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Australia, una nuova legge mette a rischio la libertà religiosa

Nello Stato di Victoria, la legge contro le discriminazioni limita fortemente la libertà delle scuole cristiane. La protesta dei vescovi

Arcivescovo Comensoli | L'arcivescovo Peter Comensoli di Melbourne | Arcidiocesi di Melbourne Arcivescovo Comensoli | L'arcivescovo Peter Comensoli di Melbourne | Arcidiocesi di Melbourne

L’arcivescovo Peter Comensoli di Melbourne non ha usato mezze parole: la riforma sulle esenzioni religiosi dell’Equal Opportunity Act andrà gravemente a diminuire i diritti delle organizzazioni religiose di gestire le loro attività secondo la loro fede e la loro coscienza.

La legge è stata introdotta il 27 ottobre, ed è passata in seconda lettura. Neil Foster, professore di diritto dell’Università di Newcastle, ha analizzato la legge sottolineando come questa sia un grave rischio per la libertà religiosa. E non è il solo a pensarla così.

Ma cosa dice la legge? Riassumendo, con gli emendamenti le scuole religiose perdono il diritto di scegliere il loro staff sulla base dell’adesione o meno delle persone assunte ai valori fondamentali insegnati nella scuola, andando a restringere il campo della possibile selezione solo sul credo religioso (cosa che potrebbe applicarsi anche ad un insegnante di studi religiosi.

Inoltre, a tutte le scuole e i board religiosi delle scuole viene imposta una legge che tutte le religioni di assunzioni basate su credo religioso devono essere comunque giustificato dimostrando che “i requisiti inerenti” del lavoro richiedano quel criterio, cosa che porta alla conseguenza che sarà un tribunale a determinare se questi requisiti sono applicabili o meno.

Infine, la legge rimuove completamente l’attuale diritto dei cittadini dello Stato di Victoria di non essere denunciati per discriminazione se viene dimostrato che “la loro azione era necessaria per conformarsi alle dottrine, al credo o ai principi della loro religione”.

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Decisioni inaccettabili per l’arcivescovo Comensoli di Melbourne, il quale ha notato che “la gente di fede è stata spalla a spalla con gli altri vittoriani in questa pandemia e mostrato straordinaria cura per i vulnerabili e per quelli che affrontano isolamento, solitudine e grande paura. E sono profondamente preoccupato che, come persone di fede che escono da una pandemia, il governo possa scegliere questo tempo per cominciare a dire loro cosa debba essere importante per loro nelle loro organizzazioni religiose”.

E ancora, l’arcivescovo Comensoli ha detto che “in molti settori, i cattolici portano avanti organizzazioni con un impegno aperto e inclusivo per tutte le persone di cui si prendono cura, senza considerare le circostanze personali di ciascuno. E improvvisamente, il governo è determinato a dire loro se la loro identità religiosa possa essere un fattore nel gestire le questioni di assunzioni.

Questo ha portato l’arcivescovo Comensoli a preoccuparsi anche per le scuole cattoliche, che sono state “un faro di fiducia e di accoglienza per così tanti proprio perché sono gestite sulle basi della fede e dei valori cattolici”. Insomma, non dovrebbe essere “un tribunale o una burocrazia governativa a determinare cosa costituisca una condotta fedele nel contesto religioso”.

L’arcidiocesi di Melbourne ha quindi chiesto al governo di ripensare seriamente le proposte, e di lasciar perdere il test sui “requisiti inerenti”. E c’è da scommettere che non sarà sola in questa richiesta.