Cantalamessa: se Lutero vivesse oggi rivedrebbe la sue posizioni

La predica di Quaresima
Foto: OR/ Aci Group
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L’ultima predica di Quaresima del predicatore della Casa Pontificia Raniero Cantalamessa è stata dedicata a Lutero.

Nell’anno in cui ricorre il quinto centenario dell’evento che ha incendiato lì Europa e che ancora divide la cristianità, il cappuccino ha detto che “l’esperienza della torre” di Martin Lutero, “angustiato, fino quasi alla disperazione, dal fatto che con tutte le sue osservanze religiose e penitenze non riuscisse a sentirsi accolto e in pace con Dio”. Fu allora che la parola di Paolo ai Romani 1,17: “Il giusto vive per la fede” divenne la sua liberazione.

Come riporta la Radio Vaticana, il predicatore ha riletto la esperienza dell’ex monaco agostiniano ed ha detto che “le rivoluzioni non scoppiano per delle idee o delle teorie astratte, ma per situazioni storiche concrete”.


Dopo Lutero, ricorda padre Raniero Cantalamessa, “la dottrina della giustificazione gratuita per fede ebbe per effetto un indubbio miglioramento della qualità della vita cristiana” ma sul fronte esterno questa tesi divenne “lo spartiacque tra cattolicesimo e protestantesimo” che poi si estese diventando “anche contrapposizione tra cristianesimo e giudaismo, con i cattolici che rappresentavano, secondo alcuni, la continuazione del ritualismo giudaico e il protestantesimo la novità cristiana”.

Ed ha concluso: “La giustificazione gratuita mediante la fede in Cristo dovrebbe essere predicata oggi da tutta la Chiesa e con più vigore che mai. Non, tuttavia, in opposizione alle 'opere' di cui parla San Giacomo e tutto il Nuovo Testamento, ma in contrasto con la pretesa dell’uomo postmoderno di salvarsi da solo con la sua scienza e tecnologia o con spiritualità tranquillizzanti e improvvisate. Sono queste le 'opere' sulle quali l’uomo moderno confida.

Sono convinto che se Lutero tornasse in vita, questo sarebbe il modo con cui anche lui predicherebbe oggi la giustificazione mediante la fede”.

“È Cristo il cuore del messaggio – conclude il predicatore -  prima ancora che la grazia e la fede. È lui, oggi, l’articolo con cui la Chiesa sta o cade: una persona, non una dottrina”.

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