Cardinale Bassetti: “Dobbiamo dire basta a questa politica fatta del sangue dei popoli”

Aprendo a Bari il Forum “Mediterraneo frontiera di pace”, il Cardinale Gualtiero Bassetti mette in luce i conflitti che imperversano nel Mare Nostrum

Il cardinale Bassetti apre il forum "Mediterraneo frontiera di pace", Bari, 19 febbraio 2020
Foto: Twitter
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È nel bacino Mediterraneo che “convergono le tensioni e le contrapposizioni del mondo intero, e l’alternativa alla pace è il rischio di un caos incontrollato”. Ed è per questo che il Cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, ha voluto così fortemente l’incontro “Mediterraneo frontiera di pace”.

Da oggi al 23 febbraio, vescovi di venti Paesi che si affacciano sul Mare Nostrum si incontrano a Bari, dove Papa Francesco arriverà nell’ultima giornata per chiudere i lavori. Una idea nata al Cardinale Bassetti a margine del bilaterale sui Patti Lateranesi del 2018, e organizzata per lungo tempo, pensata in quella Bari che si è candidata ad essere un laboratorio ecumenico per eccellenza.

“Dobbiamo dire basta – è il monito del Cardinale Bassetti – a questa politica fatta del sangue dei popoli! Dobbiamo pretendere che le controversie internazionali siano affrontate e risolte nel quadro del diritto, del bene comune, e di una più forte, più funzionale e incisiva azione delle Nazioni Unite”.

Il Cardinale Bassetti inizia il suo intervento delineando quattro vocazioni della Chiesa, quattro stati d’animo per le Chiese del Mediterraneo: essere Chiese che ritornano costantemente alle sorgenti della fede, ed essere Chiese delle beatitudini, della profezia, dei ‘martiri mediterranei”.

La comune vocazione è quella, però, di essere “Chiese della pace”, perché la guerra è una “tremenda anti-utopia, una tragica farsa sulla pelle dei poveri”, dato che “la competizione tra le diverse potenze non può essere decisa con la forza delle armi, pena la distruzione del pianeta”.

Ma l’era delle bombe nucleari e dei droni è anche l’era della crisi ambientale, nota il Cardinale Bassetti, e allora “la solidarietà tra i popoli e la capacità di darsi regole comuni per salvaguardare e promuovere la pace, l’ambiente, la dignità del lavoro e la salute” non devono essere sogni, ma piuttosto “la condizione per garantire la sopravvivenza ordinata e pacifica del pianeta”.

Il presidente della CEI nota anche che “il muro che divide i popoli è soprattutto un muro economico e di interessi”, perché “c’è una frontiera invisibile del Mediterraneo che separa i popoli della miseria da quelli del benessere, e non conta se al di qua e al di là di questa frontiera ci sono minoranze ricchissime e crescenti impoverimenti”.

Il Cardinale denuncia il tradimento della promessa di sviluppo fatta ai “popoli usciti dagli iniqui sistemi coloniali del secolo scorso”, mentre gli Stati più ricchi non riescono a condurre “politiche sociali inclusive”.

Povertà e instabilità – continua il Cardinale Bassetti – sono collegati in maniera inscindibile, e per questo la pace non ci sarà se non ci sarà un “miglioramento di vita delle aree depresse nel Mediterraneo e nell’Africa sub-sahariana”, come non ci sarà sviluppo senza che cambino le “regole di una economia che uccide”.

Anche l’arresto delle crisi migratorie è legato alla restituzione “ad ogni uomo e donna il diritto di restare nella propria patria a costruire un futuro migliore per sé e per la propria famiglia, senza che questo diritto sia affiancato anche a quello di spostarsi”.

La linea sui migranti si racchiude nella frase “Liberi di partire, liberi di restare”.

Il Cardinale Bassetti poi chiede di “riconoscere il peccato della divisione della Chiesa”, perché “sin dall’antichità cristiana, le nostre divisioni ecclesiali hanno ricalcato e rinforzato le divisioni culturali, politiche e militari dei popoli mediterranei”.

Nel Mediterraneo, ci si trova di fronte a Chiese particolari diverse, nota il presidente della CEI, e tra queste alcune che “sussistono come minoranze, piccolo seme, in mezzo a popolazioni islamiche”. Ed è a loro, “alla loro mediazione e al sangue dei loro martiri”, che si deve l’anticipazione del dialogo con l’Islam. In particolare, il Cardinale Bassetti fa riferimento ai martiri di Algeria.

Dalla sponda Sud del Mediterraneo, lo sguardo si sposta alla sponda Nord, dove “i processi avanzati di secolarizzazione, il congedo definitivo dall’eredità del passato, ci rendono attoniti di fronte al fatto che la fede è trasmessa solo a una minoranza delle nuove generazioni”.

Uno dei temi, quindi, è anche quello di “aiutarsi tra Chiese ad abitare un’area mediterranea dove i cristiani sono comunque una minoranza”, e trasmettere la fede, in particolare ai giovani che a volte “risultano indecifrabili”.

Il Cardinale Bassetti sottolinea, poi, che i vescovi non possono guardare ai migranti solo come “esodi” che impoveriscono i territori o “arrivi” che destabilizzano i territori, ma solo dal punto di vista umano.

Sono questi i temi del dialogo di questi giorni, in attesa del Papa, e con sullo sfondo il dialogo delle religioni abramitiche lanciato con la dichiarazione di Abu Dhabi.

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