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Come cambia la liturgia in Quaresima ?

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Come si usano i fiori in Quaresima? Che dobbiamo fare dei candelabri, delle balaustre, degli inginocchiatoi? Sapete cosa è il conopeo, il velo omerale, la pisside? Si possono fare gli annunci durante la Messa? A tali domande offre risposte il libro di Enrico Finotti, ‘Il mio e il vostro Sacrificio.

Il liturgista risponde’, che risponde a queste e a molte altre domande per celebrare liturgie più degne e per non scadere nella pochezza rituale e nell'approssimazione che sono fin troppo diffuse.

Infatti l'autore afferma nella prefazione: “Troppo spesso si ritiene che il dibattito liturgico sia questione di competenti in ambiente accademico, ma in realtà la liturgia è vita quotidiana dell’intero popolo di Dio e soprattutto dei fedeli semplici che vi si accostano con stupore di fede e umiltà di cuore. Proprio da loro vengono fatte le domande più impensate, non prive di profondità spirituale, che rivelano l’azione misteriosa dello Spirito Santo nelle membra del Corpo mistico di Cristo”.

Don Enrico Finotti è presbitero dell’Arcidiocesi di Trento dal 1978. Dopo la formazione classica, ha frequentato gli studi teologici presso il Seminario Diocesano. Ha svolto il ministero di parroco in diverse parrocchie della diocesi di Trento. Ha ottenuto la licenza in Teologia liturgica presso la Pontificia Università della Santa Croce. Collabora con l’Ufficio Liturgico Diocesano di Trento nei percorsi di formazione liturgica ed è curatore della rivista ‘Liturgia:culmen et fons’.

Per esempio l’autore, visto che siamo in tempo di Quaresima, offre un capitolo all’addobbo floreale della chiesa nel tempo quaresimale: “Per osservare con convinzione e con frutto una disposizione liturgica è necessario comprenderne le motivazioni. La Quaresima è il tempo del ‘deserto’. In esso si celebra sia il digiuno del Signore nei quaranta giorni, sia il faticoso cammino del popolo eletto nei quarant’anni verso la terra promessa.

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Così anche il popolo cristiano intraprende ogni anno un nuovo itinerario penitenziale, salendo ‘il santo monte della Pasqua’. Il ‘deserto’ è quindi l’ ‘icona’ della Quaresima. Per questo la tradizione liturgica dispone di creare visibilmente l’austerità del tempo, togliendo i fiori dalla chiesa. Occorre naturalmente operare il passaggio dal simbolo visibile allo spirito interiore: dal ‘deserto’ dell’ambiente, all’austerità di un regime di vita penitenziale.

Purtroppo oggi vi è una mentalità ‘spiritualista’, che non dà sufficiente attenzione alla corporeità e in tal modo la liturgia è ridotta alla sola parola, senza il supporto vario e ancor più eloquente dei simboli. Bisogna ritornare a dar credito al linguaggio simbolico e ridurre l’eccessiva pressione della parola che sta travolgendo le nostre liturgie. Certo, non basta togliere materialmente i fiori, occorre al contempo far ricorso al buon gusto e all’intelligenza creativa.

Vi è una eliminazione solo rubricistica, e vi è una disposizione dell’altare e di tutta la chiesa, che pur senza ornamenti floreali, sa far risplendere l’ambiente sacro di una nobile semplicità e sa suscitare il fascino dell’essenzialità. Non si tratta allora di applicare freddamente delle regole, ma di interpretare al meglio la ‘lettera’ e lo ‘spirito’ delle disposizioni liturgiche.

In caso di esequie o altre occasioni in cui si portano in chiesa molti fiori, questi si possono trasferire, terminato il rito, al cimitero o in altri luoghi sacri, dove normalmente non si celebra. Comunque le soluzioni si trovano sempre, a condizione di essere determinati ad offrire alla propria parrocchia una chiesa mantenuta sempre conforme alle esigenze dei diversi tempi dell’Anno liturgico.

L’appropriata osservanza dell’assenza dei fiori consente di dare risalto alla IV domenica di Quaresima, detta ‘Laetare’. In essa l’avvicinarsi della Pasqua suscita una speciale letizia, che si esprime nel colore liturgico rosaceo, nel suono dell’organo e in un misurato addobbo floreale dell’altare”.