Accademia per la Vita, con i nuovi membri il Papa conferma sostanzialmente la linea

Una plenaria della Pontificia Accademia per la Vita
Foto: Pontificia Accademia Pro Vita
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Ci sono molte conferme, nella lista dei membri della Pontificia Accademia per la Vita che è stata resa nota oggi. Dopo la pubblicazione dei nuovi Statuti – che in realtà vanno riscritti ogni 5 anni – si pensava che anche la “membership” sarebbe stata profondamente ripensata. Con le nomine, Papa Francesco sembra testimoniare che la linea di studi resta invariata, anche se con un taglio più “francescano”.

Che la linea sulla vita resti invariata si nota dalle conferme: c’è il Cardinale Wilhelm Jacobus Eijk, arcivescovo di Utrecht, medico nella sua “precedente” vita ed esperto di bioetica, che di recente ha chiesto un documento magisteriale sul gender; e c’è, tra i membri onorari, il Cardinale Carlo Caffarra, che in molti davano in uscita, così come il Cardinale Elio Sgreccia e monsignor Carrasco de Paula e Juan de Dios Vial Correa, che della Pontificia Accademia per la Vita sono stati presidenti.

Entra Angelo Vescovi, medico non cattolico e molto vicino all’arcivescovo Paglia, attuale presidente dell’Accademia, che partecipò alla campagna referendaria del 2005 e che a Terni ha stabilito la sua Fondazione Cellule Staminali. Ed entra Anne-Marie Pellettier, teologa, vincitrice del Premio Ratzinger per la teologia cui è stato dato quest’anno anche il compito di scrivere le meditazioni per la Via Crucis al Colosseo.

Altre conferme: John Haas, presidente del National Catholic Bioethic Center di Philadelphia, che era prima parte del Consiglio direttivo dell’Accademia; Carl Anderson, Cavaliere Supremo dei Cavalieri di Colombo; il vescovo Anthony Colin Fisher, arcivescovo di Sydney; Francesco D’Agostino, filosofo del Diritto; Alain Lejeune, che è stato già presidente dell’Associazione Nazionale Farmacisti Cattolici, Anibal Gil Lopes, che insegna fisiologia all’universit di Rio de Janero; Abdel Farag Mounir, direttore dell’Istituto San Giuseppe Pro-Vita e Pro-Famiglia del Cairo; Jean Marie Lemene, presidente della Fondazione Lejeune in Francia; il vescovo di Matada Nlandu Mayi, membro del CdA dell’Università di Kinshasa in Congo.

Poi ci sono i nomi nuovi, e anche di quelli si deve capire lo spirito. Il vescovo Alberto German Bochatey viene dall’Argentina, dove è stato direttore dell’Istituto di Bioetica. Fernando Natalio Chomali Garib, arcivesovo di Concepction in Cile, apre lo sguardo al Sudamerica. Bruno Dallapiccola, anche lui molto impegnato nella battaglia referendaria del 2005, entra dallo scrano di direttore scientifico del Bambino Gesù, l’ospedale del Papa. Il filosofo Rodrigo Guerra Lopez, messicano, salito agli onori delle cronache per aver sottolineato la continuità dell’Amoris Laetitia con il precedente magistero della Chiesa.

Altri nomi degni di nota: il professore Avraham Steinberg, direttore del Comitato editoriale della Talmudic Encyclopedia, che apre al dialgoo con l’ebraismo. Ivan Luts è presidente dell’Associazione Medici Cattolici in Ucraina. Noel Simard è vescovo di Valleyffield e portavoce della Conferenza Episcopale Canadese per i vescovi di lingua francese per le questioni di Bioetica riguardanti l’eutanasia, un tema scottantissimo in Canada.

Entra nella Pontificia Accademia per la Vita anche Shinya Yamanaka, premio Nobel per la Medicina nel 2012 per la ricerca sulle staminali adulte, una ricerca che è una pietra miliare e che permette di non usare le controverse staminali embrionali.

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