A Barcellona un convegno sulla pastorale di Papa Francesco

Tre giornate di studio all' Ateneu Universitari Sant Pacià

La locandina del Congresso
Foto: Ateneu Universitari Sant Pacià
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Si terrà dal 12 al 14 novembre prossimi il congresso “Il contributo di Papa Francesco alla teologia e alla pastorale della Chiesa”.

Il convegno - spiegano gli organizzatori- vuole esplorare le nuove rotte che il Papa ha aperto nei suoi primi sette anni di ministero come Vescovo di Roma, con la partecipazione di pastori, di teologi e di istituzioni accademiche provenienti da America (Università Cattolica Argentina di Buenos Aires, Boston College), Africa (Università Cattolica dell’Africa Centrale di Yaoundé), Asia ed Europa (Pontificia Università Gregoriana e Ateneo Universitario S. Pacià di Barcellona).

L’appuntamento, promosso dal S. Pacià, potrà contare sulla presenza di cinque cardinali: il prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede Luis Ladaria Ferrer, il presidente emerito del Pontificio consiglio per l’Unità dei cristiani Walter Kasper, l’arcivescovo di Barcellona Joan Josep Omella, quello di Madrid Carlos Osorio e quello di Bologna Matteo Zuppi. Saranno presenti anche altre personalità come il direttore editoriale del Dicastero per le comunicazioni della S. Sede, Andrea Tornielli, l’arcivescovo di Tarragona e presidente della Conferenza episcopale tarraconense mons. Joan Planellas, l’arcivescovo di Vasai Felix Machado e il teologo argentino Carlos M. Galli.

"Il pontificato di Francesco ha dato inizio al secondo post-concilio. - si legge nella presentazione- L’esortazione Evangelii Gaudium sottolinea una proposta solida di riforma ecclesiale che passa attraverso il ritorno al Vangelo sine glossa e che, in un mondo indebolito da posizioni escludenti e intransigenti, colloca i poveri e le periferie nel bel mezzo della società globale e della Chiesa.

Francesco è un pastore che parla con le parole e i gesti, che si rivolge ai vicini e ai lontani, che predica e pratica l’audacia evangelica e la parresia apostolica. Dunque è un teologo dell’inclusione, che non scinde la riflessione teologica dalla prassi, che guarda il mondo con “misericordia” e domanda l’”integrazione” per gli stranieri e per i feriti nello spirito. La città è, per lui, uno spazio abitato dallo stesso Dio, in cui una Chiesa missionaria e vicina, liberata da ogni autoreferenzialità, troverà il nesso tra Vangelo e vita e diventerà principio di unità dell’umanità sincera".

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