Austria, depenalizzato il suicidio assistito. Schoenborn: “Uccidere non diventi routine”

L’ultimo provvedimento della Corte Suprema tedesca non legalizza l’eutanasia. Ma depenalizza l’uccisione su richiesta e il suicidio assistito

Cardinale Christoph Schoenborn, arcivescovo di Vienna
Foto: Daniel Ibanez / ACI Group
Facebook Twitter Google+ Pinterest Addthis

Ampliare hospice e cure palliative, perché “uccidere non diventi routine”. Il Cardinale Christoph Schoenborn, arcivescovo di Vienna, replica così alla decisione della Corte Suprema Austriaca, che va a depenalizzare suicidio assistito e uccisione su richiesta a partire dal 2022. Non è la legalizzazione dell’eutanasia, ma è un passo in avanti fondamentale. E la voce del Cardinale non è isolata: tutti i vescovi si sono espressi con sgomento di fronte all’ipotesi.

Il pronunciamento della Corte Suprema è arrivato quasi inaspettato sull’Austria che orgogliosamente non aveva mai aperto ad ipotesi di suicidio assistito. Dopo la terribile esperienza dell’occupazione nazista, non c’era mai stata apertura in Austria per possibili suicidi assistiti. Tanto che l’arcivescovo Franz Laeckner, presidente della Conferenza Episcopale Austriaca, non ha mancato di far notare che la decisione della Corte Suprema rappresenta “una rottura culturale con la precedente protezione incondizionata delle persone alla fine della vita”.

La Corte Suprema è arrivata al pronunciamento a seguito di quattro ricorsi, sostenuti dall’associazione svizzera per l’eutanasia Dignitas, che chiedevano che i due paragrafi del Codice Penale che trattano “l’omicidio su richiesta” e il “Suicidio assistito” venissero rivisti sulla base di una decisione analoga che la Corte Costituzionale Federale Tedesca a inizio anno.

L’11 novembre, la Corte Austriaca ha così stabilito che era “incostituzionale” vietare ogni forma di assistenza al suicidio, perché questo divieto violerebbe il diritto all’autodeterminazione. L’eutanasia resta esclusa, ma a partire dal 1° gennaio 2022, il suicidio assistito sarà possibile a precise condizioni.

La reazione del Cardinale Schoenborn non si è fatta attendere. L’arcivescovo di Vienna ha notato che la sentenza aumenterà la pressione su anziani e malati perché “si tolgano di mezzo suicidandosi”, ha auspicato che il Parlamento “cerchi buone soluzioni con saggezza”, che le strutture ospedaliere e palliative vengano ampliate perché “uccidere non diventi routine”.

Il Cardinale ha concesso che ci sono “situazioni insopportabili in cui i malati gravi desiderano morire”, ma a questo si risponde con “vicinanza, sollievo dal dolore, affetto”.

L’arcivescovo di Vienna ha lamentato che fino a questo momento c’era stato consenso sul fatto che la buona via erano “le cure palliative”, e che l’Austria “era un buon modello” perché “il terribile ricordo dell’eutanasia di massa di quanti sono indegni della vita nell’era nazista è sempre stato preso come un avvertimento”. Ma ora, la sentenza della Corte Costituzionale crea “una rottura”, e così” ci sarà sempre maggiore pressione su persone malate, stanche e sofferenti affinché si concepiscano come un ostacolo per gli altri”.

Michael Prueller, portavoce del Cardinale Schoenborn, ha affermato a sua volta che la decisione porterà gradualmente all’eutanasia, se ci si fa alle esperienze europee, perché i giudici hanno “postulato un diritto al suicidio che si basa sul diritto ad una morte dignitosa”. Prueller ha amaramente concluso: “La diga si è rotta. Che tu la veda come un sollievo o, come me, come una minaccia: la strada è chiara per uccidere come opzione riconosciuta. Con tutte le conseguenze".
Anche l’Azione Cattolica Carinzia ha protestato contro la decisione, affermando che è ora necessario “come società opporsi a questo affinché la vita sia degna di essere vissuta e la dignità di tutti possa rimanere inviolabile”.

Le reazioni degli altri vescovi austriaci sono state altrettanto dure. Il vescovo Benno Elbs di Feldkirchen ha definito la sentenza “uno schiaffo in faccia all’umanità” che “solleva più domande che risposte”

Infine, commentando la sentenza per l’agenzia Kathpress, il teologo Paul Zuhlener ha affermato che “occorre prima chiarire cosa si intenda per ‘morte dignitosa’ in una cultura della solidarietà e ‘dolore insopportabile’ in un’epoca di medicina superspecializzata”. E mette in guardia dal rischio che “interessi secondari, come l’onere delle cure o i costi di un morire spesso lento” non si infiltrino nell’argomento della autodeterminazione.

Ti potrebbe interessare