Simposio CCEE, l'incoraggiamento del Papa. E Bagnasco: "L'Europa può essere giovane"

L'apertura del Simposio CCEE di Barcellona sull'accompagnamento dei giovani, Barcellona, 28 marzo 2017
Foto: CCEE
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Non una inevitabile vecchiaia, ma una nuova giovinezza. È questa la prospettiva dell’Europa per il Cardinale Angelo Bagnasco, presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee che in questi giorni sta celebrando un simposio sui giovani a Barcellona.

Iniziato il 28 marzo, in quattro giorni il simposio mette insieme le realtà pastorali di catechesi, giovani, educazione, vocazioni e università delle Conferenze episcopali europee, con sullo sfondo il sinodo sui giovani che è in preparazione per il 2018. E anche Papa Francesco ha voluto mandare il suo augurio, attraverso un messaggio firmato dal Segretario di Stato, il Cardinale Pietro Parolin.

Si legge nel messaggio che il Papa incoraggia i partecipanti "a condurre una riflessione sulle sfide dell’evangelizzazione e sull’accompagnamento dei giovani affinché, mediante il dialogo e l’incontro, e come membra vive della famiglia di Cristo, i giovani siano portatori convinti della gioia del Vangelo in tutti gli ambiti".

In attesa di unirsi ai partecipanti, il Cardinale Bagnasco ha inviato un breve messaggio nel giorno dell’inaugurazione, con sullo sfondo la celebrazione dei 60 anni dell’Unione Europea. Ai capi di Stato europei che lo hanno visitato per la ricorrenza, Papa Francesco ha ricordato le radici cristiane dell’Europa. E il Cardinale Bagnasco riprende quel messaggio, e ricorda “il cammino intrapreso sessant’anni fa da popoli e nazioni desiderosi di costruire una casa comune, una comunità di destino, uno spazio dove è al centro la persona umana e la sua dignità, che trova nel Vangelo il suo fondamento migliore e la sua garanzia più certa”.

Il simposio si concentra sul tema dell’accompagnamento. Il Cardinale Bagnasco sottolinea che “camminare insieme” non solo è “possibile e bello”, ma anche “necessario in un mondo sempre più globalizzato, dove dividerci significa perdere la strada”, e questo vale anche per l’Unione Europea, che deve “guardare avanti con fiducia” approfondendo “le radici spirituali e culturali dell’Unione e del continente europeo”.

Questo vale anche per i giovani, “il futuro di questo continente antico, ma non spento”, che fanno sì che l’Europa abbia “la prospettiva di una nuova giovinezza, non di un’inevitabile vecchiaia”, e che il successo del continente dipenderà “dalla volontà di lavorare ancora una volta insieme e dalla voglia di scommettere sul futuro”.

Insomma, si deve “credere nell’Unione Europea, ma prima ancora nell’identità del continente”, con “realismo e speranza”, ricordando che “l’Europa ha il compito di ricordare al mondo la dignità della persona umana e un’antropologia globale e integrale, dove la sacralità e l’inviolabilità della vita sono il cuore, e così la libertà dell’uomo, la responsabilità di ciascuno”, e anche lanciare il messaggio delle “possibilità drammatiche di una tecnologia che, quando viene sganciata dalla dimensione etica e razionale, può rivoltarsi contro l’uomo”.

Il tema del simposio è dato dal brano dei discepoli di Emmaus. L’arcivescovo Marek Jedraszewski, arcivescovo di Cracovia, sottolinea nel suo intervento inaugurale che “la storia dei discepoli diretti ad Emmaus continua a rimanere attuale in riferimento ai giovani che vivono nell’Europa di oggi. Molti di loro sono nati in famiglie cristiane e in maniera in qualche modo naturale crescono nella fede della Chiesa cattolica. Molti altri per motivi diversi hanno perduto la fede, talora a causa della perdita della fiducia nella Chiesa. Molti altri, ancora, sanno che esiste la religione cristiana, anzi: molti di loro hanno sentito [parlare] di Cristo crocifisso e risorto come del messaggio principale col quale la Chiesa si rivolge al mondo, ma rimangono ad una grande distanza da Lui”.

A tutti questi giovani, che hanno perso anche i riferimenti religiosi, “la Chiesa si avvicina e attraverso i suoi testimoni comincia ad edificare in loro la speranza in una nuova, autentica vita”.

Il Cardinale Antonio Canizares Llovera, arcivescovo di Valencia, afferma: “La Chiesa non ha altra ricchezza che la parola di Cristo, e non la possiamo silenziare, né la lasceremo morire, né la possiamo negare a quanti ce la chiedono”. Mentre il Cardinale Vincent Nichols, arcivescovo di Westminster e vicepresidente del CCEE sottolinea che “la più grande sfida è data dall’indifferenza e dal cinismo”, e che i giovani, con il loro “modo fresco di vedere le cose”, sono chiamati a guardare il bello, perché “la buona politica si appella al bello che c’è in noi”.

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