Città del Vaticano , giovedì, 8. gennaio, 2026 8:07 (ACI Stampa).
Il secondo e ultimo giorno del concistoro straordinario convocato da Papa Leone XIV si è aperto con la celebrazione della Messa presieduta dal Pontefice e concelebrata, presso l’Altare della Cattedra, dai cardinali.
“La parola Concistoro può essere letta alla luce della radice del verbo consistere, cioè fermarsi. E in effetti – ha osservato il Papa nell’omelia - tutti noi ci siamo fermati per essere qui: abbiamo sospeso per un certo tempo le nostre attività e rinunciato a impegni anche importanti, per ritrovarci insieme a discernere ciò che il Signore ci chiede per il bene del suo Popolo. Questo è già in sé un gesto molto significativo, profetico, particolarmente nel contesto della società frenetica in cui viviamo. Ricorda infatti l’importanza, in ogni percorso di vita, di sostare, per pregare, ascoltare, riflettere e così tornare a focalizzare sempre meglio lo sguardo sulla meta, indirizzando ad essa ogni sforzo e risorsa
Il Papa poi ha ribadito: “Noi non siamo infatti qui a promuovere agende – personali o di gruppo –, ma ad affidare i nostri progetti e le nostre ispirazioni al vaglio di un discernimento che può venire solo dal Signore. Per questo è importante che ora, nell’Eucaristia, poniamo ogni nostro desiderio e pensiero sull’Altare, assieme al dono della nostra vita, offrendolo al Padre in unione al Sacrificio di Cristo, per riaverlo purificato, illuminato, fuso e trasformato, per grazia, in un unico Pane. Solo così, infatti, sapremo davvero ascoltare la sua voce, accogliendola nel dono che siamo gli uni per gli altri: motivo per cui ci siamo riuniti”.
Il Sacro Collegio – ha aggiunto Leone XIV – “pur ricco di tante competenze e doti notevoli, non è infatti chiamato ad essere, in primo luogo, un team di esperti, ma una comunità di fede, in cui i doni che ciascuno porta, offerti al Signore e da Lui restituiti, producano, secondo la sua Provvidenza, il massimo frutto. L’Amore di Dio di cui siamo discepoli e apostoli è Amore trinitario, relazionale, fonte di quella spiritualità di comunione di cui la Sposa di Cristo vive e vuol essere casa e scuola”.
“Il nostro fermarci – ha detto ancora - è anzitutto un grande atto d’amore – a Dio, alla Chiesa e agli uomini e alle donne di tutto il mondo –, con cui lasciarci plasmare dallo Spirito: prima di tutto nella preghiera e nel silenzio, ma poi anche nel guardarci in volto, nell’ascoltarci a vicenda e nel farci voce, attraverso la condivisione, di tutti coloro che il Signore ha affidato alla nostra sollecitudine di Pastori, nelle più svariate parti del mondo. Un atto da vivere con cuore umile e generoso, nella consapevolezza che è per grazia che siamo qui, e che non c’è nulla, di ciò che portiamo, che non abbiamo ricevuto, come dono e talento da non lasciar andare sprecato, ma da investire con accortezza e coraggio”.



