Comunione, creatività, visione. I tre compiti del Papa agli esercenti cattolici del cinema

Papa Francesco riceve in Udienza i Membri dell’Associazione cattolica Esercenti Cinema-Sale della Comunità (ACEC), in occasione del 70° anniversario di fondazione.

Papa Francesco durante una udienza generale
Foto: Daniel Ibanez / ACI Group
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Papa Francesco consegna tre compiti all’Associazione cattolica Esercenti Cinema-Sale della Comunità (ACEC), in occasione del 70° anniversario di fondazione. Il Pontefice li riceve tutti in Vaticano e ricorda che "questa ricorrenza non è una sosta fine a sé stessa, ma un’opportunità per rinnovare gli impegni presi settant’anni fa".

Il primo compito del Papa è comunione. "Il cinema, si sa, è un grande strumento di aggregazione. Soprattutto nel dopoguerra ha contribuito in maniera eccezionale a ricostruire il tessuto sociale con tanti momenti aggregativi. Quante piazze, quante sale, quanti oratori, animati da persone che, nella visione del film, trasferivano speranze e attese. E da lì ripartivano, con un sospiro di sollievo, nelle ansie e difficoltà quotidiane. Un momento anche educativo e formativo, per riconnettere rapporti consumati dalle tragedie vissute", dice il Papa.

"Voi italiani avete fatto una scuola di umanesimo con il cinema del dopoguerra - dice il Papa a braccio - Da bambini ci portavano a vedere quei film, riprendiamoli. Voi siete eredi di questa grande scuola di umanità".

Il secondo compito è creatività. "L’arte cinematografica, come ogni espressione artistica, è frutto della creatività, che rivela la singolarità dell’essere umano, la sua interiorità e intenzionalità. Quando un artigiano modella la sua opera, lo fa integrando testa, cuore e mani secondo un disegno chiaro e definito. Vi incoraggio a dare spazio alla creatività, immaginando e costruendo nuovi percorsi. La creatività è fondamentale: sappiamo benissimo come le nuove piattaforme digitali rappresentino una sfida per i media tradizionali", commenta il Pontefice.

Il terzo compito è visione, la visione "di un’opera cinematografica può aprire diversi spiragli nell’animo umano". "Lo sguardo provoca anche le coscienze a un attento esame. Lasciamoci interrogare: come è il nostro sguardo? È uno sguardo attento e vicino, non addormentato? È uno sguardo d’insieme e di unità? In modo particolare, a voi che vi occupate di cinema: è uno sguardo che suscita emozioni? È uno sguardo che comunica comunione e creatività? Le risposte non sono scontate e richiedono un grande lavorio interiore", domanda il Papa.

Papa Francesco conclude il suo discorso: "Tutti voi avete nel DNA un sentire ecclesiale. Vi esorto a vivere la vostra passione e la vostra competenza con senso e stile ecclesiale: è la miglior medicina per non cadere nell’autoreferenzialità, che sempre uccide".

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