Cardinale Collins, “no alla morte su richiesta abbracciata dalle leggi del Canada”

L’arcivescovo di Toronto ha denunciato le leggi sull’Assistenza Medica sul Morire

Il cardinale Christophe Collins, arcivescovo di Toronto
Foto: YouTube
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La denuncia del Cardinale Christopher Collins, arcivescovo di Toronto, è durissima: “Il Canada sta abbracciando la morte su richiesta”. Da sempre in prima linea contro la legge sull’eutanasia introdotta in Canada nel 2016, il Cardinale è tornato ancora una volta ad affrontare la questione in un editoriale pubblicato lo scorso 2 marzo su The Star.

Nel suo editoriale, il Cardinale ha denunciato la legge C-7, chiamata anche “Assistenza Medica nella Morte” (MAiD, secondo l’acronimo dall’inglese). La legge è stata introdotta in Parlamento due settimane fa. Se la legge passerà, fornirà direttive avanzate per permettere l’eutanasia in anticipo e permettere anche a coloro che non sono affetti da malattia terminale di ricevere la morte somministrata da un medico.

Il Cardinale Collins ha sottolineato che “le terapie palliative e altre risorse e procedure possono invece essere usate in maniera efficace per fornire assistenza medica alle persone che stanno morendo. Eppure, il MAiD non coinvolge queste pratiche. Significa somministrare una iniezione letale alle persone che non stanno morendo in modo che possano morire”.

E così, denuncia il Cardinale, “ogni malattia seria o incurabile, o una disabilità, può rendere la persona passibile di eutanasia”. In Canda, quelli che ricevono l’approvazione per la morte assistita non devono autosomministrarsi i veleni, e la maggior parte dei pazienti chiede ai medici di farlo.

La legge C-7 andrebbe anche a rimuovere i 10 giorni di attesa tra l’approvazione per una morte assistita e la consegna dei veleni a quanti hanno una condizione che potrebbe causare loro una “ragionevolmente prevedibile morte”. Nota Collins: “Ci sarebbero così liste di attesa per essere ammessi in palestra o per gli acquisti del condominio, ma non per a morte assistite”.

Si tratta, insomma, di un “nuovo capitolo della morte su richiesta”, considerando che il Canada “ha messo da parte le restrizioni ad una velocità molto più alta di qualunque altra giurisdizione al mondo che abbia legalizzata l’eutanasia.

La legge sull’eutanasia è stata approvata nel 2016, e il governo canadese aveva al tempo promesso che ci sarebbe stata una revisione approfondita del testo prima dell’introduzione nella legislazione. Ma – denuncia ancora il Cardinale Collins – questo non è successo, mentre la nuova legge è stata introdotta per rispondere ad una decisione della Corte Superiore del Quebec del settembre 2019, che considerava come la stipulazione di una “morte ragionevolmente prevedibile fosse una violazione dei diritti umani”. Decisione cui il governo canadese non si è appellato.

Già nel 2016, prima dell’approvazione della legge, il Cardinale Collins aveva registrato una dichiarazione, diffusa in più lingue e in un video sul sito dell’Arcidiocesi di Toronto, in cui sottolineava l’importanza delle cure palliative. Oggi, il Cardinale lamenta la carenza di queste cure, mentre accusa che non c’è “volontà politica di andare avanti sul tema delle cure palliative per tutti i canadesi”.

Un dato su tutti: un terzo dei canadesi ha accesso alle cure palliative, mentre le morti medicalmente assistite sono garantite, facilmente disponibili e totalmente finanziate dalle leggi della Salute del Canada.

Per il Cardinale Collins, se tutti i canadesi avessero accesso a cure palliative di qualità, sarebbero molti di meno a cercare l’iniezione letale.

“Invece di avere una generale cultura della cura, stiamo andando verso la morte su richiesta. Gli stessi dottori che stanno cercando di curare i pazienti saranno ora chiamati ad approvare l’eutanasia per loro”, denuncia l’arcivescovo di Toronto.

Tra l’altro, in Canada i medici possono praticare l’obiezione di coscienza, ma sono tenuti a indirizzare il paziente che desidera morire a un medio non obiettore.

Conclude il Cardinale Collins: “Il malato, l’anziano e il disabile necessitano di vita assistita, non di morte assistita. Non dovrebbero essere percepiti come un peso per la società”.

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