Come e perché avvengono i processi di canonizzazione?

La Basilica di San Pietro preparata per una delle cerimonie di canonizzazione dello scorso anno
Foto: Alan Holdren / CNA
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C’è un documento che è fondamentale nel processo di beatificazione e canonizzazione di una persona che abbia raggiunto fama di santità: si chiama Positio, ed è compito del postulatore della causa di compilarlo, mettendo insieme le informazioni sulla vita del possibile santo, e raccontando non tanto quello che ha fatto in vita, ma il modo in cui ha vissuto il suo rapporto con Dio. È una “biografia dell’anima”, spiega in un colloquio con ACI Stampa padre Antonio Marrazzo, redentorista, che cura oltre quaranta cause di beatificazione e canonizzazione, tra le quali quelle del Beato Paolo VI e del vescovo Jesus Emilio Jaramillo, beatificato da Papa Francesco durante il viaggio in Colombia.

Come viene redatta una “positio”?

La “positio” non è una semplice biografia. Il postulatore è chiamato ad analizzare come il candidato alla canonizzazione ha vissuto la sua vita, e se lo ha fatto conformemente al Vangelo in grado eroico. I postulatori leggono i fatti della vita del candidato alla beatificazione per comprendere quale era lo spirito che lo animava, in che modo questo spirito era ispirato da una relazione personale con Dio. Si tratta della biografia di un’anima, non di una mera biografia.

Cosa si analizza in concreto?

Andiamo ad analizzare gli scritti del candidato alla canonizzazione, ma anche quello che è stato detto di lui o di lei. C’è il bisogno di accostarci il più possibile alla realtà del candidato alla canonizzazione, di entrare in quell’epoca, di contestualizzarla. Il candidato non viene canonizzato per la sua storia, e per questo che la positio non viene redatta secondo un criterio storico fine a sé stesso. Si tratta, piuttosto, di presentare un modello di vita cristiana. Di dimostrare come questo candidato alla canonizzazione ha risposto alla chiamata di Dio e in che modo ha reso questa risposta esistenziale, un esempio in grado di superare qualunque epoca. Il Vangelo è fondamentale in qualunque epoca, così come lo sono le ragioni che stanno dietro la chiamata di Cristo. Ma il modo in cui questa chiamata viene vissuta è storicizzato, transeunte. Noi cerchiamo di comprendere se quella vocazione può diventare un criterio esemplare.

Quanto è complicato andare a trovare una esemplarità di santità in una vita vissuta?

È molto complicato, specialmente quando dobbiamo scavare nella vita di persone con una personalità forte. Per fare un esempio concreto: tutti vorremmo che chi incontriamo ci facesse festa, però ci sono persone che ci guardano e non ci sorridono. Questo non significa che la loro non sia una vita esemplare. Noi postulatori siamo chiamati ad andare oltre l’apparenza, a comprendere che la carità consiste nei fatti, non nelle emozioni. È facile confondere l’amore con l’innamoramento. Molte figure di santi sono tipi scorbutici, freddi, che sembrano quasi insensibili, e che pure sono capaci di grande generosità. Un postulatore non deve avere preferenze, né pregiudizi. Deve guardare, per così dire, negli occhi chi viene candidato alla canonizzazione, andando oltre quello che ci si aspetta.

Perché è così importante fare questa valutazione della persona?

Dobbiamo partire dal presupposto che chiunque è in paradiso è santo, perché partecipa alla santità di Dio. Il Santo canonizzato ha una valenza diversa. Viene proposto come modello di vita cristiana, ed è un particolare intercessore presso Dio. La Chiesa propone alcuni come modello di vita, come candidati alla canonizzazione, perché c’è una fama di santità. È nella fama di santità che si legge la volontà di Dio. Se c’è una fama di santità consistente e fondata, si avvia il processo di canonizzazione. È difficile anche certificare la fama di santità: con la pervasività dei mezzi di comunicazione, è più facile manipolare una certa fama di santità, e mostrare magari una affezione popolare che poi non ha riscontri nel concreto. Siamo chiamati a verificare anche questo.

Ma chi sono i santi?

Sono persone che aiutano a riflettere sulla verità e il valore dell’umanità. Lo fanno in modi diversi. Essere cristiano significa rapportarsi a Dio con l’atteggiamento del bambino evangelico, vale a dire con la consapevolezza di essere limitato e allo stesso tempo con la fiducia in un Padre che mi vorrà sempre bene. Un Padre che è pedagogo e che aiuta l’uomo a crescere, e lo fa diventare maturo. Non adulto, ma maturo. Lo apre all’ascolto della Parola, all’accoglienza e a farsi prossimo all’altro.

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