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Benedetto XV, l'infanzia spirituale di Teresa di Lisieux

Nell'agosto 1921 Benedetto XV approvava il decreto che attestava le eroicità della Serva di Dio Teresa del Bambin Gesù

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“Le parole « Se non diventerete come fanciulli » importano l’obbligo di lavorare per riprendere le doti del fanciullo. Sarebbe ridicolo il pensare alla possibilità di riprendere l’aspetto e la debolezza dell’età infantile; ma non è fuor di ragione scorgere nelle divine parole un ammonimento, rivolto anche agli uomini di età matura, per farli tornare alla pratica di quelle virtù che costituiscono l’infanzia spirituale”. Sono le parole pronunciate da Papa Benedetto XV il 14 agosto 1921 dopo aver approvato il decreto che attestava le eroicità della Serva di Dio Teresa del Bambin Gesù, beatificata nel 1923 e canonizzata nel 1925 da Papa Pio XI.

“Questa serva di Dio – spiegava il Pontefice - al divino servizio non consacrò lunghi anni né ardue imprese; eppure in meno di cinque lustri apparve piena di meriti: sebbene alunna di un Ordine religioso in cui il serto dei dottori è vanto anche del sesso debole, non fu nutrita di forti studii; eppure ebbe tanta scienza che conobbe per sé, e seppe additare anche ad altri la vera via della salute. Ma donde quella copiosa messe di meriti? dai frutti maturati nel giardino dell’infanzia spirituale; donde questo ampio corredo di dottrina? dai segreti che Dio rivela ai pargoli”.

Il ricorso di Teresa alla preghiera – aggiungeva il Papa - era così frequente, e così completo era l’abbandono di lei nelle mani di Dio, che la vita sulla terra non le sembrava nemmeno meritevole di essere paragonata a quella del cielo. Amava essa di purissimo affetto i parenti, eppure, quando li sapeva infermi, era angustiata dal timore che, pregando per la loro guarigione, avrebbe potuto contribuire a ritardare ad essi ciò che diceva valere assai più, la vita del cielo”.

La santità di Teresa – rilevava ancora Benedetto XV – “fu formata di virtù eroiche pel pratico e costante amore alla infanzia spirituale. Al riconoscimento teorico di questa verità sia però compagno anche il proposito della imitazione della novella Eroina. L’epoca nostra si manifesta troppo inclinata agli infingimenti e alle arti subdole. Non è perciò a meravigliare che sia tanto raffreddata la pietà verso Dio, e sia tanto diminuita la carità verso il prossimo. Si cambi dunque tenore di vita: agli inganni, alle frodi, alle ipocrisie dei mondani tenga dietro la sincerità del fanciullo, e colla sincerità del bimbo alla luce degli esempi della Carmelitana di Lisieux, si propaghi la santa abitudine di camminar sempre alla presenza di Dio, e di essere sempre pronti a lasciarci portare dalla mano della Divina Provvidenza”.

“Nei tristi giorni del recente conflitto mondiale – concludeva il Papa - Noi stessi ricevemmo gran numero di lettere di soldati e di ufficiali francesi, che attribuivano alla protezione di Suor Teresa essere scampati ad imminente pericolo di morte. Erano lettere che portavano il sigillo della sincerità, perché spesso accompagnate dall’annunzio di aver « cambiato vita » in attestato di gratitudine alla benigna interceditrice di grazie. Auguriamo pertanto che il segreto della santità di Suor Teresa non resti occulto a nessuno dei Nostri figli”.

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