Chiesa e comunicazione, i vescovi italiani incontrano i giornalisti

Giornalisti in Piazza San Pietro
Foto: CNA
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Nel contesto in cui viviamo abbiamo già visto tutto, raggiunti come siamo da una mole di informazioni che “non sappiamo come gestire e che spesso non aiuta a vedere, conoscere, capire. Si distingue e ci affascina il tratto di chi sa riconoscere come la storia dell’uomo – troppe volte scritta con la voce dei guerrieri – sia attraversata anche da un altro filo. È speranza che intesse capolavori; come fa capire il Papa, parla ‘in tantissime edizioni nelle vite dei santi’, che rendono questa stessa storia una storia sacra”.

È il commento al messaggio di Papa Francesco per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali del direttore dell’Ufficio Comunicazioni Sociali (Ucs) della Cei, don Ivan Maffeis, che ricorda come, per il cristiano, lo sguardo sulla realtà “nasce dal Vangelo: non sgorga a comando, richiede umile e paziente fedeltà per leggere ciò che accade con gli occhi e il cuore del Risorto, fino a scorgere nella stagione invernale il grano di domani”. Ed è un impegno non piccolo, importante per chi nelle varie diocesi italiane lavora nel campo delle comunicazioni sociali.

A partire da segni concreti nei territori. Per esempio a Trento hanno scelto la data della Festa del Patrono dei giornalisti, San Francesco di Sales, per rendere visibile il nuovo sito diocesano che realizza sul web un rapporto di collaborazione centro-periferia per favorire sinergie sul territorio. Per la Giornata varie le iniziative, dal Nord al Sud, anche in realtà che in questi mesi hanno “sofferto” a causa del terremoto o delle recenti nevicate, come la diocesi di Rieti guidata dall’ex direttore dell’Ucs della Cei, monsignor Domenico Pompili, che giovedì scorso ha incontrato i giornalisti e ce la sta mettendo tutta per offrire speranza e saper dar voce a chi voce oggi ne ha poca in quel territorio “devastato”.

  Sollecitando una comunicazione che “non dimentica – dice il presule - i problemi ma vuol dare voce a tutti, non censurare alcun aspetto problematico, evitando però al tempo stesso la polemica strumentale”. Venerdì 10 febbraio a Bologna, all’Istituto Veritatis Splendor, si svolgerà l’incontro regionale dei giornalisti dell’Emilia Romagna – con  la partecipazione, fra gli altri, di  mons. Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna, don Ivan Maffeis, mons. Tommaso Ghirelli, nuovo vescovo delegato per le Comunicazioni sociali dell’Emila Romagna e Antonio Farnè, presidente dell’Ordine regionale dei giornalisti – con al centro il tema del giornalismo come “strumento di costruzione e di riconciliazione”.

Un tema che invita gli operatori della comunicazione sociale ad affrontare responsabilmente le tante emergenze che quotidianamente si evidenziano sotto i nostri occhi: migranti, lavoro, disoccupazione giovanile, crisi economica, politica e sociale. A Milano, oggi, l’incontro dell’arcivescovo Angelo Scola con la stampa locale in occasione della presentazione di un’indagine di approfondimento dell’“Osservatorio Giovani” dell’Istituto Giuseppe Toniolo su “Diffusione, uso, insidie dei social network”, condotta a gennaio 2017 su un campione di 2.182 persone, rappresentativo dei giovani italiani di età 20-34 anni.

Da questa indagine emerge, fra l’altro, che tre giovani su quattro si accorgono quando le notizie diffuse sui social media sono false ma che, nonostante ciò, l’11,2% condivide tutto in modo indiscriminato, ritenendo che sia impossibile controllarne la veridicità. Tuttavia questo atteggiamento cambia con il titolo di studio. La percentuale di chi non adotta alcuna strategia e diffonde in modo acritico quello che trova in rete tocca il 15% tra chi non è andato oltre le scuole dell’obbligo, il 9,6% tra coloro che hanno un diploma, l’8,8% tra chi possiede un titolo universitario. L’incontro, presso l'Istituto dei Ciechi, sarà dedicato esattamente al tema del “Vero, verosimile, post-verità” e permetterà di riflettere sulla deriva attuale di molta comunicazione.

Sempre questa mattina il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, incontra i giornalisti e gli operatori dei mezzi di comunicazione e a Venezia sarà padre Federico Lombardi, dal 2006 al 2016 direttore della Sala stampa vaticana, l’ospite d’eccezione di una giornata dedicata al tema della comunicazione al quale parteciperà anche il patriarca mons. Francesco Moraglia (che, nella prima parte della mattinata, sarà all’inaugurazione del nuovo anno giudiziario) dando il via al momento di conversazione e dialogo.

In questa settimana molti gli incontri ai quali hanno partecipato anche i vescovi in diverse diocesi: da Formia a Carpi, da Ferrara e Ravenna ad Avellino, dove il 31 gennaio, presso il Circolo della stampa, è in programma una tavola rotonda sul tema "La pace (im)possibile". “Voi, insieme a noi, istituzioni religiose e civili, siete chiamati a comunicare fiducia e speranza”, ha detto l’arcivescovo di Matera-Irsina, mons. Antonio Giuseppe Caiazzo, incontrando i giornalisti: “Viviamo tempi difficili, in tutti i sensi”, ha aggiunto osservando che “voi, che siete in prima linea nelle variegate e tormentate condizioni della vita, avete un grande compito: chiamati a contribuire affinché cresca la dimensione sociale delle persone, rispettandone la dignità e amando la verità dei fatti”.

“Preziosi e pericolosi” ha definito i giornalisti il vescovo di Cremona, mons. Antonio Napolioni, mentre il vescovo di Cassano allo Ionio, mons. Francesco Savino, ha consegnato loro un messaggio nel quale si evidenzia che il giornalismo “non può avere altro obiettivo che quello di servire l’uomo e di contribuire a creare le condizioni perché l’uomo diventi sempre più uomo, cioè sempre più maturo nella coscienza della sua dignità personale e sempre più responsabile nell’uso della sua libertà”, chiedendo un “giornalismo di verità e di prossimità”.

E il presidente dei vescovi calabresi, monsignor Vincenzo Bertolone, ha invitato gli operatori della comunicazione a essere “comunicatori sani di verità e non di bufale, integrando il messaggio del Vangelo con i cambiamenti e lo sviluppo della tecnologia all’interno dei media che influenzano il pensiero collettivo, determinando così la necessità di una condotta sensibile e vera da parte di chi ha il compito professionale d’informare, tenendo però conto del cuore di chi, dall’altra parte, ascolta”.

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