Cattolici e ortodossi, 14 punti per riaffermare il ruolo delle religioni in Europa

Un momento del V Forum Europeo Cattolico-Ortodosso, Parigi, 9-12 gennaio
Foto: CCEE
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Un documento di 14 punti, per ricordare l’importanza della libertà religiosa, mettere in luce come questa venga spessa erosa a favore della libertà di espressione, e deplorare l’analfabetismo religioso scaturite da alcune forme di laicità. Il V Forum Europeo Cattolico – Ortodosso, che ha avuto luogo a Parigi dal 9 al 12 gennaio, rivendica con forza l’importanza del cristianesimo nella costruzione dell’Europa, e mette in luce il ruolo delle religioni nell’affrontare l’ondata di terrorismo che ha recentemente colpito l’Europa.

Per questo, dopo gli incontri di Trento (2008), Rodi (2010), Lisbona (2012) e Minsk (2014), il Forum Cattolico-Ortodosso ha avuto luogo a Parigi, capitale colpita dagli attentati al settimanale satirico Charlie Hebdo e al Bataclan, sul tema “L’Europa E per questo, il titolo del messaggio finale è denso di speranza: “Abbiate fiducia! Io ho vinto il mondo”.

Eppure, la lettura del messaggio mostra molti punti critici. L’analisi parte dal terrorismo, di cui i vescovi cattolici e ortodossi hanno cercato di “decriptare le cause”, sottolineando che “non si tratta di stigmatizzare la religione musulmana”, ma piuttosto di osservare “insieme agli stessi leader musulmani, come alcuni terroristi giustificano la loro azione a partire dai testi sacri dell’Islam,” e qualcuno ha suggerito che “è la radicalizzazione che si è islamizzata, piuttosto che il contrario”.

Il lavoro di comprensione dei testi va fatto sull’Islam, ma anche nei testi della Chiesa cattolica, perché “la Parola di Dio ci è stata data per liberare l’uomo dai suoi peccati: non dobbiamo mai strumentalizzarla”, ma nemmeno è giusto “rimproverare alle Chiese atteggiamenti di intolleranza oggi inaccettabili, ma condivisi dalla società del passato, che non distinguevano dall’appartenenza religiosa e l’appartenenza a una società e uno stato”.

Da notare che i vescovi hanno voluto commemorare l’editto di Costantino del 313, che proclama la libertà religiosa. Oggi – scrivono - “le costituzioni dei nostri Stati garantiscono i diritti fondamentali della persona umana”, eppure “nelle nostre società alcune forze sono sempre all’opera per emarginare, se non cancellare dallo spazio pubblico, le religioni e il loro messaggio”.

“Noi crediamo – dicono cattolici e ortodossi – che l’Europa abbia bisogno più che mai del soffio della fede in Cristo e della speranza che procura. Il cristianesimo possiede un marcatore di identità che non nega agli altri i loro diritti umani, ma cerca di cooperare con tutti per la realizzazione del bene comune”.

I vescovi “condannano senza appello” la violenza terrorista “esercitata contro persone considerate miscredenti”, notano che “le persecuzioni religiose recensite nel mondo colpiscono per l’80 per cento dei cristiani”, ricordano che l’”Europa centrale e orientale ha troppo a lungo sofferto il giogo dell’oppressione per non sentire solidarietà con i cristiani perseguitati oggi”.

Ma le persecuzioni hanno luogo a più livelli. Il Forum Cattolico-Ortodosso mette in luce che “la libertà civile in materia di religione di cui godiamo secondo le Costituzioni dei nostri Paesi e le convenzioni internazionali sui diritti umani a volte è sottoposta a interpretazione restrittive”, con forme sottili di discriminazione che “si verificano quando, per esempio, questi sono esclusi da determinate funzioni o professioni, quando viene ignorato il loro diritto all’obiezione di coscienza, o quando viene vietato alle persone che ne fanno richiesta di ricevere un consiglio quando si trovano di fronte alla scelta di praticare un aborto”.

Non solo. “Le società liberali – si legge nel documento – giustamente difendono le la libertà di espressione”, eppure “non sempre si rendono conto dei danni che la libertà di alcuni può causare alla libertà degli altri”, perché “la denigrazione mediatica di ciò che c’è di più sacro per alcuni può essere percepita come un’offesa” e “una risposta violenta non è ammissibile”.

Insomma, “la libertà di espressione deve essere esercitata in modo responsabile” e “nessuna libertà può mai essere illimitata”, per questo cattolici e ortodossi danno grande attenzione alla formazione, considerando “importante” che “gli studenti di tutte le religioni e credenze possano beneficiare di una informazione oggettiva sulle grandi religione, in particolare su quelle presenti nel loro Paese”, affiancando all’insegnamento obbligatorio pe tutti anche “la possibilità di organizzare alcune ore di catechesi confessionale”.

I vescovi cattolici e ortodossi puntano anche il dito contro l’insegnamento delle ideologie del genere o le ideologie ecologiste che si spingono fino al transumanesimo e deplorano il fatto che “alcune concezioni della laicità abbiano portato intere generazioni a una forma di analfabetismo religioso, privando i cittadini delle conoscenze di base necessarie per la comprensione del proprio patrimonio culturale e di quello delle altre tradizioni ispirate alla religione”.

Capitolo migrazioni: l’accoglienza è “un dovere umano e cristiano primordiale”, ma “l’immigrazione deve anche tenere conto delle reali possibilità del Paese ospitante”, e la parola chiave è comunque “integrazione”, sulla base del diritto internazionale che richiede a chi si stabilisce in un altro Paese di rispettare “il diritto e la sovranità dello Stato ospitante” che si impegna a sua volta a rispettare la libertà di coscienza e di religione degli immigrati”. Viene deplorata la situazione dei “ghetti” di immigrati.

Sono tutti concetti che sono alla base dell’Europa. Rivendicano i vescovi che “l’Europa laica affonda le proprie radici nelle nostre tradizioni cristiane, che le hanno fornito la sua visione universalista, la sua concezione della dignità della persona e i principi delle sua morale”. Tagliare le radici “significa andare alla deriva”, e il vuoto interiore “espone soprattutto i più giovani alle peggiori sollecitazioni”.

Alla fine, l’Europa è davvero cristiana.

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