Azione Cattolica e bene del Paese, a colloquio con il presidente Matteo Truffelli

Matteo Trufelli presidente di Azione Cattolica
Foto: Azione Cattolica
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Si apre oggi a Roma XXXVIII Convegno Bachelet «Azione Cattolica e Azione politica», dedicato all’impegno per l’Italia che caratterizza l’Ac sin dalle sue origini. Ne abbiamo parlato con Matteo Truffelli, presidente nazionale dell’AC

Presidente, il Convegno racconta l’impegno “politico” dell’ Azione Cattolica in 150 anni di vita. Come raccontare ai giovani di oggi  il filo rosso che ha guidato AC?

Innanzitutto dimostrando loro nei fatti che quel filo rosso adesso è nelle loro mani. L’Ac è stata fondata centocinquant’anni fa da due giovani, Mario Fani di  22 anni e Giovanni Acquaderni di 28, e oggi come allora dentro l’associazione i giovani condividono ogni responsabilità con gli adulti. Lasciare loro la possibilità di esercitare la propria responsabilità, dimostrare fiducia nella loro capacità di costruire il bene per se stessi e per la società in cui vivono, è il modo migliore per fare sentire i giovani di oggi parte di una grande storia di impegno a servizio del nostro Paese. Una storia che è stata caratterizzata dal contributo di tante grandi personalità, di cui tutti ricordiamo i nomi, ma anche e soprattutto da tantissimi giovani e adulti anonimi, che hanno contribuito in maniera decisiva a costruire il tessuto sociale italiano.

A quasi 40 anni dall’ assassinio di Vittorio Bachelet cui è intitolato il Convegno, quanto della sua visione è stato attuato ?

Per certi verso molto. Se pensiamo al cammino che l’Azione Cattolica, e con lei tanta parte del mondo ecclesiale, ha compiuto lungo la direzione indicata dalla cosiddetta “scelta religiosa”. Una scelta voluta proprio da Bachelet, che vedeva in essa la via più coerente ed efficace attraverso cui una realtà ecclesiale come l’AC può gettare dentro il cuore della storia, quindi anche in politica, il seme buono del Vangelo. E molto è stato fatto anche se pensiamo a un altro aspetto dell’impegno politico che stava molto a cuore a Vittorio: la penetrazione della Costituzione, dei suoi principi e delle sue norme, in ogni ambito della vita politica, sociale, economica del Paese. Naturalmente, molto resta da fare. Ma con il suo grande senso della storia e della realtà, che lo contraddistingueva, Bachelet non ne sarebbe sorpreso.

Lei si è occupato in particolare della redazione degli “ Scritti civili”,  e degli “ Scritti ecclesiali“ cosa insegnano ai ragazzi oggi?

In quei due volumi, che raccolgono la quasi totalità degli scritti di Bachelet di carattere non accademico, sono contenuti tantissimi spunti di riflessione, tante provocazioni, tante indicazioni di marcia che mantengono ancora oggi tutta la loro forza e freschezza. Due cose, in particolare, mi piace ricordare. La convinzione che la democrazia può funzionare solo se è concepita come corresponsabilità. Come un processo che necessita, cioè, del contributo responsabile di tutti: delle istituzioni, degli organi di informazione, delle forze politiche, ma anche, e anzi in primo luogo, di ciascun cittadino. A ogni età, con ogni preparazione, in ogni condizione. E poi la convinzione che per poter concorrere alla costruzione di una società più giusta e più umana occorre sempre essere consapevoli della parzialità e della sempre inesauribile inadeguatezza del bene che la politica può realizzare e, proprio per questo, avvertire con forza la straordinaria importanza di ogni piccolo passo che si può compiere in quella direzione.

Una relazione parla in particolare della promozione delle donne. Oggi in Italia ce ne è ancora bisogno?

Certamente. Anche da questo punto di vista, per fortuna, in questi centocinquant’anni in cui l’Azione Cattolica è vissuta sono stati fatti molti passi in avanti. E questo anche grazie alla nostra associazione, mi permetto di dire. Perché essa ha svolto un lavoro oscuro ma profondissimo di emancipazione della donna, e in particolare delle giovani donne, non solo dentro la Chiesa, ma anche nella società. Dando loro compiti di responsabilità e portandole a parlare in pubblico, a girare l’Italia per l’associazione quando ancora nella mentalità comune le brave ragazze dovevano uscire di casa accompagnate. Non è certo un caso, d’altra parte, se oggi in moltissime diocesi e regioni i principali ruoli di responsabilità della nostra associazione sono tenuti da donne. Ma anche in questo caso molto rimane da fare. Innanzitutto, non si deve mai abbassare la guardia nel campo culturale ed educativo, per aiutare le nuove generazioni a crescere nel rispetto e nell’apprezzamento delle differenze.

Se si dovessero riassumere in una relazione gli ultimi decenni della politica italiana vista da AC, che ne è della visione “cattolica” della società ? Dal divorzio, all’ aborto al DAT.....

Sono tante le questioni e i problemi che penso tutti abbiano davanti agli occhi, quando guardano alla realtà italiana. Il nostro sembra un Paese sostanzialmente fermo, ripiegato su sé stesso, incapace di prendere in mano il proprio destino perché sempre più diviso e rancoroso, sempre più impaurito e sfiduciato, sempre più carico di diseguaglianze. Con una politica che appare avvitata su se stessa e sempre meno capace di alzare lo sguardo oltre l’immediato tornaconto per proporre un progetto di futuro. Questo non può che preoccupare, ma rappresenta anche, ancora una volta, un richiamo alla responsabilità di tutte le energie sane presenti nel nostro Paese, e sono tante.

Il Premio Bachelet 2017  va ad una tesi che parla di inclusione e di politiche partecipative in favore degli immigrati e dei minori, qual è l’attività in questo campo di AC oggi ?

Molte, moltissime associazioni delle nostre diocesi e parrocchie sono impegnate in vario modo in attività di accoglienza, di integrazione, di accompagnamento di coloro che arrivano in Italia per sfuggire alla morte e alla povertà. In tanti casi ciò avviene in collaborazione con altre realtà, ecclesiali e non, perché siamo convinti che questo sia il tempo in cui compiere ogni sforzo per mettersi insieme, lavorare insieme, portando ciascuno la propria sensibilità e il proprio bagaglio di conoscenze e competenze. Un altro piano su cui una realtà come l’AC svolge un ruolo importante è quello informativo e formativo, con l’intento di cambiare la narrazione del fenomeno migratorio, togliendo la maschera a mistificazioni e manipolazioni strumentali. C’è poi un altro piano di iniziativa in cui siamo impegnati, che è quello, per così dire, più politico: da tempo aderiamo ad alcune campagne volte a modificare i criteri di accoglienza e integrazione dei migranti. Proprio oggi abbiamo presentato, insieme a un numero cospicuo di realtà del mondo ecclesiale, un’articolata proposta per una modifica radicale delle leggi in materia, che abbiamo chiamato #agendamigrazioni.

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