Christus vivit: l'esortazione apostolica per i giovani di Papa Francesco

Papa Francesco
Foto: Daniel Ibanez CNA
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"Cristo vive. Egli è la nostra speranza e la più bella giovinezza di questo mondo. Tutto ciò che Lui tocca diventa giovane, diventa nuovo, si riempie di vita. Perciò, le prime parole che voglio rivolgere a ciascun giovane cristiano sono: Lui vive e ti vuole vivo!". Sono queste le parole che Papa Francesco ha scelto per iniziare l'esortazione apostolica postsinodale Christus vivit, frutto del lavoro dell'ultimo sinodo dedicato ai giovani, e firmata lunedì scorso nella Santa Casa di Loreto.

Nel testo Papa Francesco ricorda la gioventù di Gesù che "grazie alla fiducia dei suoi genitori si muove con libertà e impara a camminare con tutti gli altri" infatti - scrive il Papa - " Gesù non illumina voi, giovani, da lontano o dall’esterno, ma partendo dalla sua stessa giovinezza,che egli condivide con voi". Se Cristo è giovane, lo è anche la Chiesa e il Pontefice chiede "al Signore che liberi la Chiesa da coloro che vogliono invecchiarla, fissarla sul passato, frenarla, renderla immobile. Chiediamo anche che la liberi da un’altra tentazione: credere che è giovane perché cede a tutto ciò che il mondo le offre, credere che si rinnova perché nasconde il suo messaggio e si mimetizza con gli altri. No. È giovane quando è sé stessa, quando riceve la forza sempre nuova della Parola di Dio, dell’Eucaristia, della presenza di Cristo e della forza del suo Spirito ogni giorno".

Non bisogna cedere alla mondanità, e la Chiesa - sprona il Papa - deve essere aiutata dai giovani a rimanere giovane. La Chiesa deve accettare i cambiamenti: alcuni giovani vedono la Chiesa con fastidio e irritazione anche per "gli scandali sessuali ed economici; l’impreparazione dei ministri ordinati che non sanno intercettare adeguatamente la sensibilità dei giovani; il ruolo passivo assegnato ai giovani all’interno della comunità cristiana; la fatica della Chiesa di rendere ragione delle proprie posizioni dottrinali ed etiche di fronte alla società". La Chiesa pertanto non deve essere silente o timida ma sia umile e si metta in ascoto dei giovani.

Bisogna dare maggiore importanza alle donne, e qui il Papa guarda a Maria che con il suo sì è "portatrice di una promessa". E insieme a Maria bisogna guardare a tanti giovani santi.
Papa Francesco - nel testo - ricorda che esistono diverse tipologie di giovani. E specialmente di fronte a giovani in difficoltà "non possiamo essere una Chiesa che non piange di fronte a questi drammi dei suoi figli giovani. Non dobbiamo mai farci l’abitudine… La cosa peggiore che possiamo fare è applicare la ricetta dello spirito mondano che consiste nell’anestetizzare i giovani con altre notizie, con altre distrazioni, con banalità". Francesco ribadisce poi l'allarme di quella che chiama con frequenza "colonizzazione ideologica" e pone l'accento sulla enfatizzazione della sessualità. Bisogna invece ricordare che "la vita è un dono, che siamo esseri creati e limitati, che possiamo facilmente essere strumentalizzati da chi detiene il potere tecnologico".

Da qui il Pontefice prende spunto per parlare del mondo digitale che è anche un "territorio di solitudine, manipolazione, sfruttamento e violenza. Nuove forme di violenza si diffondono attraverso i social media, ad esempio il cyberbullismo; il web è anche un canale di diffusione della pornografia e di sfruttamento delle persone a scopo sessuale o tramite il gioco d’azzardo".

Per quanto riguarda i migranti, il Papa ne parla "come paradigma del nostro tempo. La preoccupazione della Chiesa riguarda in particolare coloro che fuggono dalla guerra, dalla violenza, dalla persecuzione politica o religiosa, dai disastri naturali dovuti anche ai cambiamenti climatici e dalla povertà estrema. Trafficanti senza scrupolo, spesso legati ai cartelli della droga e delle armi, sfruttano la debolezza dei migranti. Va segnalata la particolare vulnerabilità dei migranti minori non accompagnati. In alcuni Paesi di arrivo, i fenomeni migratori suscitano allarme e paure, spesso fomentate e sfruttate a fini politici. Si diffonde così una mentalità xenofoba, di chiusura e di ripiegamento su se stessi, a cui occorre reagire con decisione".

Non può mancare un passaggio sul tema degli abusi. Francesco ringrazia le vittime che hanno il coraggio di denunciare e poi precisa che i preti pedofili sono una esigua minoranza. La Chiesa "non ha paura di mostrare i peccati dei suoi membri. Ricordiamoci però che non si abbandona la Madre quando è ferita". Da qui la possibilità di una nuova Pentecoste per la Chiesa.

Dio ama i giovani. Papa Francesco ne è convinto. Cristo salva e vive. Davanti a queste verità si deve invocare "ogni giorno lo Spirito Santo. Non perdi nulla ed Egli può cambiare la tua vita, può illuminarla e darle una rotta migliore. Non ti mutila, non ti toglie niente, anzi, ti aiuta a trovare ciò di cui hai bisogno nel modo migliore".

Francesco prosegue ricordando che la giovinezza "è l’età delle scelte" e bisogna vivere l'oggi senza "lanciarsi in una dissolutezza irresponsabile che ci lascia vuoti e insoddisfatti". Per questo si deve essere amici di Gesù crescendo spiritualmente. Insieme bisogna "costruire l’amicizia sociale, cercare il bene comune. L’inimicizia sociale distrugge. E una famiglia si distrugge per l’inimicizia. Un paese si distrugge per l’inimicizia. Il mondo si distrugge per l’inimicizia. E l’inimicizia più grande è la guerra. Oggigiorno vediamo che il mondo si sta distruggendo per la guerra. Perché sono incapaci di sedersi e parlare". Ai giovani il Papa chiede "l’impegno sociale e il contatto diretto con i poveri". I giovani devono essere "protagonisti del cambiamento, missionari coraggiosi".

I giovani devono fare i conti con le proprie radici, a partire dal rapporto con gli anziani: "al mondo non è mai servita né servirà mai la rottura tra generazioni". Il Papa mette poi in guardia da"una spiritualità senza Dio, un’affettività senza comunità e senza impegno verso chi soffre, una paura dei poveri visti come soggetti pericolosi, e una serie di offerte che pretendono di farvi credere in un futuro paradisiaco che sarà sempre rimandato più in là".

Sul fronte della pastorale giovanile il Pontefice è chiaro: i giovani "sono attori della pastorale giovanile, accompagnati e guidati, ma liberi di trovare strade sempre nuove con creatività e audacia", e tale pastorale - che deve anche essere missionaria - va affrontata e gestita con metodo sinodale. La Chiesa deve "offrire ai giovani luoghi appropriati, che essi possano gestire a loro piacimento e dove possano entrare e uscire liberamente, luoghi che li accolgano e dove possano recarsi spontaneamente e con fiducia per incontrare altri giovani sia nei momenti di sofferenza o di noia, sia quando desiderano festeggiare le loro gioie. Deve esserci spazio anche per tutti quelli che hanno altre visioni della vita, professano altre fedi o si dichiarano estranei all’orizzonte religioso".

Il Papa ricorda poi che "i giovani sentono fortemente la chiamata all’amore e sognano di incontrare la persona giusta con cui formare una famiglia: vale la pena scommettere sulla famiglia e che in essa troverete gli stimoli migliori per maturare e le gioie più belle da condividere. Non lasciate che vi rubino la possibilità di amare sul serio". Nello stesso tempo la sessualità non deve essere un tabù. Il Papa fa anche riferimento alla disoccupazione giovanile: "la politica deve considerare come una problematica prioritaria, in particolare oggi che la velocità degli sviluppi tecnologici, insieme all’ossessione per la riduzione del costo del lavoro, può portare rapidamente a sostituire innumerevoli posti di lavoro con macchinari".

Infine la necessità del discernimento che - per Francesco - "è un compito che richiede spazi di solitudine e di silenzio, perché si tratta di una decisione molto personale che nessun altro può prendere al nostro posto. Il regalo della vocazione sarà senza dubbio un regalo esigente. I regali di Dio sono interattivi e per goderli bisogna mettersi molto in gioco, bisogna rischiare".

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