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Letture, riscopriamo l'"indulto Agatha Christie" per celebrare i 50 anni della morte della scrittrice

La profonda religiosità delle regina del giallo

Agatha Christie nel 1964 |  | Wikimedia commons Agatha Christie nel 1964 | | Wikimedia commons

Quando Papa Paolo VI scorre la lista dei firmatari dell’appello  pubblicato sul The Times e che gli viene sottoposto,  si ferma in modo particolare su un nome: Agatha Christie. Siamo  nel luglio 1971, l’appello, firmato da 57 intellettuali, religiosi e non, è quello che chiede l’intervento del Santo Padre per  preservare il rito antico. Oltre la famosa scrittrice  e suo marito Max Mallowan, figurano nomi come quelli  di  Robert Graves, Iris Murdoch, Yehudi Menuhin, Joan Sutherland, e altri,  in nome della bellezza artistica e culturale della messa in latino.

Con una lettera del 5 novembre 1971, il segretario della Congregazione per il Culto Divino, Annibale Bugnini, informa il cardinale Heenan che Paolo VI aveva concesso agli Ordinari di Inghilterra e Galles il permesso di consentire l'uso del Messale Romano del 1965 in occasioni speciali, per determinati gruppi. Un indulto passato alla storia proprio come “indulto Agatha Christie”.

Di Agatha Christie si è appena commemorato il cinquantesimo anniversario della morte, avvenuta il 12 gennaio 1976, e di lei e della sua opera  si continua a parlare ed è perenne fonte di ispirazione. Ma c’è un aspetto che si coglie meno, eppure è molto presente: quello della fede.  Era anglicana, nata e cresciuta in una famiglia anglicana, di quella che si definisce “Chiesa Alta”, per alcuni aspetti filo-cattolica. A lei personalmente, del cattolicesimo piaceva in particolare l’uso della liturgia e ammirava, appunto, la Messa antica in latino.  Teneva sul comodino la copia appartenuta alla madre Clarissa dell’ Imitazione di Cristo e non ha mai mancato di far rilevare la fede come attitudine della sua vita quotidiana. Il matrimonio in seconde nozze con l’archeologo Mallowan, cattolico, non ha fatto che rafforzare l’inclinazione verso il cattolicesimo.

Miss Marple, che insieme a Hercules Poirot, sono i personaggi-chiave della sua creazione.  Poirot  viene dal Belgio, profondamente cattolico e molto legato alla recita quotidiana del santo rosario, capace di risolvere con sensibilità d'animo e rigore morale complicati enigmi. Per non lasciare che il male abbia l’ultima parola. Miss Marple è l’adorabile signora anziana che, forte della sua inesauribile esperienza maturata nel suo villaggio nella profonda campagna inglese, riesce la’ dove i più smaliziati e collaudati detective delle forze di polizia non riescono, nel ricostruire misteri molto complicati e colpevoli molto ben nascosti. Anche se non connotata così esplicitamente come per Poirot, anche l’anziana investigatrice “per caso” non nasconde il ricorso alla fede. In  Miss Marple e i tredici problemi, in cui la si vede confessare apertamente che ricorre alla preghiera: “Anche se voi giovani la prendete a ridere, vi confesserò che, quando mi trovo davvero nei guai, prego sempre dentro di me, in qualsiasi luogo mi trovi, camminando per strada o all'interno di un negozio, e ottengo sempre una risposta alla mia preghiera”.

Parlando del successo dell'opera materna, la figlia di Agatha Christie ha precisato: “Mia madre era cristiana e credeva nella lotta tra il bene e il male. Pensava che gli assassini dovessero essere arrestati e puniti, e desiderava più di qualsiasi altra cosa non vedere soffrire gli innocenti. È vero che scriveva storie di omicidi, ma non sopportava la violenza. E tutte le sue storie possiedono un consistente aspetto morale”.

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Riflettendo proprio sulla filologia del termine “investigare” , bisogna ricordare la radice latina si riferisce al significato “seguire le tracce”. L’investigazione, l’indagine,  nei romanzi del “settore” sono il compito del detective, come nella realtà, del resto,  ma il bisogno di capire, di investigare la vita e ciò che ci circonda, dovrebbe muovere chiunque prenda sul serio la propria umanità e il proprio destino.

Le investigazioni create dalla Christie, perfette macchine narrative, come quelle di molti altri importanti autori, dunque, sono le metafore di una ricerca senza fine della verità, nel tentativo di fare luce, almeno per un momento, sulle tenebre del male.

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