Roma , sabato, 10. gennaio, 2026 10:00 (ACI Stampa).
Una settimana intensa per le diocesi italiane dopo le feste natalizie. Martedì, nella solennità dell’Epifania, le celebrazioni in tutte le cattedrali presieduta dai vescovi.
Ma anche una settimana che ha registrato la morte di tre vescovi emeriti e la nomina di un nuovo presule per la Chiesa italiana.
Ieri, infatti, papa Leone XIV ha nominato Domenico Basile nuovo vescovo di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi. Nel suo primo saluto alla diocesi il neo presule, finora vicario generale della diocesi di Andria, ha detto che “starò in mezzo a voi come un viandante” perché “non venga meno l’impegno ad essere ‘pellegrini di speranza’, insieme agli uomini e alle donne del nostro tempo che, in vari modi, cercano il senso del loro vivere quotidiano e anelano alla salvezza”. Basile ha citato il vescovo, Tonino Bello e, rivolgendosi alle laiche e ai laici di è detto “consapevole della ricchezza che è nella loro specifica vocazione”. Il neo presule, rivolgendosi poi ai sacerdoti e ai diaconi della diocesi pugliese ha detto di voler condividere con loro il “dolce peso” del ministero, “ogni giorno chiamati ad essere ad immagine di Cristo, buon Pastore”. “In questi giorni emozioni e sentimenti contrapposti abitano il mio cuore, in un alternarsi di fiducia e timore, speranza e ansia”, ha quindi scritto Basile alla diocesi di provenienza, Andria, dove ricopriva il ruolo di vicario generale. Ringrazia tutti per la vicinanza perché “come una famiglia imperfetta e dunque autentica, mi hanno sostenuto da veri compagni di cammino”. La chiamata ad ogni ministero - ha scritto - è sempre un dono di Dio che, attraverso la persona, è a favore della Chiesa”.
Una nomina, quella del presule accolta “con gioia” dalla Conferenza episcopale pugliese. Il presidente, l’arcivescovo di Bari, Giuseppe Satriano, “esprime i più sentiti auguri a mons. Basile per il nuovo ministero pastorale affidatogli”.
Tre, come dicevamo, le diocesi che piangono i loro vescovi emeriti. Il primo Raffaele Nogaro, vescovo emerito di Caserta. “Un padre, un pastore e un profeta”, lo ha definito il vescovo Pietro Lagnese, oggi alla guida della diocesi, ricordando che Nogaro “è stato per decenni la voce di chi non ha voce, un testimone instancabile del Vangelo della carità e della giustizia”.





