Roma , sabato, 17. gennaio, 2026 14:00 (ACI Stampa).
“Il corpo diventa puro mediante molti digiuni e veglie, l’anima mediante la preghiera e ogni altra cosa che stronca il desiderio della carne. Lo Spirito di conversione guida costoro e li mette alla prova perché il nemico non li faccia retrocedere. Lo Spirito, poi, che guida le anime comincia ad aprire gli occhi dell’anima perché anch’essa si converta e diventi pura. Allora l’intelletto discerne l’anima dal corpo e lo Spirito gli insegna la purificazione dell’anima e del corpo per mezzo della penitenza”, così scriveva sant’Antonio Abate di cui oggi ricorre la memoria liturgica.
E, in un altro scritto, troviamo parole di una forza spirituale inaudita come queste: “Dio è la pienezza del bene, immune da passione e da mutamento. Se accettiamo come verità giusta l'immutabilità divina, rimaniamo perplessi di fronte alle raffigurazioni umane di Dio che Lo presentano gioioso del bene compiuto dall'uomo, sdegnoso col malvagio, irritato con i peccatori e misericordioso con chi si pente. La risposta a tali perplessità la troviamo nel pensiero che Dio non gioisce e non si irrita; gioia e ira sono passioni e quindi mutamenti.
Grande sapienza, grande preghiera in un solo uomo, Antonio Abate. Un eremita, o meglio, uno dei più illustri eremiti della storia della Chiesa. Nato a Coma, nel cuore dell’Egitto, intorno al 250, a vent’anni abbandonò ogni suo avere, per vivere dapprima in una spiaggia deserta, per poi stabilirsi sulle rive del Mar Rosso. Qui, condusse una vita eremita per più di 80 anni.




