Advertisement

Papa Francesco, pochi testi ma un magistero di gesti

Immagine referenziale. Papa Francesco scrive. Foto: Vatican Media | Immagine referenziale. Papa Francesco scrive. 
 | Foto: Vatican Media Immagine referenziale. Papa Francesco scrive. Foto: Vatican Media | Immagine referenziale. Papa Francesco scrive. | Foto: Vatican Media

“Deformata reformare, reformata conformare, conformata confirmare e confirmata transformare”. Sono parole di Sant’ Ignazio di Loyola che Papa Francesco nel suo pontificato ha tenuto sempre nel cuore per il suo lavoro di “riforma” della Curia. Uno dei motivi per cui era stato eletto. Forse il più significativo. Un cardinale che di Curia Romana in effetti sapeva bene poco e che aveva anche rifiutato di farne parte quando, sotto il pontificato di Benedetto XVI, era stato chiamato a diventare prefetto della Congregazione per l’educazione cattolica.

Poi nelle riunioni pre conclave del 2013 sembrava dai suoi interventi che fosse per lui chiaro che fare, ed ecco la scelta degli altri cardinali.

Ma per Francesco il lavoro della riforma è stato più ignaziano, spirituale, che concreto.

Certo ci sono stati accorpamenti di dicasteri, e alcuni passi legislativi le cui basi del resto erano state poste nel pontificato precedente, ma la riforma più significativa che ha cercato di fare Francesco alla fin fine è quella dei cuori. Alla luce della severa spiritualità ignaziana. E chi ha confuso il tipico tratto latinoamericano, popolare e forse populista, con l’essere “progressista” secondo categorie europee, è rimasto alla fine deluso. Perfino il cardinale Kasper, il teologo del pontificato, ha dovuto ammettere che quella di Francesco non è stata una riforma e tanto meno una rivoluzione, quanto una chiamata alla conversione. Più spiritualità che governo quindi.

 

Advertisement

Nel dicembre del 2013 Francesco tracciò in un significativo discorso il senso e la chiave del suo lavoro. A cominciare dalla decisione, un mese dopo l’inizio del pontificato, di creare quel “ Consiglio di cardinali” che lo avrebbero aiutato in questo lavoro.

Alcuni lo hanno chiamato il “consiglio della corona” con un riferimento ai reali francesi pre rivoluzione, ma in effetti assomiglia di più, ance in questo caso, ad una struttura ignaziana. Tutti parlano e uno solo decide. Certo tra gli otto cardinali scelti dal Papa, alcuni hanno avuto più rilievo di altri nella Curia Romana, e un ruolo particolare è stato quello del Segretario di Stato.

Alcune “commissioni” nate all’inizio del pontificato per studiar questioni specifiche sono state un vero fallimento. Come la COSEA, la cui vita è miseramente finita nello scandalo Vatileaks due: trafugamento di documenti riservati, pubblicazioni di giornalisti alla ricerca sfrenata di scoop, processi trascinati per cercare risalto mediatico. O la Commissione contro gli abusi sui minori da cui sono usciti sbattendo la porta due membri che erano state vittime di abusi. Strane e tristi vicende  che ci fanno ricordare che anche con Francesco, come con Benedetto e Giovanni Paolo, la Chiesa è stata sotto attacco del mainstrem. Anche se in modo diverso.

La volontà di riforma di Francesco si è intrecciata ovviamente con il Magistero.

Dal Sinodo sulla famiglia alla commissione sul diaconato femminile è sembrato che Francesco avrebbe “cambiato la dottrina”. Ma non è stato così. Alla fine si è trattato solo di un diverso atteggiamento pastorale. Anzi apostolico. Anche in questo caso Francesco è stato perfettamente ignaziano.

Negli anni, dopo aver indicato le malattie della Curia e le medicine per guarirle Francesco ha voluto  spiegare cosa si intende per riforma come “segno della vivacità della Chiesa in cammino, in pellegrinaggio, e della Chiesa vivente e per questo, perché vivente, semper reformanda, reformanda perché è viva”.

More in Vaticano

E per Francesco sono stati dodici i criteri guida individualità; pastoralità; missionarietà; razionalità; funzionalità; modernità; sobrietà; sussidiarietà; sinodalità; cattolicità; professionalità; gradualità.

Ma riforma della Curia non è riforma del Magistero.

Nel dicembre del 2016 Francesco ha fatto il punto sulla riforma organizzativa del lavoro in Curia con le indicazioni della ristrutturazione formale, ma anche con le sottolineature spirituali. Sempre alla scuola di Ignazio.

Le idee di fondo si ritrovano in tre testi magisteriali di diverso livello. In primo luogo il discorso di Papa Francesco per i 50 anni del Sinodo dei Vescovi, poi la esortazione apostolica Evangelii gaudium e infine il testo del Motu Proprio Humanun progressionem.

Della sinodalità Francesco ha fatto una vera bandiera nel suo pontificato. Anche se molte decisioni sono state piuttosto personali. Di lui si dice che sia stato un decisionista, e spesso questo “decidere da solo” lo ha portato a qualche errore. Come nella lotta agli abusi sessuali nella Chiesa. Una Commissione voluta dal Papa che però ha perso i pezzi per strada, e quell’incidente in Cile con la infelice frase sul vescovo Barros.

C’è poi il tema dello sviluppo umano integrale, carissimo al Papa che ha sempre messo al centro della sua attenzione i rifugiati, gli immigrati, i senza tetto. Un tema che si collega con quello della difesa dell’ambiente. Laudato si, le parole del Santo di Assisi per una enciclica che non aggiunge nulla al magistero dei predecessori, ma indica in chiave popolare la necessità dell’impegno per la difesa del Creato. Per questo il Papa è andato in Amazzonia, come anche Giovanni Paolo II, per questo ha voluto un sinodo dei vescovi per la Regione Amazzonica.

Certo il dibattito più acceso è stato quello nato da una nota della Esortazione Amoris laetitia. La nota 8, con quel carico di ambiguità che lascia di fatto tutto il peso dell’agire sulle spalle dei poveri parroci che si vedono arrivare fedeli che, malamente informati, dicono: Papa Francesco ha detto che  si può.

Il rumore delle domande dei cardinali cui il Papa non ha mai risposta, i Dubia, è stato molto. Ma alla fine nulla è cambiato nella prassi.

Papa Francesco ha scelto di scrivere pochi testi, piuttosto lunghi è vero, forse anche troppo. Più lettere pastorali di un vescovo di periferia che testi di Magistero pontificio.

Come anche il testo dedicato alla santità.

 

 

Advertisement