Breslavia: città della riconciliazione, modello europeo

La Cattedrale di Breslavia. Nell'edificio di fronte, si ricorda il Congresso Eucaristico Internazionale del 1997
Foto: Andrea Gagliarducci / ACI Stampa
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Cinquanta anni fa, una lettera dei vescovi polacchi ai confratelli europei faceva crollare il primo muro del Dopoguerra. Perché in quella lettera, di riconciliazione e perdono, si andava oltre le ferite della guerra, e si cercava di costruire una nuova mentalità. L’ideatore di quella lettere, il Cardinal Boleslaw Kominek era arcivescovo di Breslavia, e si può considerare tra i fondatori nascosti dell'Europa. Una Europa che ora si dà appuntamento in Polonia, per la prima Giornata Mondiale della Gioventù sotto la protezione del Santo Giovanni Paolo II.

Il sito della Giornata Mondiale della Gioventù della Diocesi di Breslavia (in polacco Wroclaw) invita i giovani ad andare, ad iscriversi. Ci sono ancora posti per poter vivere la giornata mondiale della Gioventù nella città. Che è capitale europea della Cultura del 2016 (oltre 1400 eventi), ma è anche l’esempio della possibilità, per tutte le fedi, di vivere insieme, in pace ed armonia.

Lo testimonia un quartiere, chiamato il “Quartiere delle quattro confessioni”. A pochi passi l’una dell’altra, la Sinagoga della Cicogna Bianca (che non fu bruciata dai nazisti solo perché troppo vicino ad altri edifici), la chiesa cattolica di Sant’Antonio da Padova, il tempio evangelico-luterano della Divina Provvidenza e la cattedrale ortodossa della Santissima Madre di Dio. Non sono solo l’una vicino all’altro. Fanno progetti di incontro, si frequentano, si parlano costantemente. Il tutto nacque grazie a un’idea dell’allora capo della comunità ebraica di Breslavia, Jerzy Kichler, a metà degli Anni Novanta, e ora è stimolato dalla nuova vita della sinagoga, che è diventata un luogo vivace di incontri culturali.

Ma che il dialogo e lo scambio siano una parte del Dna di Breslavia lo dimostrano anche due giganti che vi sono nati: Edith Stein e Dietrich Bonhoeffer. La prima, ebrea, visse a Breslavia i primi anni della sua vita, poi si convertì al cattolicesimo, e morì martire ad Auschwitz. Il secondo, teologo protestante, trovò anche lui la morte in un campo di concentramento, a Flossenbuerg, per la sua opposizione al nazismo.

E poco più in là, distaccato da Breslavia, c’è il piccolo paese di Trzbenicka, con una abbazia dove è sepolta Santa Edvige. Regina tedesca, sposata a Ladislao II, visse da santa, prendendosi cura dei poveri e degli ultimi, ma soprattutto da polacca. La sua tomba, insieme ai suoi resti (tra cui le reliquie del teschio) sono conservate nella chiesa di Trzbenicka, in una tomba monumentale.

Proprio davanti a quella tomba, il Cardinal Kominek si metteva in preghiera. Proprio lì ha pensato alla straordinaria iniziativa della lettera di riconciliazione, che è stata celebrata con una mostra che ha toccato (ad ottobre 2015) anche i Musei Vaticani.

E chissà se non pensava alle sofferenze patite dalla sua popolazione, dal modo in cui Breslavia era cambiata nel corso degli anni. La città delle isole - che ha il suo cuore nell’Isola della Cattedrale - fino alla Seconda Guerra Mondiale, si chiamava Breslau, ed era tedesca. Ma i tedeschi la abbandonarono, e quando gli alleati vi entrarono trovarono una città fantasma, distrutta al 70 per cento, tutta da ricostruire. Nel frattempo, il confine era stato spostato più in là, nessuno degli abitanti di Breslavia era rimasto. Ma la città fu ripopolata con i polacchi dell’Est, che a loro volta erano stati costretti ad andare via dalle loro case, a causa dell’invasione della Russia e dello spostamento del confine orientale.

Eppure, la città è stata ricostruita velocemente, con grande rispetto per la tradizione, con i colori che sono rimasti quelli del Medioevo. Breslavia è una città colorata, nelle cui strade scorre una vivacità che deriva moltissimo dal suo essere città cosmopolita. E soprattutto dal suo essere città universitaria.

L’antica università di Breslavia fu voluta dagli Asburgo, ed lo testimonia lo stemma che si trova sul portone di ingresso. Ma soprattutto, lo testimonia la magnifica Sala Leopoldina, l’Aula Magna dell’Università con un soffitto colorato di cielo e una struttura barocca. Un gioiello che testimonia che in fondo l’Europa unita c’era già, e che quell’unione era data anche dalla cultura, secondo un modello che è rimasto intatto nel corso degli anni.

Ma è anche vero che quell'unità è data dall'identità cattolica di una nazione che ha celebrato i 1050 anni del suo Battesimo. Non a caso, il Congresso Eucaristico Internazionale che il 1997 ebbe luogo proprio a Breslavia è considerato una delle tappe fondamentali della storia della città, ed è celebrato in un percorso di bassorilievi a terra che va verso la Cattedrale: la costruzione della città, le dominazioni tedesche, boeme, polacche, la distruzione della Seconda Guerra Mondiale, ma anche la crescita della Cattedrale, la visita di Giovanni Paolo II e, appunto, il Congresso Eucaristico del 1997. Congresso che è ricordato in un dipinto a muro su un edificio sulla strada per la Cattedrale. 

Anche a questo ha pensato sicuramente il Cardinal Kominek, inginocchiato lì, di fronte alla tomba di Santa Edvige. Lo testimonia in qualche modo il sindaco di Breslavia, Rafal Dutkiewicz, che racconta: “Chiesero al Cardinal Kominek come aveva pensato all’iniziativa, e lui rispose: ‘Mi sono reso conto che l’epoca dei nazionalismi è finita. Il futuro è l’Europa’. “

Era un futuro prossimo, ora è una realtà. Il sindaco invita i giovani “ad andare a Breslavia per la Giornata Mondiale della Gioventù. Perché il nostro primo obiettivo è che si divertano, che sappiano vivere con spensieratezza la loro età. E poi, ovviamente, ci sono i percorsi religiosi”.

Sono tre ore di treno da Cracovia, con un treno superveloce dal quale si lambisce – e si vede – anche il santuario di Czestochwa. Con Breslavia capitale europea della cultura, e una Giornata Mondiale della Gioventù da celebrare, chissà mai che proprio da Breslavia possa nascere un nuovo spirito europeo grazie ai giovani che passeranno di là.

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