Alla scoperta di James J. Norris, il perfetto gentiluomo di Dio

Amico di Paolo VI, fu avvocato dei poveri e ispirò il paragrafo 90 della Gaudium et Spes al Concilio. Ha fondato l’International Catholic Migration Commission

James J. Norris a fianco di Pio XII (a destra nella foto) quando fu fondato l'ICMC
Foto: ICMC
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C’è un uomo che andrebbe ricordato in maniera particolare il 29 settembre, Giornata del Migrante e del Rifugiato. È un uomo che ha dedicato ai migranti la sua vita, ha coordinato gli sforzi della Chiesa del secondo Dopoguerra nell’aiutarli, e ha fondato l’International Catholic Migration Commission. Quest’uomo è James J. Norris, da tutti chiamato “il perfetto gentiluomo di Dio”.

Quando morì, stroncato da un aneurisma che tutti giurano causato dal suo instancabile lavoro, Paolo VI celebrò una Messa e lo volle far sapere alla vedova; Madre Teresa di Calcutta mandò una nota; e tutti, nel mondo cattolico e non, ricordarono questa figura di cattolico americano, attivo nei cadetti dei Cavalieri di Colombo, quindi seminarista dei Trinitari senza troppa vocazione al sacerdozio, e infine amministratore capace e fiero avvocato delle grandi cause, da quella dei migranti ai poveri.

James J. Norris era nato nel New Jersey nel 1907. Fu seminarista dei trinitari, ma poi scoprì di non avere una vocazione. Continuò comunque a vivere e lavorare nella e per la Chiesa Cattolica per il resto della sua vita.

Le svolte della sua vita cominciano durante la Seconda Guerra Mondiale, quando, nel 1941, riconosciuto amministratore dalle straordinarie capacità, viene chiamato ad essere direttore esecutivo del National Catholic Communuty Service a Washington, per coordinare gli sforzi cattolici nelle varie aree della Chiesa Cattolica negli Stati Uniti e di rappresentare la Chiesa con il governo degli Stati Uniti.

Nel 1946, Norris va in Europa, come direttore del Catholic Relief Service, l’attuale Caritas statunitense che al tempo si chiamava “War Relief Service”. Ed è lì che tocca con mano il dramma di migranti e rifugiati causati dalla guerra, e si impegna per destinare milioni di dollari proprio ad alleviare il dolore di quanti hanno perso la casa.

La Santa Sede si accorge di lui, che gli chiede di organizzare gli sforzi per i migranti e rifugiati, incluso l’aiuto a quanti scappavano dai Paesi dall’altra parte della Cortina di Ferro.

Lavorò con monsignor Giovanni Battista Montini, il futuro Papa Paolo VI, che credeva molto nelle organizzazioni internazionali. E con lui mise le basi della International Catholic Migration Commission. Fondata da Pio XII nel 1951, l’ICMC è una confederazione composta dagli uffici per la migrazione delle Conferenze Episcopali. Fa servizi legali, aiuto umanitario, crea rete, stabilisce buone pratiche, e oggi è presente con staff e programmi in oltre 40 Paesi nel mondo.

Dell’ICMC, Norris fu presidente dal 1951 al 1974, mentre nel 1954 Norris divenne anche presidente dell’organizzazione ombrello, la Standing Conference of Voluntary Agencies for Refugees (CVAWR), e fu assistente esecutivo del direttore esecutivo del Catholic Relief Service dal 1955.

Nel 1963, Paolo VI chiama Norris a partecipare al Concilio Vaticano II come uditore laico. E lui si attivò per far sì che i padri conciliari dedicassero parte della discussione alla povertà, chiedendo che la povertà fosse una preoccupazione della Chiesa, e non solo un apostolato della Laicità, e promuovendo la creazione di un ufficio perché si occupasse specificamente del problema.

Norris chiese anche l’istituzione di una Giornata Mondiale dei Poveri. Il suo impegno fu premiato da Paolo VI, che gli diede la possibilità di parlare. Fu il primo laico a partecipare a un dibattito del Concilio. Lo fece il 5 novembre 1964, introducendo il capitolo 4, paragrafo 24 De Pauperitate Mundiali, sulla povertà mondiale, nello schema sulla Chiesa nel mondo moderno.

Il suo intervento era intitolato “Povertà mondiale e la coscienza cristiana”. Norris chiese “una chiamata all’azione che includa una struttura che possa escogitare il tipo di istituzioni, contatti, forme di cooperazione e politiche che la Chiesa possa adottare per assicurare la partecipazione di tutti i cattolici agli attacchi mondiali della povertà”.

Sono temi che vengono incorporati nel numero 90 della Gaudium et Spes, che parla appunto della partecipazione dei cristiani nelle istituzioni internazionali.

Un paragrafo che è anche alla base della creazione del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace da parte di Paolo VI, così come del Pontificio Consiglio Cor Unum, che serviva proprio da coordinamento per le varie agenzie caritative cattoliche.

Paolo VI volle Norris al suo fianco durante il suo viaggio a Ginevra del 10 giugno 1969, durante il quale visitò l’Organizzazione Internazionale del Lavoro e il Consiglio Mondiale delle Chiese.

Tanta era la stima che Paolo VI aveva di lui, che lo nominò anche come rappresentante della Santa Sede al funerale di Martin Luther King, e lo nominò esperto per il Sinodo dei vescovi del 1971 sul tema della Giustizia del Mondo. Norris fu anche membro della delegazione della Santa Sede inviata per ratificare il Trattato di Non Proliferazione delle Armi Nucleari.

Molte le testimonianze della santità di vita di Norris, molti i riconoscimenti per il suo aiuto dei poveri. Tanto più che, mentre lavorava per la Santa Sede, continuava a viaggiare instancabilmente in Paesi come Biafra, Burundi e Vietnam per portare aiuti. Vinse la Fritdjof Nansen Medal in riconoscimento dei servizi fatti alla causa dei rifugiati e degli sfollati.

Morì il 17 novembre 1976. Ma il suo lavoro continua ancora oggi. E dimostra come tutto sia correlato, nella Dottrina Sociale della Chiesa. Tanto più che Norris partì dal lavoro con i rifugiati per arrivare a lavorare con i poveri. Proprio questo lavoro instancabile per gli ultimi lo ha reso un personaggio straordinario, sebbene poco conosciuto. Eppure, molta della Chiesa di oggi (dall’attenzione per i migranti all’opzione preferenziale per i poveri, dal bando al nucleare all’attenzione per il mondo del lavoro) è anche opera sua.

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