Balestrero, nunzio in Colombia: il Papa viene per spezzare la polarizzazione della società

SEcc. Monsignor Ettore Balestrero Nunzio in Colombia
Foto: www.cec.org.co
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Papa Francesco è il terzo Pontefice che visita la Colombia. Paolo VI si recò a Bogotà nell’agosto del 1968, Giovanni Paolo II nel 1986 con un viaggio di una settimana con una sosta perfino nel luogo della eruzione del vulcano Nevado del Ruiz, e ora Francesco, Papa latinoamericano.

Ne abbiamo parlato con l’arcivescovo Ettore Balestrero nunzio apostolico in Colombia.

Il Primo viaggio del 1968 di Paolo VI, fu un viaggio storico, uno dei primissimi di un Papa all’estero e addirittura fuori del continente, 31 anni fa il viaggio di Giovanni Paolo II lo ricordano come un grande evento storico, e così i colombiani vivono questo viaggio come un avvenimento importantissimo che è stato preparato con un grande impegno, sia a livello organizzativo ma sopratutto spiritualmente. C’è stata una grande veglia di preghiera e si è chiesto ai colombiani che pregassero gli uni per gli altri per uscire dall’individualismo, dalla preoccupazione per se stessi e si è chiesto un gesto concreto per un colombiano che soffre. E ci sono state anche delle giornate per le confessioni per coloro che lo desideravano. 

Per la Colombia Paolo VI è stato il grande maestro che è venuto ad insegnare che cosa è lo sviluppo, in un paese che era allora molto povero. Giovanni Paolo II è ricordato come il padre che ha convocato le folle e ha suscitato una settimana di entusiasmo nazionale. Francesco è atteso con la gioia di chi attende un amico, qualcuno che posSa scuotere le coscienze. Con la consapevolezza ovviamente che il padre è anche amico e che l’amico è anche padre, ma con la caratteristica di una persona che conOsce la Colombia, ne comprende la mentalità, conosce il paese e lo apprezza e penSa che possa avere un ruolo importante nella regione, e apprezza la Chiesa in Colombia, che è il settimo paese al mondo per numero di cattolici.

E come tutti gli amici che si attendono c’è una disponibilità a farsi fare della domande di fondo, profonde. In particolare, che cosa volete fare della vostra società colombiana? Che cosa volete fare della vostra vita? Dov’è Dio nella vostra vita? Che senso profondo ha la vostra vita? Queste domande sono fondamentali oggi per i colombiani.

Che tipo di Chiesa incontra il Papa?

Una Chiesa ben strutturata, con circa 80 diocesi un centinaio di vescovi, una Chiesa che ha pagato anche con il sangue il conflitto che ha segnato la storia della Colombia. Il Papa infatti beatificherà un sacerdote e un vescovo, Padre Ramirez  e il vescovo Jaramillo Monsalve di ArauCa come martiri, perché uccisi in odio alla fede. 

Ramirez, il santo del perdono, che come Gesù perdonò coloro che lo stanno massacrando a colpi di machete e pochi istanti prima di morire scrisse il suo testamento nel quale si trova: …..”io sono felice di versare il mio sangue per Amero”. Il parroco cui avevano consigliato di prendere qualche strumento di difesa, era un periodo di grande tensione dopo la rivoluzione del 1948, e che dice: “per un sacerdote è meglio morire che uccidere. “

E il vescovo ucciso da una organizzazione terroristica, si rende conto che sta rischiando e viene lasciato solo e rivive le tappe della passione di Gesù nella fase finale della sua vita nella quale viene sequestrato e ritrovato crivellato di colpi. E questo è avvenuto nel 1989, sono ancora vivi molti che lo hanno conosciuto. Per entrambi il processo si è svolto con grande rigore, esaminando non soltanto la limpidezza della loro vita, ma anche l’eroicità della loro morte per odio verso la fede.

La Chiesa ha un forte credito sociale, gode di grande fiducia ed è impegnata nella evangelizzazione e nell’attuazione delle indicazioni della conferenza di Aparecida. E’ chiamata ad accompagnare da vicino una società che sta subendo una trasformazione. 

Quindi l’attesa della società è che il Papa indichi la via della pace?

Il Papa viene come pellegrino della speranza della riconciliazione e della pace, nella consapevolezza che questa è un dono di Dio, e la pienezza della pace è Cristo, per cui la pace non è solo un processo, ma la speranza comune, l’anelito di tutti i colombiani, sulla quale è possibile costruire un futuro diverso. 

Identificare la pace con il processo di pace con le FARC è limitante, e diventa un fattore polarizzante, invece è un valore grande, sommo, un anelito e una speranza che unisce tutto il popolo. Perché chiunque in Colombia vuole la pace. 

Oggi la società colombiana sta chiudendo il capitolo del conflitto con le FARC ma ci sono ancora aspetti giuridici e sociali ancora aperti. Quindi la Colombia sta aprendo un nuovo capitolo che È ancora tutto da scrivere e dipenderà dalla scelte dei colombiani. Essi sono capaci, lavoratori e accoglienti. Ora hanno la possibilità e le risorse umane e naturali per agganciare le grandi democrazie occidentali. Ma la Colombia corre anche il rischio, se fa delle scelte sbagliate, di cadere nelle debolezze e nelle contraddizioni delle società occidentali. Di qui l’importanza di costruire una società che sia rispettosa di Dio e degli uomini, che sappia vivere la riconciliazione, tema centrale della visita del Papa.

L’attesa è che il Papa aiuti a fare il primo passo verso Dio, la cui presenza è vicina e non superata, colui che, solo, può dare il senso pieno alla vita di ogni colombiano, è la fonte della libertà e della felicità, è l’orizzonte per la piena realizzazione della persona. 

E quindi fare un passo verso gli altri e guardarli con occhi nuovi, occhi di speranza.

Credo che la Colombia debba lasciare la porta aperta perché il singolo possa cambiare, perché il gruppo possa cambiare. Dio non fissa per sempre lo stato di una persona e non lo deve fare nemmeno la società, ma questo non esclude che ognuno debba rispondere responsabilmente di quello che ha fatto e che non tutte le responsabilità sono uguali. 

Quali sono i rischi di una pace senza riconciliazione?

Il Papa può aiutare a non limitarsi a dividere la società in coloro che hanno commesso violenza e coloro che invece l’hanno subita, perché quanto in un certo senso mantiene l’attuale polarizzazione sociale e politica. Il Papa può aiutare a trovare, piuttosto, un comune denominatore , che forse sta nel fatto di considerarsi come una comunità di reduci. Ciò da anche speranza, perché comporta la comune responsabilità di costruire una Colombia nuova. Ovviamente senza con ciò misconoscere le diverse responsabilità e la necessità di rispondere ad esse.

Per trovare una pace sostenibile,  il Papa aiuterà i giovani a non lasciarsi prendere da scetticismo e indifferenza, Ricorderà gli indigeni e gli afro, con le loro tante difficoltà, parlerà di misericordia, ma anche di verità e di  giustizia, perché se a questa triade manca una solo di questi sentimenti, il rischio è quello di cadere nella vendetta su chi è socialmente più debole.

Le tappe del viaggio affrontano tutti questi temi ?

Certo,  si parte da Bogotà sede delle istituzione civili e religiose, dove il Papa svilupperà il tema della vita in ogni suo aspetto e ci  sarà un incontro con i vescovi del CELAM, poi Villavicencio una città dove nessun Papa è mai stato, una città scossa e flagellata dalla violeNza, porta verso l’Amazzonia, dove si svilupperà  il tema della riconciliazione con i fratelli e con l’ambiente, che in alcune zone del paese è devastato selvaggiamente e presterà attenzione agli indigeni e dei contadini, che attualmente rappresentano circa il 25% della popolazione.

C’è poi Medellin, una città molto più bella di quanto lasci immaginare la sua pessima fama, legata al narcotraffico. E’ stata una delle città con il maggior sviluppo tecnologico in America Latina ed è una regione molto cattolica. Il Papa parlerà della vocazione, matrimoniale sacerdotale e religiosa, e per la prima volta, all’incontro con i consacrati, ci saranno anche i familiari, per mostrare come le vocazioni si armonizzano nel rispondere all’unica chiamata alla santità. 

A Cartagena, ultimo giorno, il Papa metterà al centro i diritti umani. A Cartagena è sepolto San Pietro Claver, gesuita che si definiva “schiavo degli schiavi”. Claver andava ad accogliere gli schiavi che arrivavano dall’Africa, scoraggiati abbandonati, mezzi morti e stava loro vicino perché riconosceva la dignità che è scolpita dentro ogni persona umana. Egli è un modello esimio di promozione dei diritti umani. Il Papa visiterà alcune zone poverissime della periferia esterna, lontana dal centro antico coloniale. Il tema sarà anche la attenzione ai discendenti degli africani, e molti verranno dal Pacifico per questo incontro con il Papa. 

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