Cantalamessa, cosa significano “corpo” e “sangue”, per sapere ciò che offriamo

La seconda predica di Quaresima per il Papa e la Curia romana

Il cardinale Cantalamessa
Foto: Vatican Media
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“Uscendo dalla messa, dobbiamo fare anche noi della nostra vita un dono d’amore al Padre e per i fratelli”. Lo ha detto il cardinale Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa Pontificia, durante la seconda predica di Quaresima, svoltasi, nell’Aula Paolo vi, venerdì mattina, 18 marzo, alla presenza di Papa Francesco. 

Le meditazioni sono dedicate all’ Eucaristia e oggi il predicatore ha spiegato che nella consacrazione, “siamo anche noi che, rivolti ai fratelli, diciamo: “Prendete, mangiate: questo è il mio corpo. Prendete, bevete: questo è il mio sangue”, dobbiamo sapere cosa significano “corpo” e “sangue”, per sapere ciò che offriamo”.

E con la parola “Corpo” si intende “tutto l’uomo, in quanto vive la sua vita in un corpo, in una condizione corporea e mortale” e quindi tutta la vita. 

E con la parola “Sangue” si aggiunge “la morte!”. Infatti, dopo «averci donato la vita, ci dona anche la parte più preziosa di essa, la sua morte».

L’offera della morte significa “tutto ciò che in noi, fin d’ora, prepara e anticipa la morte: umiliazioni, insuccessi, malattie che immobilizzano, limitazioni dovute all’età, alla salute»: tutto ciò, in una parola, che “mortifica””.

Nella messa, il sacerdote “invita tutti i suoi fratelli e sorelle ad apporre la loro firma sul dono, di modo che esso giunge a Dio Padre come il dono indistinto di tutti i suoi figli, anche se uno solo ha pagato il prezzo di tale dono. E che prezzo”!

La firma di tutti è “l’amen solenne che l’assemblea pronuncia, o canta, al termine della dossologia: “Per Cristo, con Cristo e in Cristo, a te Dio Padre onnipotente nell’unità dello Spirito Santo, ogni onore e gloria per tutti i secoli dei secoli. Amen!””. Ciò comporta che «chi ha firmato un impegno ha poi il dovere di onorare la propria firma”.

 

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