Cardinale Bagnasco, “i comunicatori cattolici sono chiamati a rifondare i media”

La conferenza dei portavoce CCEE, Malta, 17 - 19 giugno
Foto: Foto: CCEE
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Non basta abitare la rete dei media. I comunicatori cattolici sono piuttosto chiamati a rifondare i media, a restituire loro il ruolo di creare una relazione vera. Lo ha sottolineato il Cardinale Angelo Bagnasco, presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee, aprendo lo scorso 17 giugno l’incontro annuale degli addetti stampa e portavoce delle Conferenze Episcopali di Europa.

Per tre giorni, 53 partecipanti da 27 Paesi europei, hanno parlato di “Comunicazione nelle situazioni di crisi”. Tra i relatori, il padrone di casa, l’arcivescovo Charles J. Scicluna, che parlato del lavoro della Chiesa nella lotta agli abusi, e Paolo Ruffini, prefetto del Dicastero della Comunicazione, che ha spiegato il lavoro di riforma della comunicazione della Santa Sede.

La riflessione introduttiva del Cardinale Bagnasco parte da lontano. Il cardinale nota che la comunicazione è “diventata centrale in ogni processo produttivo”, sostituendo la merce, mentre i nuovi media, velocissimi e dedicati soprattutto alle immagini, “favoriscono una comunicazione immediata, istantanea, che però azzera i tempi di riflessione e il distacco emotivo consentito dai media tradizionali”, facendo sì che “il desiderio di essere subito presente nella comunicazione che sta avvenendo ha il sopravvento sull’approfondimento e la ricerca della verità”.

Un altro problema è caratterizzato dal fatto, nota il cardinale, che i nuovi media hanno eliminato le mediazioni, le fake news proliferano perché rimbalzano così facilmente sulla rete, e il fenomeno delle fake news è stato enfatizzato da una progressiva perdita di fiducia nei confronti di sistemi che erano delegati ad amministrare la conoscenza scientifica.

Che fare? Il Cardinale Bagnasco sottolinea la necessità di operare “un servizio alla verità per comunicare in modo trasparente, offrendo, allo stesso tempo, una informazione puntuale e documentata sul pensiero e sulle molteplici iniziative della Chiesa”.

Questo “è il primo passo per aiutare l’opinione pubblica a farsi un giudizio obiettivo sulla vita della Chiesa”, specialmente “nelle situazioni di crisi, come gli scandali di natura sessuale o legati a vicende economiche, o come quella così attuale e dolorosa per la Chiesa provocata dagli abusi su minori da parte di sacerdoti o di religiosi”.

Parlando proprio della crisi degli abusi, il Cardinale ha sottolineato che “ogni caso di abuso è da considerarsi un reato e una mostruosità”, da condannare. Ma “è altresì doveroso, riaffermare che queste ombre, che a volte dolorosamente si constatano, non devono oscurare né screditare l’operato limpido e generoso di moltissimi operatori, sacerdoti, consacrati e laici, che servono con gratuità e sacrificio di energie, tempo, denaro”.

L’obiettivo del comunicatore cattolico è dunque quello di dare uno sguardo di insieme della Chiesa. Senza tacere la verità, ma senza enfatizzare solo il male. “È necessario – ha detto il Cardinale - vivere da protagonisti; conoscere i linguaggi e i rischi della rete, dare motivazioni, ma soprattutto essere una fonte credibile che fa della trasparenza e del servizio alla Verità, sempre e comunque, il proprio stile di vita e il proprio modo di operare”.

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