Il Papa riprende il tema della "salus animarum quale suprema legge nella Chiesa". Per questo serve onestà intellettuale oltre alla competenza tecnica e alla coscienza retta.
E riprende un discorso di Pio XII per cui "lo scopo che accomuna tutti gli operatori nei processi, ciascuno nella fedeltà al proprio ruolo, è la ricerca della verità, che non si riduce all’adempimento professionale, ma è da intendersi come espressione diretta della responsabilità morale. A ciò muove in primo luogo la carità, sapendo però andare oltre le esigenze della sola giustizia, per servire nella misura del possibile il bene integrale delle persone, senza stravolgere la propria funzione ma esercitandola con pieno senso ecclesiale".
Ispirare fiducia quindi con un "retto e tempestivo esercizio delle funzioni processuali, perché è un cammino che incide sulle coscienze e sulle vite".
Serve quindi una deontologia "che va studiata e praticata con cura nell’ambito canonico, facendo in modo che essa divenga davvero esemplare". E questo vale anche per gli avvocati.
E del resto "il processo non è di per sé una tensione tra interessi contrastanti, come a volte viene frainteso, ma è lo strumento indispensabile per discernere la verità e la giustizia nel caso", un vero dialogo. Da qui il "ruolo imprescindibile del contraddittorio e l’importanza decisiva della fase istruttoria". E se il giudice favorisce una disparità ingiustificata nella trattazione di situazioni simili lede "il profilo giuridico della comunione ecclesiale".
Il Papa poi porta l'esempio del processo più breve di nullità matrimoniale davanti al Vescovo diocesano: "l’indole a prima vista manifesta del capo di nullità che lo rende possibile va giudicata con molta attenzione, senza dimenticare che dovrà essere lo stesso processo dovutamente attuato a confermare l’esistenza della nullità o a determinare la necessità di ricorrere al processo ordinario. Si rivela quindi fondamentale che si continui a studiare e applicare il diritto matrimoniale canonico con serietà scientifica e fedeltà al Magistero. Questa scienza è indispensabile per risolvere le cause seguendo i criteri stabiliti dalla legge e dalla giurisprudenza della Rota Romana, i quali, nella maggioranza dei casi, non fanno altro che dichiarare le esigenze del diritto naturale". Un richiamo alla necessità di personale competente in ogni situazione.
Da parte sua il Decano, l'arcivescovo Alejandro Arellano Cedillo ha sottolineato che "il servizio svolto da questo Tribunale non può essere se non l’eco degli insegnamenti di Vostra Santità, che in mezzo a tanti travagli mai si stanca e mai smette di richiamare al mondo il rispetto delle leggi, la santità della giustizia, le ragioni del diritto nello scambio dei rapporti che corrono tra individui e popoli. Dalle nostre Decisioni rotali deve scaturire l’affermazione del diritto sopra ogni tipo di abuso l’ammonimento che a nessuno è concesso di avvalersi del potere che è affidato esclusivamente nell’interesse altrui, e che la carità è essa stessa il giudizio, essa soltanto è proprio il giudizio di Dio".
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