“Cento giovani scrivono e i Vescovi rispondono…” e scrive anche Papa Francesco!

Il Papa e alcuni giovani
Foto: Vatican Media / ACI group
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“Credo che oggi l’operazione più urgente sia quella di ascoltare in presa diretta le voci dei giovani: molte volte critiche e preoccupanti, altre semplicemente illuminanti. La Chiesa e io per primo, insieme ai Vescovi e agli educatori, abbiamo scelto di metterci nell’atteggiamento di massima accoglienza delle loro opinioni perché crediamo che debbano diventare sempre più soggetti attivi e protagonisti non solo della propria vita ma anche della Chiesa”. Lo ha detto e ribadito Papa Francesco nella presentazione del libro di Marco Pappalardo “Carissimo Vescovo. 100 giovani scrivono e i Vescovi rispondono”, edito da Elledici, alla vigilia dell’apertura dell’assise sinodale.

Un libro che raduna opinioni, pareri e domande raccolte di persona e al telefono, via mail e via lettera, tra temi, messaggi e post sui social. I giovani scrivono da tutta Italia, ma non tutti sono italiani. Scrivono a un Vescovo, ma allo stesso tempo a tutti i Vescovi.

“Sono i pensieri, le critiche, i sogni che ho fatto miei e in cui ri- trovo la loro vita ma anche l’eco e il sussurro della voce di Dio”, precisa il Papa.

“Le lettere, le e-mail, i messaggi raccolti dall’autore sono coraggiosi e diretti e superano la distanza di sicurezza tra i giovani e gli adulti – commenta ancora Papa Francesco - in essi emergono storie, volti, illusioni, progetti e speranze e non semplici astrazioni, dati statistici e percentuali. Mi colpisce l’appello lanciato da diversi giovani che chie- dono agli adulti di stare loro vicini e di aiutarli nelle scelte importanti. E mi convincono anche le risposte dei Vescovi e la loro volontà di mettersi umilmente in ascolto di tutti, nessuno escluso, per capire meglio ciò che Dio e la storia ci stanno chiedendo attraverso essi”.

Il Pontefice conclude la presentazione del libro di Pappalardo: “Se un piccolo gruppo di Vescovi si è lasciato coinvolgere da 100 giovani che hanno avuto il coraggio di dire ciò che pensano, quanto più possiamo fare se collaboriamo tutti per costruire una comunità che dialoga, si confronta e agisce in- sieme con coraggio e trasparenza. Condivideremo un sogno comune e cammineremo con la certezza di avere al nostro fianco Gesù risorto, amico e Signore della nostra vita, come quel giorno i due discepoli sulla strada di Emmaus”.

 

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