Benedetto XVI e il senso della malattia

Oggi il Papa Emerito compie 93 anni, ripercorriamo le sue catechesi sul significato della malattia in questa pandemia di coronavirus

Papa Benedetto XVI
Foto: World Meeting of Families 2012/CNA
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Papa Benedetto XVI compie oggi 93 anni. Il Papa emerito è nato, infatti, il 16 aprile 1927 a Marktl am Imm, in Baviera. E in questo difficile tempo di pandemia siamo certi che la preghiera di Papa Benedetto sia incessante. E proprio in questo periodo segnato dall’emergenza coronavirus vogliamo omaggiare – nel giorno del suo compleanno – Benedetto XVI ricordando alcuni suoi interventi circa il senso della malattia.

“L’esperienza della guarigione dei malati – spiegava il Papa nell’Angelus dell’8 febbraio 2009 - ha occupato buona parte della missione pubblica di Cristo e ci invita a riflettere sul senso e sul valore della malattia in ogni situazione in cui l’essere umano possa trovarsi. Nonostante che la malattia faccia parte dell’esperienza umana, ad essa non riusciamo ad abituarci, non solo perché a volte diventa veramente pesante e grave, ma essenzialmente perché siamo fatti per la vita, per la vita completa. Giustamente il nostro istinto interiore ci fa pensare a Dio come pienezza di vita, anzi come Vita eterna e perfetta. Quando siamo provati dal male e le nostre preghiere sembrano risultare vane, sorge allora in noi il dubbio ed angosciati ci domandiamo: qual è la volontà di Dio?”.

“È proprio a questo interrogativo che troviamo risposta nel Vangelo. Gesù – proseguiva Papa Benedetto - non lascia dubbi: Dio – del quale Lui stesso ci ha rivelato il volto – è il Dio della vita, che ci libera da ogni male. I segni di questa sua potenza d’amore sono le guarigioni che compie: dimostra così che il Regno di Dio è vicino, restituendo uomini e donne alla loro piena integrità di spirito e di corpo. Dico che questa guarigioni sono segni: non si risolvono in se stesse, ma guidano verso il messaggio di Cristo, ci guidano verso Dio e ci fanno capire che la vera e più profonda malattia dell’uomo è l’assenza di Dio, della fonte della verità e dell’amore. E solo la riconciliazione con Dio può donarci la vera guarigione, la vera vita, perché una vita senza amore e senza verità non sarebbe vita. Il Regno di Dio è proprio la presenza della verità e dell’amore e così è guarigione nella profondità del nostro essere. Si comprende, pertanto, perché la sua predicazione e le guarigioni che opera siano sempre unite: formano infatti un unico messaggio di speranza e di salvezza”.

Il Papa poi pronunciava parole che oggi sembrano quanto mai attuali. “Grazie all’azione dello Spirito Santo, l’opera di Gesù si prolunga nella missione della Chiesa. Mediante i Sacramenti è Cristo che comunica la sua vita a moltitudini di fratelli e sorelle, mentre risana e conforta innumerevoli malati attraverso le tante attività di assistenza sanitaria che le comunità cristiane promuovono con carità fraterna e mostrano così il vero volto di Dio, il suo amore. È vero: quanti cristiani – sacerdoti, religiosi e laici – hanno prestato e continuano a prestare in ogni parte del mondo le loro mani, i loro occhi e i loro cuori a Cristo, vero medico dei corpi e delle anime! Preghiamo per tutti i malati, specialmente per quelli più gravi, che non possono in alcun modo provvedere a se stessi, ma sono totalmente dipendenti dalle cure altrui: possa ciascuno di loro sperimentare, nella sollecitudine di chi gli è accanto, la potenza dell’amore di Dio e la ricchezza della sua grazia che salva”.

Nel Messaggio per la Giornata Mondiale del Malato del 2012, Benedetto XVI spiegava poi il senso e il significato dell’Unzione degli Infermi.

Il momento della sofferenza, nel quale potrebbe sorgere la tentazione di abbandonarsi allo scoraggiamento e alla disperazione, può trasformarsi – sottolineava - in tempo di grazia per rientrare in se stessi e, come il figliol prodigo della parabola, ripensare alla propria vita, riconoscendone errori e fallimenti, sentire la nostalgia dell'abbraccio del Padre e ripercorrere il cammino verso la sua Casa. Egli, nel suo grande amore, sempre e comunque veglia sulla nostra esistenza e ci attende per offrire ad ogni figlio che torna da Lui, il dono della piena riconciliazione e della gioia”.

Il Sacramento dell’Unzione degli Infermi – osservava ancora Papa Benedetto – “ci porta a contemplare il duplice mistero del Monte degli Ulivi, dove Gesù si è trovato drammaticamente davanti alla via indicatagli dal Padre, quella della Passione, del supremo atto di amore, e l'ha accolta. In quell'ora di prova, Egli è il mediatore, trasportando in sé, assumendo in sé la sofferenza e la passione del mondo, trasformandola in grido verso Dio, portandola davanti agli occhi e nelle mani di Dio, e così portandola realmente al momento della Redenzione. Ma l’Orto degli Ulivi è  anche il luogo dal quale Egli è asceso al Padre, è quindi il luogo della Redenzione. Questo duplice mistero del Monte degli Ulivi è anche sempre attivo nell'olio sacramentale della Chiesa segno della bontà di Dio che ci tocca. Nell’Unzione degli Infermi, la materia sacramentale dell'olio ci viene offerta, per così dire, quale medicina di Dio che ora ci rende certi della sua bontà, ci deve rafforzare e consolare, ma che, allo stesso tempo, al di là del momento della malattia, rimanda alla guarigione definitiva, alla risurrezione”.

Questo Sacramento – concludeva il Papa - merita oggi una maggiore considerazione, sia nella riflessione teologica, sia nell'azione pastorale presso i malati. Valorizzando i contenuti della preghiera liturgica che si adattano alle diverse situazioni umane legate alla malattia e non solo quando si è alla fine della vita, l'Unzione degli Infermi non deve essere ritenuta quasi un sacramento minore rispetto agli altri. L'attenzione e la cura pastorale verso gli infermi, se da un lato è segno della tenerezza di Dio per chi è nella sofferenza, dall'altro arreca vantaggio spirituale anche ai sacerdoti e a tutta la comunità cristiana, nella consapevolezza che quanto è fatto al più piccolo, è fatto a Gesù stesso”.

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