Commissione per i minori, un pranzo per parlare col Papa

Cardinal O'Malley, presidente della Pontificia Commissione per i Minori, alla presentazione del Centro per la Protezione dei Bambini - Pontificia Università Gregoriana, 18 febbraio 2014
Foto: Bohumil Petrik
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Arrivano a Roma in un viaggio non programmato, per parlare con il presidente della Pontificia Commissione dei Minori ed eventualmente con Papa Francesco. Peter Saunders e Mary Collins, vittime di abusi in passato e ora membri della Pontificia Commissione per la Protezione dei Minori, vogliono rendere visibile il loro disappunto per la nomina di Juan Barros Madrid a vescovo di Osorno, in Cile. Il Vaticano ha già fatto sapere che non ha trovato ostacoli alla sua nomina, e che la sua posizione era stata analizzata. Ma il peso delle accuse di aver non solo nascosto, ma anche assistito, agli abusi perpetrati da padre Fernando Karadima negli anni Novanta, è troppo forte perché passi inosservato.

Così i due hanno fatto un viaggio non programmato a Roma. L’obiettivo è incontrarsi domenica 12 aprile con il presidente della Pontificia Commissione, il Cardinal Sean O’Malley, un campione della lotta agli abusi nella diocesi di Boston in cui ha ereditato una situazione difficilissima. Il cardinale è arrivato a Roma per prendere parte ai lavori del Consiglio dei Cardinali sulle riforme della Chiesa (in programma dal 13 al 15 aprile), e ovviamente si è anche fatto aggiornare sui progressi degli Statuti della Pontificia Commissione, in dirittura di arrivo dopo che la membership è stata completata. 

Non è per questioni burocratiche che i membri lo vogliono incontrare. Gli vogliono piuttosto parlare delle loro perplessità per la nomina del vescovo di Osorno. E vogliono farlo a pranzo o cena nella Domus Sanctae Marthae, dove il Papa risiede, sperando che all’apparizione in sala di Papa Francesco abbiano la possibilità di parlare direttamente con il pontefice.

La notizia è stata data ai media americani National Catholic Reporter e Boston Globe. In particolare, Saunders ha parlato con il National Catholic Reporter, sottolineando che la “discussione è davvero urgente,” perché la nomina di Barros Madrid è “davvero abbastanza disturbante.”

I fedeli avevano protestato vivacemente alla nomina di Barros come vescovo di Osorno. Perché Barros – dicono le vittime – ha coperto gli abusi di padre Fernando Karadima, un leader spirituale nella Chiesa cilena, che nel 2011 fu trovato colpevole di aver abusato sessualmente di minori. Barros non solo sapeva – affermano i sopravvissuti – ma aveva persino visto alcuni degli abusi, e ha piuttosto preferito agire per coprire il carismatico padre Karadima.

Saunders ha detto al National Catholic Reporter che la nomina di Barros è “un oltraggio,” e che lui pensa “personalmente che quell’uomo debba essere rimosso da vescovo perché ha una storia molto dubbiosa… C’è uno scenario di abuso e intimidazione molto conosciuto che è andato avanti per lungo tempo… e quell’uomo è ancora in una posizione di potere , non sarebbe il caso.”

Saunders ha aggiunto che “il Papa non può dire una cosa e farne un’altra… se c’è zero tolleranza nei confronti di chiunque nei ranghi della Chiesa che abusa, allora queste persone devono stare fuori, e si deve rimanere a quel punto. Ho bisogno di sapere perché queste cose non succedono, o altrimenti non c’è alcun motivo per cui io resti in commissione. E sono sicuro che altri la pensano allo stesso modo.”

Il Vaticano ha comunque già risposto alle polemiche suscitate dalla nomina di Barros con una dichiarazione lo scorso 31 marzo, in cui si leggeva che “la Congregazione dei Vescovi ha attentamente esaminato la candidatura del prelato e non ha trovato ragioni obiettive che precludano alla nomina.”

 

Da ex vittima, Saunders ha anche fondato l’Association for People Abused in Childhood, e il suo contributo ai lavori della Commissione è stato molto attivo. Non è la prima volta che mostra perplessità sulle scelte del Papa. Al quale ha anche scritto una lettera, lo scorso febbraio, dopo che in una udienza generale Papa Francesco sembrava avesse appoggiato la possibilità dei genitori di educare dando schiaffi ai bambini. “Dovremmo incoraggiare i genitori ad amare i figli, non a picchiarli,” disse. Temi che riprese in una conferenza stampa della Commissione lo scorso febbraio.

Sia Saunders che Marie Collins sono parte del gruppo di lavoro, all’interno della Pontificia Commissione, che si prende cura dei sopravvissuti agli abusi.

La commissione, annunciata nel 2013, è composta da 17 membri, e si è riunita per la prima volta al completo lo scorso febbraio.

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