A colloquio con un esorcista, P. Cipriano De Meo

P. Cipriano De Meo
Foto: Youtube
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Gli italiani sono a digiuno della realtà demoniaca. E’ un vero e proprio allarme quello che Padre Cipriano De Meo, frate cappuccino ed esorcista, lancia in questa intervista con Acistampa. Classe 1924, sacerdote dal 1949, inizia il suo ministero di esorcista nel 1952. È stato Presidente dell'Associazione Internazionale degli Esorcisti ed attualmente è vice-postulatore della causa di beatificazione e canonizzazione del Servo di Dio Padre Matteo da Agnone.

Una domanda che può sembrare banale ma che in realtà non lo è: in cosa consiste l’attività di un esorcista?

L’attività dell’esorcista, ossia di quel sacerdote preparato a svolgere questo apostolato, fa riferimento specifico ai vari passi del Vangelo in cui Gesù, oltre a combattere satana, dà ai suoi discepoli il mandato di cacciare i demoni. Questo apostolato richiede una profonda preparazione sia spirituale, sia pratica. Per tale motivo, con il permesso e l’autorizzazione del mio Vescovo,  per tredici anni, ho portato avanti una Scuola per esorcisti. Ho cercato di preparare soprattutto coloro i quali erano all’inizio di questo ministero. Naturalmente, si richiede la conoscenza delle leggi della Chiesa, ossia del relativo rituale. Per quanto riguarda la preparazione spirituale dell’esorcista, si richiede tanta umiltà e la convinzione che non siamo noi esorcisti a cacciare il demonio, il quale combatte Cristo. Noi siamo chiamati a combattere a favore di Cristo.

Che percezione hanno gli italiani, in base alla sua esperienza, del demonio?

Gli italiani sono a digiuno completo della realtà demoniaca. Facilmente, danno importanza alle chiacchiere di maghe e maghetti, dimenticando le armi che il Signore mette a nostra disposizione. La Chiesa, infatti, vuole una vita di preghiera. Non solo da parte del sacerdote, ma anche del fedele che chiede l’intervento dell’esorcista, beneficiando dell’aiuto dei familiari. A mio avviso, questa ignoranza degli italiani (e non solo) è dovuta al silenzio dei sacerdoti sulla presenza demoniaca insegnata dal Vangelo. Spesso, infatti, il nostro popolo dà più importanza a un dubbio o ad una incertezza, invece di darla al peccato in cui vivono. È assolutamente fondamentale estirpare il peccato e vivere in grazia di Dio.

I casi di possessione sono frequenti?

I casi di possessione fortunatamente non sono tanti o tanto numerosi. Tuttavia, esistono in quantità spesso sconosciute. Ci sono delle regole generali, per distinguere un’eventuale malattia dalla vera possessione, la quale spesso ha dei punti di contatto o di somiglianza con la malattia stessa. Il metodo per discernere la possessione dalla malattia è la preghiera da parte del sacerdote e del fedele. Una preghiera prolungata, sino al punto che, se c’è l’avversario, avviene la reazione. Normalmente, chi è malato lo si nota dal suo atteggiamento generale.

Come si “riconosce” un posseduto?

Il posseduto ha dei lineamenti particolari di fronte all’esorcista, il quale è visto dall’avversario come un nemico pronto a combatterlo. Non mancano espressioni paurose del viso, minacce con parole o gesti e più, di tutto, bestemmie contro Dio e contro la Madonna. Non tutti i casi sono simili, però. Sta al sacerdote che svolge questo ministero, quindi, saper affrontare il caso postogli dinanzi, per volontà di Dio, con amore e umiltà.

Lei sta portando avanti una causa di beatificazione. Ci vuole parlare di questo processo?

È vero. Sono il vice-postulatore della Causa di beatificazione e canonizzazione del Servo di Dio Padre Matteo da Agnone. Egli nacque ad Agnone (IS), nel 1563, e morì a Serracapriola (FG), il 31 ottobre 1616. Questo piccolo fraticello veniva da una  famiglia benestante: la famiglia Lolli. Il suo nome di battesimo era Prospero. Essendo io del piccolo paesello dove il fraticello morì, sin da bambino ho frequentato il convento di Serracapriola. Ricordo bene che i frati mi dicevano che dietro quella lapide scritta in latino c’era un santo. Quando fui nominato membro della commissione storica della Provincia cappuccina di appartenenza, ho avuto la possibilità di conoscere e amare questa figura. Tanto fu l’entusiasmo che il mio cuore cominciò a battere così ardentemente per lui. Infatti, mi misi subito all’opera nella ricerca delle fonti storiche inerenti la sua vita, fatta di deliziose virtù. Infatti, Padre Matteo non solo si era reso caro a Dio, ma nutriva una fortissima devozione per la Madonna, Assunta in anima e corpo in cielo, mostrandosi profondo teologo Mariano tanto importante, nel periodo post-tridentino. La sua vita fu vissuta all’insegna di una grande preghiera e di una profonda umiltà, sia all’interno che all’esterno della comunità religiosa. Visse il suo cammino terreno, stando sempre in ginocchio dinanzi al Santissimo Sacramento. Questo frate, la cui vita è stata scandita dalla penitenza e dall’apostolato, nella prefazione del volume Un santo senza altare, da padre Crispino da Deliceto, è stato definito una figura di spicco dell’ordine cappuccino. Ne danno conferma gli scritti, ossia le prediche e le lezioni di teologia, contenuti nei tre volumi del Fasciculu Mhyrrae.

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