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Il cammino stazionale romano, San Pancrazio al Gianicolo

L'ultima giornata del sacro cammino quaresimale

La processione per la festa di San Pancrazio |  | FB La processione per la festa di San Pancrazio | | FB

Nell’ultima giornata del sacro pellegrinaggio Quadragesimale”, ci invita a se il Ianicolo”, scrive nel 1588 Pompeo Ugonio nella sua guida alle stazioni quaresimali. La Domenica “in albis” si celebra infatti quest’ultima stazione nella chiesa di San Pancrazio sul Gianicolo, e così si conclude il “sacro pellegrinaggio” delle stazioni quaresimali, iniziato il Mercoledì delle Ceneri nella chiesa di Santa Sabina sull’Aventino.

Per salire sul Gianicolo bisogna fare “un’erta & difficilissima salita, alla porta della città chiamata di S. Pancratio, perché alla sua chiesa ne conduce.”

La chiesa di San Pancrazio viene costruita nel V e poi ricostruita nel VII secolo sopra una piccola catacomba, dove era stato sepolto il martire Pancrazio, secondo la leggenda un adolescente, cristiano fervente, che aiutava i poveri durante la persecuzione di Diocleziano.

La zona era aperta campagna ai tempi di Ugonio:

“Fuori della porta, non vi è di antico memoria alcuna de Roma, che sia degna di consideratione”, dice Ugonio, e aggiunge: “Si veggono hoggidì a certi spatij della strada alcune mura vecchie rovinate."

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L’unica importanza della zona si trovava nelle tombe dei martiri e nei cimiteri cristiani.

“E’ celebre la strada Aurelia,” spiega Ugonio, “& principalmente la parte dove è posta la chiesa di S. Pancratio, per molte sacre & venerande memorie de gl’antichi Christiani. Percioché molto prima che ad esso S. Pancratio fusse edificata la chiesa, hebbero i Christiani in questo luogo un Cemiterio sotterraneo, dove furono diversi gloriosi Martiri sepeliti.”

Nella chiesa antica, San Pancrazio era un martire importante:

“Fu dunque il nome del giovanetto Pancratio havuto sempre in sommo honore nella Chiesa Santa, sì per la rara sua constanza, in mantener la fede di Christo, si per i miracoli che per lui Dio s’è più volte degnato mostrare.”

“Da quste cose mosso Papa Simmaco, intorno a gl’anni di Christo 500 volse l’animo a fabricar la presente chiesa, sotto il nome di questo invitissimo Martire.”

La venerazione per il martire porta poi all’istituzione di un monastero accanto alla chiesa.

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“Dell’ordine di questi Monaci uscirono poi gran personaggi nella chiesa di Dio”, spiega Ugonio, “& l’Abbate di questo Monastero era uno di quelli che assistevano al Papa, mentre celebrava nel Laterano.”

La chiesa di San Pancrazio non era sempre stata tra i “tituli” cardinalizi ma soltanto dall’inizio del Cinquecento:

“Papa Leone X quando creò 31 Cardinali insieme, eresse in Titolo Presbiterale la presente chies di S. Pancratio, il quale honore ha ritenuto fin’hoggi, & l’ha confermato N. Signor Sisto V”, cioè il Papa ai tempi di Ugonio.

Ai tempi di Ugonio, come oggi, si entra nella catacomba direttamente dalla chiesa:

“A man sinistra si trova un'altra scala, che conduce in grotte sotterranee,” spiega Ugonio. “Questi erano i palazzi, questi erano i tempij, ne i quali gl’antichi Christiani ne i tempi delle persecutioni si riducevano. Qui le orationi, qui le vigilie, qui le sacre Stationi celebravano.”

E così, con il pensiero rivolto alle prime generazioni di cristiani a Roma, Pompeo Ugonio conclude il suo “sacro pellegrinaggio” alle stazioni quaresimali.