Cirillo e Metodio, anticipatori d' Europa

La moneta da due euro con Cirillo e Metodio
Foto: pd
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Cirillo e Metodio costituiscono un esempio classico di ciò che oggi si indica col termine “inculturazione”: ogni popolo deve calare nella propria cultura il messaggio rivelato ed esprimerne la verità salvifica con il linguaggio che gli è proprio.

Questo suppone un lavoro di “traduzione” molto impegnativo, perché richiede l’individuazione di termini adeguati a riproporre, senza tradirla, la ricchezza della Parola rivelata. Di ciò i due santi Fratelli hanno lasciato una testimonianza quanto mai significativa, alla quale la Chiesa guarda anche oggi per trarne ispirazione ed orientamento”.

Così spiegava Benedetto XVI nel 2009 parlando all’ Udienza Generale dei due santi slavi, patroni d’ Europa, che si celebrano oggi 14 febbraio nel calendario liturgico latino.

Una inculturazione che dovette superare infinite difficoltà per tradurre liturgia e Vangelo nelle lingue slave contrastando la cosi detta “eresia trililinguista” che pretendeva che il sacro fosse espresso solo dalle lingue ebraica, greca e latina. Ma il Papa diede la sua benedizione ai due fratelli che così portarono la fede della Chiesa all’epoca indivisa in Oriente.

Giovanni Paolo II ha dedicato una intera enciclica nel 1985 ai due evangelizzatori, dopo che il  31 dicembre del 1980, con la Lettera Apostolica “Egregiae virtutis” aveva proclamato Cirillo e Metodio, compatroni d’Europa insieme a San Benedetto, per la loro opera di evangelizzazione dei popoli slavi e della parte orientale del vecchio continente.

E per il Papa polacco l’annuncio di Cirillo e Metodio “è stato via e strumento di reciproca conoscenza e di unione fra i diversi popoli dell’Europa nascente, ed ha assicurato all’Europa di oggi un comune patrimonio spirituale e culturale”.

E sottolineava nella lettera del 1980 quanto fosse importante riaprire il dialogo tra Oriente ed Occidente “specialmente se ciò avviene nell'anno nel quale le due Chiese, cattolica ed ortodossa, sono entrate nella tappa di un decisivo dialogo, che si è iniziato nell'isola di Patmos, legata alla tradizione di san Giovanni apostolo ed evangelista. Pertanto questo atto intende anche rendere memorabile tale data”.

Un cammino che dopo quasi 40 anni sembra ancora molto lungo nonostante i molti gesti di reciproco impegno, gli incontri tra i Pontefici e i Patriarchi di Costantinopoli e Mosca.

Nella Slavorum Apostoli Giovanni Paolo II spiegava che “La Chiesa è cattolica anche perché sa presentare in ogni contesto umano la verità rivelata, da essa custodita intatta nel suo contenuto divino, in modo tale da farla incontrare con i pensieri elevati e le giuste attese di ogni uomo e di ogni popolo. Del resto, l'intero patrimonio di bene, che ogni generazione trasmette ai posteri insieme con l'inestimabile dono della vita, costituisce come una variopinta ed immensa quantità di tessere che compongono il vivo mosaico del Pantocrátor, il quale si manifesterà nel suo totale splendore solo al momento della parusia”.

Quando nel 2002 Giovanni Paolo II arrivò a Sofia in Bulgaria volle dedicare un omaggio speciale ai due santi. Nella piazza della Cattedrale si trova un monumento a Cirillo e Metodio particalarmente significativo e il Papa depose dei fiori ai suoi piedi. Un cambio di cortesie perchè ogni anno il 24 maggio, giorno della memoria liturgica dei due santi, una delegazione bulgara e macedone depone dei fiori sulla tomba di Cirillo custodita nella Basilica di San Clemente. 

del resto lo scorso anno Papa Francesco ha ricordato che c’è bisogno di “seminatori di Parola”, di “missionari, di veri araldi” per formare il popolo di Dio, come lo sono stati Cirillo e Metodio, “bravi araldi”, fratelli intrepidi e testimoni di Dio, che hanno “fatto più forte l’Europa”.

E l’ Europa ha dedicato una moneta da due euro ai due Santi. Anche se ha tentato di  “laicizzarli” togliendo dalle loro immagini aureole e croci. Ma alla fine ha vinto la storia e almeno la croce c'è.

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