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I cattolici in dialogo con gli ebrei nel ricordo dell’Alleanza

Per quale motivo cattolici ed ebrei sono uniti nella stessa benedizione?

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“E’ meraviglioso ricordare, soprattutto in questi tempi, che come cristiani e come ebrei siamo dentro la medesima benedizione. Un cammino diverso, ma radicati nella stessa benedizione. Abramo parte, lascia la sua terra, cammina verso un paese che non conosce. Avanza trepidante verso una terra straniera, cammina incerto verso un futuro sconosciuto, affronta i pericoli e le crisi del viaggio. Ma è fondato su una certezza: la benedizione di Dio. E’ così avviene nella storia per tutti i suoi discendenti: ebrei, cristiani, musulmani. Diversi, a tratti distanti, a volte in conflitto. Eppure raccolti dentro la stessa benedizione. Tale benedizione esprime una relazione di Alleanza”.

Così si legge nel messaggio dei vescovi in occasione della 37ª Giornata del dialogo tra cattolici ed ebrei, svoltasi sabato 17 gennaio, con un titolo preso dal libro del Genesi: ‘Uniti nella stessa benedizione. In te si diranno benedette tutte le famiglie della terra’, ricordando il 60^ anniversario della dichiarazione conciliare ‘Nostra Aetate’ sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane. Tema che è stata occasione per la ripresa di un dialogo, come ha ricordato il presidente dell’Assemblea Rabbinica d’Italia, Rav Alfonso Arbib:

“Si tratta dunque di un passo che ci parla del compito di portata universale che il Signore affida ad Abramo ed al popolo che da questi sarebbe disceso; la scelta di questo testo riveste una particolare importanza nel momento in cui ci impegniamo a riprendere un percorso di dialogo che ha molto risentito di momenti di incomprensione e di profonde divergenze riguardo i travagliati tempi che stiamo vivendo. Il dialogo richiede innanzitutto che le parti chiariscano reciprocamente la propria identità che desiderano essere conosciuta e compresa, ovviamente nel rispetto delle rispettive posizioni di pensiero e di fede”.

Tema, quello della benedizione, importante, che ha meritato un approfondimento con Beatrice Urbani, responsabile dell’Ufficio ‘Ecumenismo e Dialogo interreligioso’ della diocesi di Gubbio: per quale motivo cattolici ed ebrei sono uniti nella stessa benedizione?

“Questa espressione si riferisce al profondo legame teologico e storico che intercorre tra cattolici ed ebrei fondato basa sull’Alleanza e sulla vocazione di Abramo, Alleanza di Dio con il popolo Ebraico, che secondo la teologia cattolica contemporanea, confermata dal Concilio Vaticano II, non è mai stata revocata. Abramo è il padre nella fede di entrambe le tradizioni che attingono dalla fonte originaria che è la benedizione sacerdotale che Dio rivolse ad Abramo (Numeri 6, 24-26): ‘Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace’. Nell’Ebraismo questa benedizione si chiama ‘Birkat Kohanim’, recitata ancora oggi nelle sinagoghe e nelle case (specialmente il venerdì sera dai genitori sui figli)”.

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Quale è il significato di benedizione per ebrei e cattolici?

“Sebbene la parola ‘benedizione’ sia comune, il suo significato profondo ha sfumature diverse che si radicano nelle rispettive radici linguistiche e teologiche. Nella tradizione ebraica la benedizione si chiama ‘Berakhah’ ed il suo significato è legato ai concetti di ‘ginocchio’ e ‘sorgente’: ginocchio perché benedire Dio significa simbolicamente ‘piegare le ginocchia’ davanti a Lui, come atto di riconoscimento della Sua sovranità; sorgente o piscina perché la benedizione è vista come un’acqua che scorre, una sorgente che irriga il mondo.

Benedire non è un atto astratto, ma un modo per invocare la presenza divina nella vita quotidiana, nel cibo, nel cominciare la giornata, nel vivere i vari gesti della vita. E’ un gesto legato al corpo, allo stare in piedi o all’inchinarsi. La ‘benedictio’ cattolica è dire bene, è un atto di lode, la proclamazione della bontà di Dio e del creato. È legata alla croce e alla figura di Cristo, segno che ci prepara a ricevere la grazia e ci santifica nei vari momenti della vita. E’ un atto di lode ed un’invocazione di protezione”.

Quindi quanto è importante studiare la Sacra Scrittura per una migliore conoscenza tra le due religioni?

“E’ imprescindibile, poiché senza le scritture ebraiche l’identità cristiana non troverebbe più le sue radici. La Pontificia commissione biblica nel 2001 ha pubblicato un documento in cui leggiamo: ‘Senza l’Antico Testamento, il Nuovo Testamento sarebbe un libro indecifrabile, una pianta privata delle sue radici e destinata a seccarsi’, il che ci aiuta a comprendere come nello studio delle Scritture stia il cuore del dialogo”.

A 60 anni dalla pubblicazione della dichiarazione ‘Nostra Aetate’ in quale  modo la Chiesa condanna l'antisemitismo?

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“Se nel 1965 la dichiarazione ‘Nostra Aetate’ fu una rivoluzione epocale che apriva la porta al rispetto, oggi la Chiesa considera l’amicizia con gli ebrei non più come un’opzione, ma come parte integrante della propria identità. Condannare l’antisemitismo oggi significa per un cattolico difendere la propria storia e la fedeltà alla parola di Dio. Negli ultimi anni e in modo particolare nelle celebrazioni dello scorso anno la Chiesa ha fortemente ribadito la sua posizione rispetto all’antisemitismo al di là del piano politico e sociale, sostenendo che esso è ‘un peccato contro Dio’. Papa Francesco, e nel suo solco anche papa Leone XIV, hanno affermato che l’antisemitismo è una negazione delle radici cristiane”.

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