Che forma ha l'infinito? Una mostra a Udine risponde con 50 opere moderne

Dall'esperienza delle mostre di Illegio grazia a Don Alessio Geretti un cammino spirituale grazie all'arte

Alcuni dei dipinti in mostra
Foto: Casa Cavazzini
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Che forma ha l’infinito? E come lo hanno raccontato i pittori negli anni tra Monet e Picasso? La risposta si trova in una mostra appena aperta a “Casa Cavazzini” a Udine. Non è una “qualsiasi” mostra di arte moderna dedicata ai grandi nomi, è piuttosto un “cammino spirituale”. E l’organizzatore ha molta esperienza nel settore,  Don Alessio Geretti, sacerdote udinese e direttore artistico delle mostre di Illegio.

Ora è Udine che presta la sua più bella sala di esposizione di arte moderna e contemporanea a questo esperimento culturale che a Illegio ha coinvolto tutta la popolazione e soprattutto i giovani che sono diventati delle vere guide per il cammino. 

"Casa Cavazzini”, ospita le 50 opere strepitose e alcune molto difficili da fa uscire dai musei dove sono custodite. La mostra che ha il sostegno di Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e Promoturismo FVG, della Fondazione Friuli ed è realizzata con il sostegno speciale di Gruppo Hera Amga Energia e Servizi.

Qualche giorno fa l’evento è stato presentato all’ Ambasciata dell’ Ordine di Malta presso la Santa Sede dove Antonio Zanardi Landi, che ha sostenuto le Mostre di Illegio fin dal loro nascere, ha ricordato il percorso di Don Alessio Geretti, sacerdote udinese e direttore artistico delle mostre di Illegio.

La mostra "La forma dell’Infinito" intende dare al visitatore la percezione d’essere il destinatario di una rivelazione suggestiva, con opere che facciano sfiorare l’infinito. Basti pensare alle firme dei cinquanta capolavori, molte delle quali appartengono ai più importanti protagonisti dell’arte negli ultimi due secoli: Claude Monet, Paul Cézanne, Alfred Sisley, Henri Matisse, Dante Gabriele Rossetti, Michail Nesterov, František Kupka, Vasilij Kandinskij, Aristarch Lentulov, Natal’ja Gonarova, Odilon Redon, Maurice Denis, Jacek Malczewski, Mikalojus Čiurlionis, Nikolaj Rerich, Medardo Rosso, Umberto Boccioni, Pablo Picasso, Emilio Vedova, Ernst Fuchs, Hans Hartung e altri ancora.

Quasi una chiave per entrare nell’arte moderna e contemporanea, anche per coloro che normalmente faticano a comprenderla, scoprendo una delle intenzioni fondamentali che hanno animato tanti pittori dalla fine dell’Ottocento e per tutto il corso del Novecento: rendere visibile l’infinito che dietro la prima apparenza delle cose sussurra alla mente e al cuore umano. 

E poi, basterebbe a rendere questa esposizione un evento imperdibile il fatto che in essa diventano accessibili 11 capolavori mai visibili al pubblico, in particolare sei dei quali totalmente inediti e che Udine propone quindi per la prima volta all’attenzione del mondo: così le opere di Umberto Boccioni, di Aristarch Lentulov, di Elena Bebutova, di Natal’ja Gonarova, di Pyotr Petroviev, ma soprattutto uno straordinario dipinto di Claude Monet, mai concesso in prestito a nessuno prima che a Casa Cavazzini, se non – unico altro episodio nella sua storia – alla National Gallery di Londra.

La mostra, che si è aperta il 16 ottobre, sarà visitabile fino al 27 marzo del 2022.

Prestigioso il catalogo, non solo per la elegante veste grafica, ma per i testi che spiegano il senso stesso di “infinito” che la mostra vuole raccontare. Da san Bonaventura a Kandinskij, con uno sguardo alle questioni di spiritualità rappresentata in un simbolismo moderno e spesso di difficile lettura. 

Ogni quadro ha una storia, spesso legata alla vita dell’autore, e anche questo è il cammino che il visitatore può fare. 

“L’arte- scrive Don Alessio Geretti- nasce proprio dall’istinto di conferire alla materia una vita supplementare e di posare lo sguardo su qualcosa che apre un varco dimensionale in questo mondo per farci intuire una maggiore vastità”. 

La ricerca dell’infinito in credenti, non credenti e uomini in ricerca è la via della mistica che passa a volte anche attraverso un dipinto. 

Sarà del tutto naturale e per certi versi necessario soffermarsi, al primo piano o al piano terra, dinanzi alle opere di Afro, Mirko e Dino Basaldella, al taglio di Lucio Fontana, alle opere di Giorgio De Chirico e Alberto Savinio, di Carlo Carrà e di Filippo De Pisis che impreziosiscono la sede lasciata in eredità al Comune di Udine dal commerciante e collezionista Dante Cavazzini.

Un ulteriore punto di forza della mostra di Casa Cavazzini è la grande attenzione con cui i flussi dei visitatori saranno regolati per consentire a tutti di viverla “a rischio zero” e con il miglior godimento possibile dei capolavori d’arte: sarà un’esperienza unica poter entrare in mostra in piccoli gruppi di persone, in stanze organizzate come teatri suggestivi che con la regia delle luci e la magia delle parole faranno gustare un’intimità emozionante con le opere, offrendo al tempo stesso perfette garanzie di salute ai visitatori grazie ad un protocollo accurato.

 

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