A Torino Nosiglia porta i giovani, le famiglie e poveri ai piedi di Maria Ausiliatrice

La basilica di Santa Maria Ausiliatrice a Torino
Foto: www.salesianipiemonte.info
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“I giovani sono purtroppo molto sfiduciati, perché non hanno voce nella società e vengono giudicati disimpegnati, senza ideali, per cui si lasciano accontentare dal divertimento, a volte anche trasgressivo”.

Lo ha ricordato l’arcivescovo di Tori no Nosiglia celebrando la messa questa mattina per la festino di Santa Maria Ausiliatrice. “La separatezza tra il mondo adulto e quello dei ragazzi e giovani - ha detto Nosiglia- è una delle criticità più preoccupanti della nostra società. Don Bosco ci insegna ad avere uno sguardo e una considerazione diverse: ci invita ad ascoltarli e a prendere sul serio i loro problemi e le loro osservazioni, a dare loro fiducia e semmai a sollecitarli nell’assumere compiti di responsabilità. Allora, i giovani sono capaci di gesti e impegni di grande generosità e vigore sia spirituale che sociale”.

L’arcivescovo ha richiamato quindi l’insegnamento di Don Bosco che “ci invita ad ascoltarli e a prendere sul serio i loro problemi e le loro osservazioni, a dare loro fiducia e semmai a sollecitarli nell’assumere compiti di responsabilità. Allora, i giovani sono capaci di gesti e impegni di grande generosità e vigore sia spirituale che sociale”.

Nosiglia ha ricordato il lavoro svolto con l’ agorà del sociale, un cammino pluriennale voluto dalla diocesi per costruire il futuro di Torino in cui, ha ripetuto l’arcivescovo “abbiamo fatto parlare direttamente i giovani, che hanno presentato le loro attese e difficoltà agli adulti e ai responsabili del mondo istituzionale, politico ed economico. Ora stiamo portando l’Agorà nei territori della diocesi, perché le varie componenti del mondo del lavoro e della società si rendano consapevoli che solo facendo rete è possibile affrontare i problemi dell’estesa disoccupazione giovanile che caratterizza il nostro territorio”.

Nosiglia ha poi affidato a Maria Ausiliatrice “la crescente presenza di poveri nella nostra città. Essi rappresentano in questo momento i soggetti più deboli, per cui su di essi si concentra lo sforzo di tutta la diocesi”.

Sono molte le iniziative a favore delle famiglie e dei senza dimora: “L’incontro con loro sulla strada dove pernottano, nei dormitori per l’emergenza freddo e nelle mense,-ha detto Nosiglia- mi ha permesso di conoscerne molti e credo che un supplemento di umanità e di giustizia, da parte di tutti, potrebbe affrontare e risolvere tante delle loro condizioni di vita. I poveri stanno crescendo sempre più: le periferie esistenziali e geografiche delle nostre città non hanno superato l’abbandono che avevo denunziato a suo tempo, sia sul piano civile che culturale”.

L’arcivescovo ha ricordato come oggi la creatività e la cultura religiosa stiano venendo meno di fronte al primato del denaro e della vita comoda e che “anche di fronte  al terrorismo omicida, oltre alla condanna scontata basti continuare a fare quello che abbiamo sempre fatto, come se quanto accade siano incidenti da dimenticare il più presto possibile” senza farci domande.

Il compito della Chiesa e dei media come delle agenzie educative è promuovere un’alleanza e ridare un’anima non solo ai singoli, ma alla società intera.

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