministro comprenda che l’autentica ars celebrandi è quella che rispetta ed esalta il primato di Cristo e l’actuosa participatio di tutta l‘assemblea liturgica, anche attraverso un’umile obbedienza alle norme liturgiche". E il riferimento è al Messale Romano.

Le conclusioni sono evidenti e che "la sublimità della potenza di Dio si riveli attraverso la debolezza del suo ministero di annunciatore  ben descrive anche quanto accade nei Sacramenti. La Chiesa tutta è chiamata a custodire la ricchezza in essi contenuta, perché mai venga offuscato il primato dell’agire salvifico di Dio nella storia, pur nella fragile mediazione di segni e di gesti propri della umana natura".

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Spetta dunque ai sacerdoti e ai ministri dei Sacramenti "fare in modo che «la bellezza del celebrare cristiano» si mantenga viva e non venga «deturpata da una superficiale e riduttiva comprensione del suo valore o, ancor peggio, da una sua strumentalizzazione a servizio di una qualche visione ideologica, qualunque essa sia»" conclude la nota citando la Lettera Apostolica Desiderio desideravi di giugno del 2022.

Leggendo bene il testo si solleverebbero alcune questioni. Nel Matrimonio i ministri sono gli sposi. E se non hanno fede il Sacramanto è nullo o valido? Un tema già discusso e sempre aperto. Inoltre si parla di Battesimo ed Eucarestia. E gli altri sacramenti?. 

Il testo merita una approfondita spiegazione anche per capire il perché sia stato pubblicato proprio adesso.