Albania, morta la suora che battezzava di nascosto durante il regime ateo di Hoxha

La testimonianza di Suor Maria Kaleta aveva colpito particolarmente Papa Francesco, che poi la citò anche durante una omelia di Santa Marta. La sua storia

Papa Francesco ascolta Suor Maria Kaleta durante il suo viaggio a Tirana, 21 settembre 2014
Foto: Vatican Media / ACI Group
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Era entrata in noviziato nel 1944, ma lo aveva terminato con i voti perpetui solo nel 1991 con i voti perpetui. Nel mezzo, una dittatura orribile, quella di Envar Hoxha, che trasformò l’Albania nell’unico Paese ateo nel mondo, chiudendo conventi (anche il suo), obbligando le persone a non manifestare alcun sentimento religioso, torturando e uccidendo chi veniva sorpreso anche solo con una immaginetta. Suor Maria Kaleta, stimmatina, era sopravvissuta a tutto questo, e lo aveva fatto da eroina silenziosa: battezzando, portando l’ostia consacrata di nascosto ai sacerdoti, visitando gli ammalati. Si è spenta nella notte tra l’1 e il 2 gennaio, a 92 anni, lasciando una testimonianza difficile da dimenticare.

Quando Papa Francesco andò a Tirana nel 2014, per beatificare i martiri di Albania, Suor Kaleta fu una delle persone che resero testimonianza. Raccontò: “Ho battezzato non solo i bambini dei villaggi, ma anche tutti coloro che si presentavano alla mia porta. Ho battezzato una bambina prendendo l’acqua da un canale con la scarpa. Ho avuto anche la fortuna di custodire in un comodino di casa il Santissimo Sacramento che portavo alle persone malate e in punto di morte”. Tra questi battezzati, anche Simon Kulli, oggi vescovo nella diocesi di Sapa.

Di lei diceva: “Il Signore mi ha ricompensata di tutte le sofferenze, anche qui sulla terra. Dopo gli anni del regime si sono riaperte le chiese e io ho avuto la fortuna di diventare religiosa, desiderio comune a tanti altri sacerdoti e suore”.

Ricordandola in una Messa a Santa Marta nel gennaio 2018, Papa Francesco disse: “Io ricordo quando sono andato in Albania ho conosciuto una suora anziana. Questa suora era prigioniera al tempo della persecuzione, ma la lasciavano uscire qualche ora e andava. Era una prigione a metà, perché dicevano i persecutori: ‘Ma questa poveraccia cosa farà!’ E questa poveraccia era furba, sapeva fare le cose e amava Cristo, era madre, aveva cuore di madre”.

Con lei, se ne va una testimonianza vivente della resistenza dei fedeli di fronte al regime. Una resistenza silenziosa, che si riassume in una immagine: appena il Paese si aprì di nuovo, gli albanesi andarono a passeggiare nei cimiteri. Abbandonati, pieni di erbacce, erano ancora lì, con tutti i loro cari defunti, a testimoniare questo senso religioso che ha continuato a pervadere il piccolo Stato balcanico.

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