Bibione, l’opera di misericordia è la “perdonanza”. Dedicata ai cristiani di Oriente

La parrocchia di Santa Maria Assunta di Bibione (VE), dove ogni anno ha luogo la "perdonanza"
Foto: PD
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Due settimane di “perdonanza”, con l’apertura di una Porta Santa ogni anno: succede a Bibione,, meta da 6 milioni di turisti l’anno che spaziano tra iitorale e le terme. La città che ha chiesto e ottenuto come opera di misericordia da lasciare dopo il Giubileo due settimane di perdonanza, di indulgenza plenaria. Ed è stato il Cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione delle Chiese Orientali, ad aprire la prima perdonanza, dedicata ai cristiani perseguitati di oriente, alla presenza del parroco di Aleppo, padre Ibrahim.

La “Perdonanza di Bibione” si tiene così ogni anno dall’1 al 16 agosto, sulla scia del grande successo registrato durante l’Anno Santo Straordinario della Misericordia, quando migliaia di fedeli, provenienti da tutta Europa, hanno ottenuto l’indulgenza nella chiesa parrocchiale della città dedicata a Maria Assunta.

Nella sua omelia, il Cardinale Sandri ha sottolineato che la porta aperta è “il segno visibile, il richiamo a contemplare il cuore di Dio spalancato sul mondo”, e ha ricordato che “la vita di questa parrocchia è diventata punto di riferimento per migliaia di persone che vengono a Bibione per trascorrere il periodo estivo”.

E la comunione offerta dal Signore è “un balsamo sulle ferite dei nostri cuori” causate “dalla dimenticanza di Dio, da diverse forme di rancore e talora di odio tra fratelli”, ma anche “dal mancato rispetto del dono della vita umana, della famiglia o di una sessualità vissuta in armonia con il disegno del Creatore”, così come “dallo sfruttamento del lavoro” dalla corruzione, dall’insofferenza verso i poveri”, dalle guerre e anche “dalle ferite inferte ai bambini ai quali non è consentito nascere” e “a quelli che hanno subito violenza e abusi” fino agli anziani o agli ammalati “fatti morire dagli Stati perché – si dice – la loro vita non è degna di essere vissuta”.

Il Cardinale Sandri ha quindi spiegato che “ogni peccato ferisce il nostro rapporto con Dio e con gli altri” portando “il suo contributo al disordine del male che è presente del mondo”, e che l’indulgenza plenaria “non è soltanto il perdono dei peccati, ma anche guarigione delle conseguenze che i nostri gesti e le nostre omissioni hanno immesso nella storia”.

E le opere “non sono i mezzi attraverso cui ci meritiamo qualcosa”, ma piuttosto “i segni che la nostra esistenza è tornata e vuole rimanere esistenza filiale”.

Il Cardinale ha anche richiamato alla memoria il centesimo anniversario della “Lettera ai capi dei popoli belligeranti” di Benedetto XV.

“In cento anni – ha detto il prefetto della Congregazione delle Chiese Orientali - l’umanità ha raggiunto traguardi importanti, ha creato delle istituzioni internazionali perché non si ripetessero più certe tragedie”.

Eppure “non si è estinto purtroppo il desiderio del potere, la sete del guadagno, il mercato delle risorse energetiche e delle armi per difenderle o conquistarle”, e le armi sono diventate sempre più sofisticate, dai colpi di cannone e fucile nelle trincee alle esplosioni nucleari di Hiroshima e Nagasaki fino alla bomba “Madre”.

“I fratelli e sorelle delle Chiese Orientali – ha concluso il Cardinale - ai quali in particolare si volge la vostra preghiera in questi giorni, sperimentano sulla loro pelle sofferenze e “inutili stragi”, causate in parte da un altro momento in cui i potenti della terra si fecero sordi all’appello lanciato da san Giovanni Paolo II prima della Guerra del Golfo e l’invasione dell’Iraq: “Mai più la guerra!”. Ma l’umanità è rimasta un popolo di dura cervice”.

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