Australia, un risarcimento record per gli abusi. E la morte di un vescovo innocente

La diocesi di Perth ha acconsentito a un pagamento record per risarcimento degli abusi. E, per ironia della sorte, nella stessa settimana in cui questo è successo, è morto l’arcivescovo Wilson, persino condannato prima che le accuse fossero considerate in

L'arcivescovo Philip Wilson, scomparso il 17 gennaio 2020
Foto: Arcidiocesi di Adelaide
Facebook Twitter Google+ Pinterest Addthis

La notizia del risarcimento record ad una vittima di abusi stabilito da parte della Chiesa Cattolica Australiana è arrivata nella stessa settimana in cui è morto l’arcivescovo Wilson, emerito di Adelaide, che fu persino condannato per aver coperto degli abusi da un tribunale civile, ma che in appello fu invece considerato innocente.

Sono le storie della Chiesa australiana, una Chiesa che si sente sotto assedio, e ne ha ragione, se si considera che la Royal Commission, l’organismo governativo che ha stabilito delle raccomandazioni per rispondere ai casi di abusi, ha fatto persino pressione perché la Chiesa abolisse il segreto della confessione.

In un clima da caccia alle streghe, non è difficile, dunque, che ogni notizia di abusi vera o presunta sia oggetto del fuoco incrociato dei media e dell’opinione pubblica. Ed è in questo clima che l’arcidiocesi di Perth è arrivata a stabilire la cifra record di risarcimento di 2,45 milioni di dollari australiani, più di un milione e mezzo di euro.

Il risarcimento va alla vittima di padre Bert Adderley, sacerdote morto negli Anni Ottanta senza mai essere condannato, che per anni aveva abusato di molti ragazzi nelle regioni dell’Australia Occidentale e a Perth.

La vittima, che oggi ha 52 anni, è stato abusato e violentato dal sacerdote tra il 1977 e il 1980, e ha fornito prove schiacciati degli abusi subiti. L’attuale arcivescovo di Petrth, Timothy Costelloe, ha apprezzato che la vittima “abbia avuto l’opportunità di vedere la sua storia raccontata e creduta e che sia stato risarcito finanziariamente”.

L’arcivescovo Costelloe ha anche parlato degli abusi come di “un capitolo oscuro della Chiesa in Australia” e affermato che “niente può giustificare o annullare i terribili errori del passato”.

Se gli abusi ci sono stati, e sono stati durissimi, succede anche che le accuse di abuso non siano sostanziali. Ed è quello che è successo all’arcivescovo Philip Wilson di Adelaide, morto lo scorso 17 gennaio, inaspettatamente, all’età di 70 anni. Secondo l’arcidiocesi di Adelaide, l’arcivescovo emerito aveva una serie di problemi di salute.

Nel 2018, l’arcivescovo Wilson era stato condannato per aver coperto gli abusi di un sacerdote chiamato Jim Fletcher, che era stato nella diocesi di Maitland con Wilson nel 1970.

L’arcivescovo Wilson era stato condannato a 12 mesi di arresti domiciliari, e per questo aveva presentato a Papa Francesco le dimissioni, che il Papa aveva accettato.

Già nel dicembre 2018, il giudice Roy Ellis aveva ribaltato la sentenza perché c’erano ragionevoli dubbi che il crimine fosse stato commesso, sottolineando che “la Chiesa cattolica ha molto da rispondere per il suo approccio autoprotettivo, ma non è da me punire la Chiesa Cattolica per il suoi deficit morali istituzionali e di punire Wilson giudicandolo colpevole a causa dei peccati dell’ormai defunto James Fletcher”.

Ti potrebbe interessare