La “comune fede dell’oriente e dell’occidente nello Spirito Santo”, è stato il tema portante della terza predica di Quaresima, tenuta oggi nella cappella “Redemptoris Mater” del Palazzo apostolico vaticano. Alla presenza del Papa, Padre Raniero Cantalamessa ha tratteggiato le diverse sfumature che esistono tra il cristianesimo occidentale ed orientale, perché “come sempre il dialogo – ha detto -, quando è fatto davvero “nello Spirito”, non si limita ad appianare le difficoltà del passato, ma apre nuove prospettive”, che poi portino alla vera unità.
 
Secondo quanto si apprende dall’Osservatore Romano e dalla Radio Vaticana, il padre Cappuccino ha ripreso “la dottrina della processione dello Spirito Santo in seno alla Trinità”, che “è stato il punto di maggior attrito e accuse reciproche tra oriente e occidente, a causa del famoso “Filio que””.

Fu il Concilio di Costantinopoli del 381 a dire che lo Spirito è “Signore”, procede “dal Padre” e “ha parlato per mezzo dei profeti”. Ma non si faceva menzione del “Figlio”, da cui la questione del “Filioque”, e la definizione del rapporto tra Spirito Santo e Figlio che ha creato la profonda divisione teologica tra le due Chiese. Per quella orientale infatti lo Spirito procede dal Padre; per quella latina dal Padre e dal Figlio, ovvero “come dal Padre” così “interamente dal Figlio”, livellando, ha detto Cantalamessa, le due relazioni di origine. Fu in particolare con l’inserimento dell’espressione latina Filioque nella recita liturgica del Credo - Simbolo Niceno Costantinopolitano con Benedetto VII nel 1014 - che nacquero le recriminazioni dell’Oriente.

Dopo aver ricostruito “lo stato della questione”, Il Predicatore della Casa Pontificia ha riconosciuto che “oggi, nel clima di dialogo e di mutua stima che si cerca di stabilire tra ortodossia e Chiesa cattolica, questo problema non sembra più un ostacolo insormontabile alla piena comunione”.

Perché oltre al dialogo e alla mutua stima che si cerca di ristabilire tra Ortodossia e Chiesa cattolica, è ormai in corso una “legittima complementarietà che se non è irrigidita non impedisce l’identità di fede nella realtà del mistero”. Quindi, ha continuato Cantalamessa, Figlio e Spirito Santo "non vanno visti uno dopo l’altro o uno accanto all’altro", ma “uno nell’altro”. Generazione e processione non sono dunque “ due atti separati”, ma due aspetti o due risultati di un unico atto.

Proprio “da questa rilettura, già da tempo avviata, è emerso un dato preciso: lo Spirito, nella storia della salvezza, non è solo inviato dal Figlio, ma anche inviato sul Figlio; il Figlio non è solo colui che dà lo Spirito, ma anche colui che lo riceve”. E “il passaggio dall’una all’altra fase della storia della salvezza, dal Gesù che riceve lo Spirito al Gesù che lo invia, è costituito dall’evento della croce”.