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Crans-Montana, il cardinal Reina: "La causa non dovrà essere cercata in cielo ma in terra"

Oggi pomeriggio, la Santa Messa a Roma in suffragio delle giovani vittime

Il Cardinal Baldassarre Reina (imm. di repertorio) | Il Cardinal Baldassarre Reina (imm. di repertorio) | Credit Vatican Media Il Cardinal Baldassarre Reina (imm. di repertorio) | Il Cardinal Baldassarre Reina (imm. di repertorio) | Credit Vatican Media

Grande commozione per la Celebrazione eucaristica presieduta dal Vicario Generale di papa Leone XIV per la diocesi di Roma, il cardinale Baldassare Reina, in suffragio delle giovanissime vittime della recente strage di Crans-Montana. Una Santa Messa fortemente voluta dalla Premier Giorgia Meloni e che abbraccia tutte le forze politiche del parlamento per esprimere unità nazionale, coesione, di fronte a un evento grave come quello accaduto tra la notte del 31 dicembre e il 1 gennaio scorso. La Santa Messa si è svolta nel pomeriggio di oggi presso la chiesa dei Santi Ambrogio e Carlo al Corso, a Roma.

 

A tenere l'omelia, lo stesso cardinale Reina che ha ricordato subito i nomi delle vittime: Giovanni, Achille, Emanuele, Chiara, Riccardo e Sofia , “i nostri giovanissimi connazionali”. E ha espresso vicinanza, poi, “alle loro famiglie”. Un'unica famiglia, quella delle vittime e quella del popolo italiano, unita nel dolore: “Una straziante comunione con chi piange la morte di un proprio caro oltre ogni confine, e con chi, in quest'ora, lotta per la vita e la guarigione, aiutati da soccorritori, e assistiti da medici, infermieri, psicologi, nell'ospedale Niguarda di Milano”. 

 

Cita, poi, l'episodio del Vangelo di Marco in cui si narra di un breve momento in cui Gesù si allontana dai suoi discepoli per ritirarsi in preghiera: "I discepoli, obbedendo alle sue indicazioni, salgono sulla barca per precederlo a Betsaida, sull'altra riva del lago di Tiberiade dove ora si trovano. Giunti a metà della loro navigazione, li vediamo affaticati a remare, bloccati come dentro un vortice d'acqua e vento contrario; inutile pare ogni tentativo per contrastarlo; risulta impossibile raggiungere l'altra riva” così Reina.

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E da questa pagina del Vangelo, allora, il porporato prende spunto per parlare del presente: "In questa scena potremmo comporre tutte quelle situazioni in cui la fatica del vivere e del comprendere si congiungono nell'estenuante sforzo incapace di contrastare la violenza che si oppone, l'annichilimento che dispone. Le onde sovrastano la nostra debole imbarcazione, i venti si scatenano, i dubbi ci sovrastano, le paure ci paralizzano. E noi, in mezzo a questo scenario, siamo stremati dal sforzo e impotenti nel cercare un approdo sicuro”. Reina continua: “Siamo tutti noi, ora, su quella barca, a cercare l'uscita che quei ragazzi non hanno trovato per mettersi in salvo”. E, continuando il parallelismo con la pagina evangelica precisa che Gesù che non era con loro, ma che li vede annaspare, li raggiunge come per superarli, camminando sulle acque. Gesù, in quell'occasione “si manifesta come Signore della vita”. Si tratta di Gesù che "sale sulla barca, la nostra barca, la nostra vita che la tempesta sta sconvolgendo. E il vento allenta il suo morso. Il suo mistero è questo, entra nella nostra vita, entra nella nostra morte, rianima la nostra esistenza vincitore sulla morte con la sua resurrezione". Ed è proprio questa sicurezza delle resurrezione che diviene “conforto di quella voce che abita il dolore di questa tragedia” continua il cardinale Reina. 

 

Infine, pone l'attenzione su domande esistenziali che ognuno può porsi di fronte a questa tragedia: dov'era Dio? perché l'ha permesso? Domande che cercano in Dio stesso “la causa remota” di un disastro come quello che si è verificato a Crans Montana. E, invece, “la causa non dovrà essere cercata in cielo, ma in terra” risponde il porporato.

 

E concludono: “Più acuto sarebbe il tormento se di quanto accaduto rimanesse la cenere dei silenzi, dell'assenza di spiegazioni, dell'opacità e dell'inerzia nella ricerca delle cause, e peggio si rimuovesse la tragica lezione che ci impegna alla custodia del diritto alla giovinezza che non ammette negligenze”.

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