Dal 20 dicembre scorso, la Basilica di Santa Francesca Romana al Palatino ospita il Cristo “violato” della Val Gardena.

L’opera, scolpita nel 1952 da un maestro ebanista in un tronco di abete rosso, vanta una storia tanto tormentata quanto simbolica. Collocata originariamente dal CAI di Sora sul Colle di San Casto — la montagna che sovrasta l’omonima città in provincia di Frosinone — la scultura è stata vittima, negli anni, di numerosi atti sacrileghi. L’episodio più efferato risale al 2006, quando ignoti ne amputarono gli arti tentando di darla alle fiamme.

Recuperato nel bosco dai soci del CAI, il Cristo è stato custodito in sicurezza fino al 2022. In occasione del settantesimo anniversario della sua creazione, l’opera è stata sottoposta a un restauro conservativo che ne ha ripristinato l’originario splendore, pur mantenendo visibili i segni delle mutilazioni: una scelta deliberata, volta a testimoniare la crudeltà umana. In quello stesso anno, la scultura è stata presentata a Papa Francesco, che l’ha benedetta dopo averne ascoltato la storia.

Questa esposizione, la prima in una chiesa di Roma, giunge al termine dell’anno giubilare e rappresenta una straordinaria opportunità per ammirare da vicino un’opera dal profondo valore artistico, storico e spirituale.