Agostino Vallini, un vicario discreto, pastore e grande canonista

Il cardinale Agostino Vallini
Foto: Daniel Ibanez / CNA
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Discreto ma presente. Si può definire così il lavoro che il cardinale Agsotino Vallini ha svolto come Vicario del Papa per la Diocesi di Roma.

É stato suo il compito di gestire il Giubileo della Misericordia per la diocesi del Papa, e proprio a seguito delle difficili situazioni politiche della Capitale, durante il Giubileo disse: “Occorre ritrovare un senso di appartenenza alla città di Roma, che è la nostra casa comune, e riscoprire un autentico senso di responsabilità individuale e collettivo per garantire legalità, efficienza e inclusione sociale, senza dimenticare chi è ai margini della società”.

A Roma lui appartiene davvero. Nato a Poli, a sud di Roma vicino Tivoli, nel 1940, cresciuto a Napoli, di cui fu vescovo ausiliare, nel 1999 è diventato vescovo di Albano, e nel 2004  per la sua ottima formazione giuridica è stato nominato prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica. Vallini era certo di concludere la sua carriera lavorativa in questa posizione, ma Benedetto XVI lo chiamò nel 2008 ad essere di nuovo pastore, come vicario della Diocesi di Roma succedendo al cardinale Camillo Ruini.

La sua prima uscita pubblica dopo la nomina fu la messa domenicale nella chiesa della Traspontina, parrocchia carmelitana di via della Conciliazione, a pochi passi dal Vaticano per la  Festa della Madonna del Carmine che ricorre il 16 luglio.

Papa Francesco lo ha confermato nell’incarico con un grande apprezzamento per le sue doti pastorali e avvicinandogli diversi vescovi ausiliari.

Negli ultimi due anni molte sono state le voci per la successione. Al compimento dei 75 anni infatti il cardinale aveva presentato le sua dimissioni, ma certo con il Giubileo da gestire il Papa ha preferito la continuità.

Proprio il Giubileo lo ha visto impegnato sul fronte pastorale. Nella Lettera alla città scriveva:

“Siamo davvero all’altezza della nostra città di Roma? Desideriamo con tutto il cuore contribuire alla rinascita della nostra città, per un motivo semplice: la città è la nostra casa comune: è in questo spazio che noi sviluppiamo e condividiamo la nostra umanità e fraternità. Lo facciamo con speranza ed entusiasmo, fiduciosi nel cambiamento auspicato da tutti, per costruire una città più giusta e più solidale". 

La preparazione all’evento l’aveva spiegata lui stesso ad ACI Stampa:  "Ho costituito un comitato per il Giubileo che ancora non ha stilato materialmente un programma perché ovviamente a Roma un programma lo si fa di intesa con la Santa Sede e poi perché l'Anno Santo ci aiuta molto per il nostro progetto pastorale che va avanti da un po' di anni. E' un progetto incentrato su come riannunciare la fede a Roma ed in questi anni si articola in diversi momenti. Il tema fondamentale è appartenenza ecclesiale e corresponsabilità pastorale dei cristiani: in questo quadro generale sussistono cinque ambiti. Primo, cosa vuol dire celebrare l'Eucarestia la domenica.

Secondo, cosa significa dall'Eucarestia la testimonianza della carità. Terzo, come generiamo la fede. Quarto, i giovani e quinto la famiglia. Il Giubileo che in fondo è l'esperienza della misericordia ci aiuta in questo senso. Dobbiamo concentrarci sul tema 'La Chiesa nella città', perché qui le sfide sono enormi! La Chiesa nella città vuol dire come si è laici, non nelle associazioni, non in parrocchia ma negli ambienti di vita, esiste una varietà di settori: laici e mondo della finanza, laici e mondo del lavoro, laici e mondo della comunicazione. Poi ci saranno sicuramente dei gesti, dei segni particolari. Mi piacerebbe che qualcosa venisse soprattutto a favore dei poveri".

Tra i suoi interventi da ricordare anche il 13 ottobre del 2008, quando aveva appena assunto il suo incarico, quello sui divorziati risposati che, disse, “appartengono a tutti gli effetti alla Chiesa, nonostante l’impossibilità di accedere alla Comunione”. Una posizione che si rifaceva alle posizioni del magistero e ai  richiami di Benedetto XVI, cercando di tradurre il tutto in azione pastorale.

“Dobbiamo ricordare la distinzione di Giovanni XXIII tra l’errore e l’errante – ha detto il cardinale – l’errore non è condivisibile, ma l’errante va sempre accolto e amato”. E ancora: “Oggi è più che mai urgente uscire dalle nostre parrocchie per annunciare il Vangelo ai lontani”. La Chiesa “non puo’ accontentarsi dei risultati raggiunti, non può mirare a conservare l’esistente, ma deve puntare in alto lontano da ogni mediocrità”. Occorre, continuava Vallini, saper “testimoniare la gioia di essere cristiani. E’ da questa testimonianza concreta, non dalle tante parole, che i lontani sono attratti alla fede. Chi ascolta il nostro annuncio deve poter essere trafitto nel cuore dalla potenza della Parola, tanto da poter dire: Dio è il Signore della mia vita”.

 

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