Caritas Internationalis, ecco i numeri della risposta della Chiesa all’emergenza AIDS

Dal 9 al 10 ottobre si è tenuta a Lione, in Francia, la Conferenza del Fondo Mondiale che cerca donazioni per la lotta all’AIDS. La risposta della Chiesa Cattolica

Una struttura di farmaci anti-AIDS
Foto: Vatican News
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La risposta della Chiesa cattolica all’emergenza dell’AIDS, ma anche a quella di tutte le pandemie, si può quantificare nei numeri di ospedali, dispensari, case per anziani che le organizzazioni cattoliche gestiscono in tutto il mondo. E sono numeri che Caritas Internationalis ha snocciolato al Fondo Globale per combattere AIDS, tubercolosi e malaria, nella Sesta “Replenishment conference” che si è tenuta a Lione, dal 9 al 10 ottobre.

Il Fondo Globale fu stabilito nel 2002, ispirato dalle Nazioni Unite e approvato dal G8. È finanziato al 95 per cento da donazioni private, e ha raccolto dal 2002 al luglio 2019 impegni di donazioni governative per più di 52 miliardi di dollari. Le “replenishment conferences”, ovvero le conferenze di “rifornimento”, hanno luogo ogni tre anni. L’obiettivo di quest’anno era di raccogliere 14 miliardi di dollari. L’obiettivo è quello di far cessare le epidemia di AIDS, malaria e tubercolosi a partire dal 2030.

La partecipazione della Chiesa cattolica è dovuta proprio all’alto numero di strutture sanitarie cattoliche che forniscono cure a vario livello. I dati del 2018 parlano di 5.287 ospedali e 15.397 dispensari, cui si aggiungono 15.722 programmi residenziali per anziani e per persone che vivono con disabilità croniche.

Il Global Fund riconosce il lavoro delle organizzazione di ispirazione cattolica, e dal 2015 al 2018 le ha sostenute con un 1,1 miliardi di dollari. Resta, però, il problema ideologico. Perché le organizzazioni internazionali danno aiuti per contrastare l’AIDS anche con programmi in contrasto con la dottrina cattolica, per esempio, con la distribuzione dei preservativi.

Un problema di cui le organizzazioni cattoliche sono ben coscienti. Tutte le attività c condivise con le organizzazioni internazionali sono allora fatte secondo i valori cristiani, sono stati firmati dei protocolli di intesa con l’UNAIDS, il fondo ONU per la lotta all’AIDS, e una lettera di intenti con il Global Fund che mette in chiaro cosa la Chiesa fa, cosa non fa, cosa la Chiesa può accettare, cosa non può accettare. La collaborazione avviene solo per la collaborazione della famiglia umana, specialmente per i più vulnerabili.

Cosa è stato fatto con il denaro arrivato dal Global Fund? Per esempio, sono state distribuite reti insetticide da porre sulle culle a 70 milioni di persone in Nigeria, sono stati distribuiti vaccini anti-malaria a 6,5 milioni di bambini in quattro nazioni della regione del Sahel, sono stati aiutati prigionieri in Mali ad accedere ai controlli anti-tubercolosi, sono stati distribuiti farmaci anti-retro virali a 122 mila persone sieropositive in Repubblica Democratica del Congo, sono stati addestrati officiali nel programma per combattere l’HIV in Guinea.

Questo è parte di un impegno di lungo termine di Caritas Internationalis, che, sin dall’assemblea generale del 1987, ha dato attenzione prioritaria alle risposte globali e locali all’AIDS, compresa l’epidemia di tubercolosi correlata.

Dal 1999, la Caritas ha siglato un protocollo di intesa con UNAIDS, che è stato poi rinnovato nel 2003. Dal 1999, Caritas Internationalis ha lo status di attore non statale nelle relazioni ufficiali con l’Organizzazione Mondiale della Sanità; nel 2018 ha firmato una lettera di intenti con il Global Fund per combattere AIDS, tubercolosi e malaria.

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